Quale politica stanno attuando gli Stati Uniti in medio Oriente?

Benché sia ipotizzabile che le Agenzie o alcune di esse “mordano il freno” è evidente che per Trump il Medio Oriente è un peso e un costo, a parte in Iraq, dal quale peraltro Trump vorrebbe disimpegnarsi, gli USA non sembrano più essere un attore di primo piano nel panorama mediorientale.

Ma come si dice, morto un Papa se ne fa un altro. In questo panorama la Turchia sembra decisa a muoversi a grandi passi per riempire il vuoto lasciato dagli USA nell’area, e lo sta facendo a partire della strategia messa in atto nei confronti della Siria.

Una strategia che, come sempre accade, è sia militare che di intelligence, lecito quindi pensare che dietro a gruppi genericamente denominati jihadisti, ma che sostanzialmente sono contro Assad, ci siano finanziamenti turchi, come prima “era ipotizzabile” ci fossero finanziamenti USA.

Veniamo alla “liberazione” di Aleppo: innanzitutto i “liberatori” ovvero l’esercito di Bashar al-Assad, bombardava Aleppo, quindi coloro che hanno liberato Aleppo dai bombardamenti sono gli stessi che bombardavano.

Comprendere ciò che avviene in Siria non è per nulla semplice *, la Siria è il paese più multietnico (il Libano lo è per questioni legate principalmente a migrazioni recenti) del Medio Oriente.

Inoltre il regime, di fatto, dittatoriale di Bashar al-Assad ha creato profonde divisioni nel paese, causando nel 2011 una guerra civile che dura tutt’ora e che ha creato migliaia di profughi siriani.

In quest’area si creano alleanze spregiudicate, che fino al giorno prima erano impensabili, motivate dalla situazione contingente, una situazione da tutti contro tutti, parliamo di nove anni di guerra civile.

Derubricare l’instabilità della Siria come un problema legato al petrolio mi pare ingenuo e superficiale, il problema è, a mio parere, più politico e geopolitico. Uno dei motivi (non ultimo) per il quale la destabilizzazione del Medio Oriente fa comodo a tutti (ad ognuno per i propri motivi) è la presenza di Israele, un’altra causa destabilizzante sono le spinte egemoniche sciite da una parte e sunnite dall’altra.

Davvero l’unica posizione che, a mio parere, si possa prendere rispetto ai Paesi del Medio Oriente è una posizione che condanni le dittature, i fondamentalismi, le spinte egemoniche, una posizione che sostenga gli attivisti che stanno lottando per i diritti civili, e la giustizia (anche climatica).

Purtroppo in Siria, devastata da anni di guerra civile, queste spinte dal basso non riescono a germogliare.

Tutte le spinte di destabilizzazione possibili, vengono inevitabilmente neutralizzate ove ci siano democrazie stabili, ove il dissenso sia gestito politicamente e ove ci siano minimi standard di qualità della vita.

Quindi se c’è un primo colpevole della situazione siriana, è colui per primo che non garantisce stabilità democratica e standard di vita per i siriani.

La repressione militare della guerra civile è un distopia.

* Ultimo aggiornamento: proprio ora parlavo con un amico siriano di questo articolo e dicevo: “In Italia non riusciamo a capire nulla della Siria” e lui ha risposto: “Neanche in Siria”.