Antimafia: indignazione pelosa dei (soliti) professionisti

24.04.2020 - Redazione Italia

Antimafia: indignazione pelosa dei (soliti) professionisti
(Foto di https://notizie.provincia.cuneo.gov.it/)

Antimafia e pene alternative nella pandemia: comunicato di Sandra Berardi di Associazione Yahira Onlus

 

“Se al simbolo della bilancia si sostituisse quello delle manette come alcuni fanatici dell’antimafia in cuor loro desiderano saremmo perduti irrimediabilmente, come nemmeno il fascismo c’è riuscito”. L. Sciascia

Alla notizia della sostituzione della pena ad un detenuto in 41bis per motivi di salute e a 9 mesi dal fine pena, in Italia si è levato il solito coro massmediatico di indignazione pelosa, che stigmatizza l’operato del magistrato di sorveglianza che ha adottato il provvedimento.

Con un copione già visto all’indomani delle pronunce della Cedu e della Corte Costituzionale su ergastolo ostativo e sulla parziale incostituzionalità del 4 bis, i professionisti dell’antimafia cercano di impressionare l’opinione pubblica attraverso slogan suggestivi come “lo Stato si piega alla mafia”, “la mafia ha vinto!”, “presto libera l’intera cupola” e , dulcis in fundo, l’immagine di Falcone e Borsellino con la scritta a caratteri cubitali “boss mafiosi al 41bis liberati, li state uccidendo di nuovo”.

Ora mi chiedo come sia possibile che chi ha studiato (alcuni hanno anche collaborato con i due magistrati) il pensiero e l’operato di Falcone e Borsellino, non sappiano che erano due uomini di Stato che credevano profondamente nella Costituzione, nello Stato di Diritto e in quel (oramai) vilipeso articolo 27 che vuole le pene mai disumane e sempre rieducative?

Falcone e Borsellino hanno introdotto il 41bis come strumento eccezionale e temporaneo per fronteggiare, appunto, una emergenza. Mai e poi mai avrebbero voluto che divenisse stabile e perpetuo per gli assegnati a quel circuito.

Ci sono persone che si trovano in 41 bis da ben 28 anni e non hanno mai intrapreso nessun percorso rieducativo o di mediazione: qual è il senso della loro detenzione?

Lo Stato dovrebbe applicare la giustizia non praticare la vendetta ed una pena fine a se stessa, limitata alla segregazione del corpo, non ha altra funzione oltre a quella vendicativa.

Su questo aspetto, e forse si stupiranno gli estensori delle invettive, la figlia minore di Paolo Borsellino, Fiammetta, alcuni mesi fa durante due diversi incontri organizzati a Cosenza e Catanzaro, ha espresso la sua contrarietà all’esistenza del 41bis e dell’ergastolo ostativo in quanto contrari al dettato Costituzionale, ed ha espresso forti critiche alla organizzazione penitenziaria italiana tesa prevalentemente alla funzione sanzionatoria; ha anche avviato, e in tempi non sospetti, incontri di mediazione con i fratelli Graviano e si sta battendo affinché le istituzioni si assumano le responsabilità in merito al vergognoso DEPISTAGGIO (DI STATO) SULLA STRAGE DI VIA D’AMELIO.

Depistaggio che, oltre ad aver inquinato le prove, costò 17 anni in 41bis a 10 uomini innocenti per via delle dichiarazioni costruite a tavolino (da uomini e donne dello stato) e messe in bocca a Scarantino.

Anche lei amica dei mafiosi? O vogliamo considerare collusi tutti i magistrati che applicano le leggi e le garanzie Costituzionali? Dice bene Laura Longo, ex presidente del Tribunale di Sorveglianza de L’Aquila, quando afferma che “per fare il magistrato di sorveglianza occorre coraggio”.

E in un corsivo in risposta alle esternazioni eversive di certi magistrati, politici e funzionari afferma: “Quando i magistrati di sorveglianza fanno il loro dovere applicando le leggi dello Stato, lo stesso Stato prende le distanze trincerandosi dietro all’autonomia del potere giudiziario e fomentando la gogna mediatica.

