Alla riscoperta della cultura Maya Tzeltal. 1 – La Teologia India

05.11.2019 - Claudio Rossetti Conti

Alla riscoperta della cultura Maya Tzeltal. 1 – La Teologia India

Tra le comunità messicane si riuniscono medici tradizionali dei popoli originari, che lottano per la sopravvivenza della loro cultura. “La nostra organizzazione ha quasi vent’anni di vita. Ci siamo svegliati e abbiamo detto basta all’oppressione delle religioni. Molte chiese continuano a offenderci e a calpestarci con i loro divieti, insulti e indifferenza nei confronti della nostra cultura. Dicono che i nostri curanderos (figure sciamaniche locali) non ricevono i loro doni da Dio, affermano che non possiamo aiutare le persone a guarire spiritualmente e che l’Altare Maya è un simbolo del demonio” denuncia un anziano membro della Teologia India.

“E’ vero che alcuni che dicono di essere medici tradizionali approfittano delle sofferenze dei nostri fratelli: si fanno pagare e spesso non hanno ricevuto il dono spirituale” continua il tatik (termine tzeltal di rispetto rivolto agli anziani, con il significato letterale di “padre”). Questi non sono curanderos, non lavorano per la luce, ma per l’oscurità. Accettiamo la presenza di alcuni pastori o sacerdoti, purché vengano per imparare e non per imporre, per lottare assieme a noi a favore  della nostra cultura”.

I medici tradizionali del Chiapas della Teologia India provengono dal mondo zapatista e sono quasi tutti ex membri dell’EZLN. Questa corrente teologica ha una struttura ecumenica e interreligiosa e promuove l’unione tra le diverse correnti religiose che stanno letteralmente frammentando la struttura sociale delle comunità e delle singole famiglie e creando forti conflitti e divisioni interne.

“Molti dei nostri saperi sono andati perduti con l’arrivo dei conquistadores, siamo stati perseguitati e tuttora ci sentiamo oppressi da questi sistemi di vita che non ci appartengono. Quando organizziamo incontri nelle diverse comunità condividiamo le nostre conoscenze. Tentiamo di recuperare le nostre radici. Riscopriamo i nostri libri sacri e i calendari degli antichi. Riscopriamo i nostri nawales (particolari energie legate al giorno della nascita),  che ci proteggono e ci infondono energia grazie alle loro caratteristiche animali, ci aiutano a capire la nostra missione in questo mondo” continua l’anziano.  “Ci scambiamo opinioni sulla spiritualità della Madre Terra e della Nonna Luna, chiediamo ai nostri anziani di interpretare i sogni e le visioni che abbiamo a una certa ora della notte. Condividiamo le nostre conoscenze sulle piante medicinali e su tanto altro ancora. Dobbiamo condividere con la comunità e non essere egoisti.”

Tutte queste conoscenze vengono poi connesse con le credenze religiose attuali, formando un sistema religioso sincretico. I coordinatori della Teologia India organizzano incontri nazionali e continentali decidendo i temi su cui ci si confronterà. Quest’anno ad esempio si incontreranno a Tabasco a livello nazionale e probabilmente a Panama per quanto riguarda il continente americano.

Le sonajas o maracas visibili nella foto rappresentano la voce degli antichi che ritornano a consigliare i partecipanti dei rituali o delle assemblee. I tessuti bianchi ricamati ai bordi vengono indossati dagli sciamani durante i rituali, mentre i fiori tra una candela e l’altra sono gli strumenti di cura consegnati alla curandera durante una delle sue visioni. L’incenso è il “profumo di Dio”, parafrasando la curandera stessa, elemento che benedice le persone presenti e sacralizza il rituale. Tutti questi artefatti culturali sono caratteristici della cultura Maya Tzeltal.

Categorie: Nord America, Popoli originari, Umanesimo e Spiritualità
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