Cile: “La violenza viene dai potenti. Prendiamoci cura l’uno dell’altro”. L’appello di Mario Aguilar

20.10.2019 - Mario Aguilar Arévalo

Quest'articolo è disponibile anche in: Inglese, Spagnolo, Francese, Greco

Cile: “La violenza viene dai potenti. Prendiamoci cura l’uno dell’altro”. L’appello di Mario Aguilar
Nel contesto dell’esplosione sociale che il Cile sta attraversando, il Presidente del sindacato degli Insegnanti -Mario Aguilar- ha lanciato un appello ai suoi colleghi per la solidarietà e la disobbedienza civile nonviolenta. Le sue parole sono riportate di seguito, come il video che ha fatto circolare attraverso i social network. 

Mario Aguilar in un messaggio diffuso per le reti sociali       

Cari colleghi e colleghe:

Sono qui, manca un quarto alle 8 di sabato sera (19) e parlo da casa mia. Appena avrò finito di parlarvi, andrò in Plaza Egaña per partecipare al “cazerolazo” di protesta, prima del coprifuoco che hanno appena annunciato.

Hanno appena annunciato il coprifuoco nella città di Santiago! Quelli di noi che sono più anziani si sono immediatamente ricordati dei tempi duri e bui della dittatura…..

E’ difficile, la situazione è complessa. Voglio parlare con i miei colleghi insegnanti.

Domani ci incontreremo come consiglio direttivo, di domenica, per valutare la situazione e anche per valutare insieme ad altri sindacati quanto sta accadendo. C’è stata una vera e propria esplosione sociale in Cile.

Naturalmente, non appoggiamo la violenza o il vandalismo, non l’abbiamo mai fatto. Noi insegnanti siamo sempre stati chiari su questo punto, ma comprendiamo anche che la violenza ha la sua origine, che la violenza parte dai potenti, che la violenza parte da un sistema violento che commette tanti abusi, che fa violenza attraverso la disuguaglianza, con la prepotenza, con l’arroganza di chi gestisce questo paese, della classe politica.

Questa esplosione che la società cilena ha fatto è diretta in particolare contro il governo, i cui membri sono i principali responsabili di quanto sta accadendo. Ma credo che sia anche un segnale diretto all’intera classe politica.

Qui ha fallito sia la sinistra che la destra. Qui questo governo è stato l’espressione del modo peggiore di governare, senza dubbio, ma anche i governi precedenti sono responsabili di ciò che sta accadendo. Anche i governi precedenti hanno fissato questo modo abusivo di stabilire le tariffe della metropolitana, dell’acqua, dell’elettricità. Anche i governi precedenti sono stati complici e artefici di tutto ciò che sta accadendo.

Certo, il governo di oggi è il più goffo di tutti. Ovviamente abbiamo un presidente che non ha alcuna sensibilità sociale. Certo, abbiamo un consiglio dei ministri composto da persone ricche, che si muovono nei quartieri eleganti dove vivono, con tutti i servizi, persone che non hanno idea di cosa significhi in un bilancio aumento tariffario di 30 o 40.000 pesos in più al mese. Perché per loro 30 o 40.000 pesos sono come una mancia. Ma per la stragrande maggioranza dei cileni – compresi noi insegnanti – non è una mancia. 30 o 40.000 pesos sono significativi nel nostro bilancio. Quindi la gente è arrabbiata, la gente è seccata.

Certo – insisto su questo concetto affinché gli sciocchi non vengano ad attribuirci una cosa falsa – noi non siamo d’accordo con la violenza, ma capiamo che il malessere si verifica e si genera quando c’è tanta arroganza, tanta insensibilità da parte di chi ci dirige. Questo è il problema fondamentale. Sono loro i responsabili. Loro generano le condizioni per la violenza.