Peccato che l’autonomia del magistrato di sorveglianza non sia ricordata né rispettata, tutte le volte che dolosamente il DAP, che dell’esecutivo è diramazione, non esegue i provvedimenti giurisdizionali a tutela dei reclusi, emessi ex art, 35 O.P. o i permessi di necessità ex art. 30. E’ una storia che i magistrati di sorveglianza conoscono bene, e che vivono sulla propria pelle, ogni volta che non cedono al ricatto e all’intimidazione. (…)

Vorrei ricordare che il differimento della pena per condizioni di salute incompatibili con il regime carcerario, che può concedersi con le forme della detenzione domiciliare, non soggiace alle preclusioni previste dall’art. 4 bis.

Ma evidentemente è troppo pretendere dai politici e dal ministro della giustizia, conoscenza e rispetto della legge e della magistratura. É solo una piccola riflessione e non merita altro che di essere raccolta da chi condivide il valore della Giustizia. Esprimo massima solidarietà al magistrato di sorveglianza messo alla gogna e grande stima per il suo coraggio.

Perché è bene dirlo, per essere un bravo magistrato di sorveglianza non basta conoscere bene leggi e costituzione, ne’ avere sensibilità umana, occorre anche coraggio e tanto, per rendersi senza timore garanti dei diritti inalienabili delle persone recluse, come quello della salute, ed applicare la legge senza distinzioni e condizionamenti esterni.

Occorre avere anche la pazienza, la forza, la tenacia e soprattutto una grande passione, per resistere agli attacchi mediatici e alle indecorose ispezioni ministeriali. Ma se si hanno queste qualità è una funzione destinata a trasformare, non solo coloro la cui vita vita si ha in consegna, ma noi stessi che quella vita abbiamo salvato, proteggendo la salute e la speranza.”

A questo triste ed eversivo teatrino fanno da cornice i difensori dei familiari delle vittime; ed anche rispetto ai familiari delle vittime di mafia credo che alcuni, quelli che non si sono piegati alla logica vendicativa e giustizialista, siano fari illuminanti in questo marasma di manettari: è sempre Fiammetta, a proposito di chi si erge a paladino dei familiari delle vittime disse: “parlare in nome delle vittime della mafia è sbagliato, perché ognuno ha la propria identità, pensieri e vissuti”.

Si rammenta che le corti internazionali e l’Onu hanno dichiarato la detenzione continuata in 41bis equivalente a tortura. A tal proposito Vincenzo Scalia, ci ricorda “che il 41 bis sia lesivo dei diritti umani, è stato sancito in più sedi, nazionali e internazionali.

Anche per i mafiosi. I quali continuano ad essere cittadini italiani, o comunque soggetti titolari di diritti.

E poi, non mi pare che il 41 bis abbia portato alla sconfitta totale delle mafie. Piuttosto ha spostato il problema da Cosa Nostra a camorra e ndrangheta. E ad altri gruppi.

E poi, da comuni cittadini, non vi sorge il dubbio che se a un boss danno il 41 bis a voi potrebbe andare anche peggio?! O c’è un problema di cattiva coscienza?

Io ci penserei. Senza, nel frattempo, protestare perché un individuo detenuto, ancorché mafioso, sta usufruendo dei suoi diritti.

Perché lo stato democratico è questo. O volete fare la rivoluzione…?”

Questo governo dovrebbe avere il coraggio di emanare una amnistia in virtù della emergenza sanitaria in atto, come stanno facendo tutti gli stati, anche quelli a noi noti come dittature, ma si dubita che tra le fila dell’attuale maggioranza e opposizione vi sia la statura politica di fare una scelta del genere né, tanto meno, possiamo contare in una opinione pubblica che, oramai, assuefatta al tintinnar di manette, tanto caro ai travagliati giornali, ha dimenticato la lezione di Sciascia: “Se al simbolo della bilancia si sostituisse quello delle manette come alcuni fanatici dell’antimafia in cuor loro desiderano saremmo perduti irrimediabilmente, come nemmeno il fascismo c’è riuscito.”

Sandra Berardi – Associazione Yairaiha Onlus

Categorie: Comunicati Stampa, Diritti Umani, Europa
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