Un italiano all’estero in tempo di coronavirus

04.03.2020 - Praga - Gerardo Femina

Quest'articolo è disponibile anche in: Inglese, Spagnolo, Francese, Tedesco

Un italiano all’estero in tempo di coronavirus

Certamente l’urgenza del momento è come fermare o almeno rallentare questa epidemia e senz’altro non è il momento di soffermarsi in odiose polemiche o temi secondari. Ma è impossibile arrestare il tumulto di pensieri e osservazioni che emergono in questa situazione.

Vivo in Repubblica Ceca e viaggio molto e non è piacevole per nulla essere visto come un virus. Non è per nulla piacevole affrontare un volo con la preoccupazione di poter essere respinto all’aeroporto di arrivo o messo in quarantena, e questo solo per essere italiano. Non è bello passare davanti a una scuola e leggere un grande cartello che chiede a chiunque sia stato in Italia di contattare le istituzioni. Insomma a me italiano, civile e con cultura, mi trattano come un cinese o un africano! Cose dell’altro mondo! Non c’è più rispetto!

Mi dico, di italiani ce ne sono almeto 60 milioni, contagiati solo 2000, come possono vedermi come un virus? Io sono Gerardo e non uno tra i tanti italiani! Ma poi capisco che hanno paura e devono identificare il possibile untore, il nemico esterno da cui difendersi. Nello stesso modo in cui noi italiani stiamo facendo con i cinesi e asiatici in generale. Senza parlare, al di la del coronavirus, di come trattiamo e pensiamo gli immigrati. L’altro, il cinese o l’immigrato, non è più una persona concreta con un nome, ma l’anonimo appartenente di un insieme pericoloso, e in quanto elemento di quell’insieme è in sé pericoloso. Ma ora sono io, siamo noi italiani, gli elementi di un insieme pericoloso! Tutto ciò mi era chiaro anche prima, ma viverlo sulla propria pelle è un’altra cosa.

E’ vero che come italiano sono più fortunato di altri, posso sperare che non vengo identificato facilmente, soprattutto quando mi scappa un colpo di tosse nel tram. Possono scambiarmi, certamente non per un norvegese, ma si per uno spagnolo o francese. Ma un nero che vive in Italia che possibilità ha che non scoprano a quale pericoloso insieme appartiene?

Quanta arroganza noi italiani, quanta presunzione! Sentirsi tra i popoli più civili del mondo e dall’alto della nostra posizione sentenziare su altre civiltà che in fondo nemmeno conosciamo. Ma stiamo imparando che le cose possono cambiare in brevissimo tempo e che essere e sentirsi da una parte della barricata è solo un punto di vista o questione di tempo. Le cose cambiano velocemente e come ci insegna la carta “La ruota della fortuna” dei tarocchi, chi oggi si sente un vincitore domani potrebbe trovarsi nel mare delle disgrazie, e questo in pochi giorni.

E prima di dare un giudizio su un’altra persona, forse un italiano che abita nell’appartamento accanto o forse uno con gli occhi a mandorla oppure uno con la pelle nera, prima di isolarlo e vederlo come un anonimo elemento di un insieme, dovrei per un attimo pensare che quella persona potrei essere io…
Che questo dannato virus ci serva per risvegliare l’intelligenza, la solidarietà e altre cose essenziali, tutte utili a non sentirsi cosi poveri dentro!

Categorie: Diversità, Europa, Opinioni
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