La nostra responsabilità dopo l’emergenza

20.03.2020 - Tobia Savoca

La nostra responsabilità dopo l’emergenza
(Foto di Wikipedia)

Dopo ogni tragedia umana, la società inizia ad elaborare i propri “mai più”. È stucchevole scoprire che tutti i modelli di società che hai sempre sognato siano ora condivisi e immaginati da tanta altra gente.

In pochi giorni stiamo scoprendo che è possibile nazionalizzare le imprese, è possibile passare più tempo con la propria famiglia, è possibile consumare meno, è meglio implementare i servizi pubblici piuttosto che tagliarli.

Fino ad oggi non sembrava che ci interessassero le alternative al dogma neoliberista “There Is No Alternative”, al pareggio di bilancio, all’austerità etc. E’ bello riscoprirvi tutti un pò più keynesiani ma anche scoprire che state riscoprendo una coscienza civica e il senso del collettivo.

E non parlo di quella che vi porta a denunciare qualsiasi essere umano che si sposti, qualsiasi runner o “migrante”: questo lo facevate prima, e continuate a farlo ora, senza prendervi la briga di sapere se rientra in quei 4 casi previsti dal decreto, perché avete già decretato che lo fa a posta per sfuggire alla regola liberticida imposta.

Parlo del fatto che state scoprendo di avere molte più responsabilità di quelle che credevate non avere.

Mi fate rabbia e tenerezza perché state capendo solo ora, a suon di morti, che le vostre azioni hanno un impatto sul resto della società.

Rabbia, perché fino ad ora quando vi è stato chiesto di muovervi per una causa che non fosse il vostro tornaconto, non avete mosso un dito, preferendo girare lo sguardo altrove, dicendo che nulla può cambiare o che è una causa persa. Un po’ come se vi ripetessero ancora oggi che in fondo, è poco più di un’influenza.

Tenerezza, perché ci hanno fatto credere sin da piccoli che le nostre azioni non contano un cazzo, che siamo gocce in mezzo al mare e bla bla bla. Motivo per il quale è più facile credere ai complotti piuttosto che pensare di poter incidere nel cambiamento.
Invece ora scoprite che con l’azione di starvene a casa, salvate vite umane e che solo con i comportamenti collettivi si possono risolvere certi problemi.

Che lo facciate per paura di avere la “fedina penale” sporca o perchè abbiate capito che mettete a rischio tantissime persone, poco importa.

Siete gli stessi che, se la limitazione alla libertà imposta per evitare l’ecatombe dovesse protarsi oltre il periodo dell’emergenza, non sareste pronti ad alcun tipo di atto di disobbedienza civile, perché pensate che ciò che è legale sia anche necessariamente e sempre giusto.

Siete gli stessi che, se domani dovesse ristabilirsi quella “normalità”, tornereste a voltare lo sguardo mettendo a rischio la vita di tantissime persone che hanno bisogno del vostro agire, del senso di responsabilità che state millantando per ora.

Vi aspettiamo quando ci sarà da mettere il segno della vostra responsabilità al momento del voto, al prossimo personaggio politico che parlerà di austerità, di tagliare le tasse, di flessibilizzare il lavoro per garantire l’occupazione e tutto il resto del repertorio liberista. Oppure a quello che dirà che stare confinati in un barcone per settimane in fondo è come farsi una vacanza. Questa politica ha fatto schifo perchè noi abbiamo rinunciato a scegliere, abbiamo iniziato a delegare a gente che pensavamo fosse migliore di noi.

Ma soprattutto vi aspettiamo quando ci sarà da mostrare un segno della riprovevolezza che ostentate ora, nei confronti di chi, parcheggerà in doppia fila, butterà la carta a terra, non pagherà le tasse, chiederà un favore ad un amico di un amico e tutto il resto del repertorio a cui il doppiopesismo legalista ci ha abituato.

Vi aspettiamo inoltre quando ci sarà bisogno di lottare per i diritti di tutto ciò che per voi è Altro, e che invece state scoprendo meravigliati essere strettamente collegato a tutti i nostri miserabili Io.

Nostra responsabilità sarà quella di ricordarvi che ai tempi del virus desideravate per voi e per gli altri un comportamento che voi stessi prima dell’emergenza avete disertato e dopo l’emergenza dubito che sarete pronti a mantenere.

Quando tutto questo sarà finito, se un giorno sarà finito, ci ricorderemo che esistono altri modelli di società, oltre a quella attuale?
Dobbiamo iniziare a mostrare la via, ora.

Con la stessa consapevolezza e virulenza con cui un’epidemia può propagarsi, così le idee, nuovi modelli di società possono attecchire e riprodursi con rapidità sorprendente, persino per i sistemi di potere che in questo momento si dovranno riadattare a nuovi scenari e a nuovi contropoteri.
Dipende solo dalla forza con cui convinceremo le persone intorno a noi che è la scelta giusta, con la stessa capacità e determinazione con cui li abbiamo convinti a stare a casa.

E’ arrivato il momento di plasmare un nuovo modello di società in cui la libertà non sia né la moneta con cui paghiamo la nostra sicurezza, né quella a cui rinunciamo per la nostra comodità, ma quella con cui investiamo nel miglioramento delle condizioni di ogni essere umano.

Categorie: Diritti Umani, Politica
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