Infine, la violenza che si vede nelle strade, naturalmente, è funzionale al potere, perché così può giustificare i militari nelle strade, può giustificare la repressione, può giustificare il coprifuoco come sta facendo ora.

Dobbiamo invitare alla disobbedienza civile nonviolenta e alla lotta. Questa è la nostra posizione come insegnanti. E’ sempre stata questa. Ma soprattutto oggi voglio invitare i miei colleghi a prendersi cura l’uno dell’altro, a essere attenti l’uno all’altro, a essere in contatto tra di noi.

Ieri, ad esempio, un collega non era tornato. Dopo aver partecipato a manifestazioni e proteste, non era tornato a casa. Per molte ore siamo stati tutti, un gran numero di insegnanti, attenti a ciò che stava accadendo. Ci siamo recati alle stazioni di polizia, agli ospedali….. Alla fine il collega è apparso e stava bene, ma voglio dire che questa rete di solidarietà è necessaria.

Le cose sono difficili, possono diventare ancora più difficili. Non possiamo dire con certezza cosa accadrà in questo paese così com’è oggi e perciò dobbiamo essere molto solidali tra di noi, molto attenti a prenderci cura di noi, a proteggerci, a fare attenzione, a sapere cosa sta accadendo all’altro. Ognuno nella propria scuola molto, molto attento e molto preoccupato per ognuno dei propri colleghi, dei propri delegati e  anche per i propri studenti.

Le comunità educative sono quelle che si proteggeranno e si prenderanno cura l’una dell’altra. Faccio questo appello: a prenderci cura l’uno dell’altro.

Dobbiamo anche stare attenti attraverso i social network. Non credere a qualsiasi notizia. Credere alle notizie che sono vere, che hanno fonti affidabili, credibili. Non credere a quello che dicono i potenti e i bugiardi, non credere a tutto ciò che appare sui social network. E prendersi cura l’uno dell’altro!

Qui oggi c’è malgoverno, c’è un governo assolutamente incapace di governare in questo momento.

Le cose possono diventare più difficili e l’unione e la solidarietà tra di noi, la solidarietà tra di noi, quello che abbiamo fatto recentemente nelle nostre mobilitazioni, il fatto di essere attenti a quello che succedeva all’altro, il fatto che “oggi è per me e domani è per te”, che “una mano lava l’altra e insieme lavano il viso”, sono detti popolari che in questo caso si applicano molto bene. L’unità, la solidarietà, l’affetto, la solidarietà fra noi.

Prendiamoci cura di noi stessi! Faccio questo appello.

Domani ci riuniamo con i dirigenti. Vi faremo sapere cosa avremo risolto. Dobbiamo stare attenti, la prossima settimana sarà complessa. Penso che il governo dovrebbe sospendere le lezioni nella regione metropolitana, certamente. Non capisco perché non l’abbia fatto ufficialmente, ma spero che lo facciano. Oggi non ci sono condizioni per il trasporto delle persone o… Non ci sono condizioni di normalità nel paese, ma noi informeremo su quello che succede e cosa si risolve.

Stiamo parlando anche con gli altri sindacati, stiamo parlando con altre organizzazioni sociali, siamo in piena attività. Oggi abbiamo sfidato lo stato di emergenza arrivando fino a La Moneda stessa, marciando con un gruppo di leader sociali. Era anche un segno di disobbedienza civile, di disobbedienza civile nonviolenta. Questa è la risposta adeguata e riteniamo di avere il diritto di farlo.

Quindi vi mando un messaggio di tranquillità, ma anche questo messaggio che ribadisco: dobbiamo essere molto in contatto tra noi insegnanti, molto connessi con le nostre comunità educative. Oggi c’è  malgoverno, oggi ci sono persone assolutamente incapaci a gestire il paese, noi dobbiamo prenderci cura l’uno dell’altro.

Un abbraccio. Vi informeremo di quanto sta accadendo.

Categorie: Nonviolenza, Opinioni, Politica, Sud America
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