Intervista a Alice Slater

06.09.2019 - New York - Tony Robinson

Quest'articolo è disponibile anche in: Inglese, Spagnolo, Francese

Intervista a Alice Slater

Il 6 giugno abbiamo presentato in anteprima su Pressenza il nostro ultimo documentario, “L’inizio della fine delle armi nucleari”. Per questo film abbiamo intervistato 14 persone, tutti esperti nei loro campi, che hanno saputo darci un’idea della storia e del processo che ha portato al Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari, e degli attuali sforzi per stigmatizzarle e trasformare il divieto in eliminazione. Nell’ambito del nostro impegno a mettere queste informazioni a disposizione di tutti, pubblichiamo le versioni complete di queste interviste, insieme alle loro trascrizioni, nella speranza che queste informazioni possano essere utili ai futuri registi, attivisti e storici che desiderino ascoltare le potenti testimonianze registrate nelle nostre interviste.

Questa è l’intervista a Alice Slater, consulente della Nuclear Age Peace Foundation (NAPF), nella sua casa di New York City, 29 settembre 2018.

In questa intervista di 44 minuti, abbiamo chiesto ad Alice quali sono stati i suoi primi giorni come attivista, il lavoro e l’impatto di Abolition 2000, il TNP, il Trattato sul divieto delle armi nucleari, World Beyond War (Mondo oltre la Guerra), cosa possono fare le persone per aiutare ad eliminare le armi nucleari e qual è la sua motivazione.

Domande: Tony Robinson, Cameraman: Álvaro Orús.

Trascrizione

Ciao. Sono Alice Slater. Vivo qui, nelle viscere della bestia, a New York, a Manhattan.

Raccontaci di come hai iniziato a fare l’attivista antinucleare.

Sono un attivista antinucleare dal 1987, ma ho iniziato come attivista nel 1968, ero una casalinga e vivevo a Massapequa con i miei due figli. Stavo guardando la TV e ho visto un vecchio telegiornale dove Ho Chi Minh andava da Woodrow Wilson nel 1919, dopo la prima guerra mondiale, chiedendoci di aiutarlo a far uscire i francesi dal Vietnam. Abbiamo rifiutato e i sovietici erano più che felici di aiutarlo ed è così che è diventato comunista.

Hanno dimostrato che ha anche modellato la sua Costituzione sulla nostra, ed è stato allora che le news hanno mostrato notizie reali. E quella stessa sera, i ragazzi della Columbia University si sono ammutinati a Manhattan. Avevano chiuso il presidente nel suo ufficio. Non volevano entrare in questa terribile guerra del Vietnam e io ero terrorizzata.

Pensavo fosse come la fine del mondo, in America, a New York e nella mia città. Questi ragazzi stanno sbagliando, meglio che io faccia qualcosa. Avevo appena compiuto 30 anni e dicevano di non fidarsi di nessuno oltre i 30. Questo era il loro motto, e quella settimana sono andata in un club democratico e mi sono iscritta. Loro stavano facendo un dibattito tra Falchi e Colombe e io mi sono unita alle Colombe, e sono diventata attiva nella campagna di Eugene McCarthy per combattere la guerra nel Partito Democratico, e non ho mai smesso. Tutto qui, e quando McCarthy ha perso, ci siamo fatti carico dell’intero partito democratico. Ci sono voluti quattro anni. Abbiamo nominato George McGovern e poi i media ci hanno spazzato via. Non hanno scritto una parola onesta su McGovern. Non parlavano di guerra, della povertà o dei diritti civili, dei diritti delle donne. Tutto girava intorno al candidato a vice presidente di McGovern, che era stato ospedalizzato 20 anni prima per depressione maniacale. Era propaganda scandalistica. Era immondizia e ha perso in modo molto brutto.

Ed è interessante perché proprio in quel mese i Democratici hanno detto che si sarebbero sbarazzati dei superdelegati. Beh, hanno messo i superdelegati dopo che McGovern aveva ottenuto la nomina, perché erano così sorpresi che la gente comune che andava di porta in porta – e noi non avevamo Internet, abbiamo suonato i campanelli e parlato con le persone – potesse catturare l’intero Partito Democratico e nominare un candidato contro la guerra.

Questo mi ha dato la sensazione che, anche se non ho vinto queste battaglie, la democrazia può funzionare. Voglio dire, c’è possibilità  per noi.

Allora, come sono diventata un attivista antinucleare?

A Massapequa ero una casalinga. Le donne non lavoravano allora. Nel mio annuario del liceo, dove metti la tua ambizione nella vita, avevo scritto “lavori domestici”. Questo è ciò in cui credevamo in quegli anni. E penso di fare ancora le faccende domestiche globali, quando voglio dire ai bambini di mettere via i loro giocattoli e ripulire il casino che hanno fatto.

Così ho studiato giurisprudenza ed è stata una grande sfida, e lavoravo a tempo pieno nel  civile. Avevo rinunciato a tutte le buone azioni che avevo fatto in tutti quegli anni. E ho visto sul Law Journal che ci sarebbe stato un pranzo dell’Alleanza degli Avvocati per il Controllo delle Armi Nucleari (NWCLA) e ho detto: “Beh, è interessante”.

Quindi vado al pranzo e finisco come vice presidente della sezione di New York. Vado all’incontro con McNamara, Colby e Stanley Resor, che era il Segretario della Difesa di Nixon, e quando il Trattato sul divieto totale degli esperimenti nucleari è stato finalmente approvato, mi si è avvicinato e mi ha detto: “Sei felice ora, Alice?” Perché ero una spina nel fianco!

Quindi ero lì con l’Alleanza degli avvocati, e l’Unione Sovietica sotto Gorbaciov aveva interrotto i test nucleari. C’era stata una marcia in Kazakistan guidata dal poeta kazako Olzhas Suleimenov, perché il popolo dell’Unione Sovietica era molto turbato in Kazakistan. Avevano così tanto cancro, malformazioni congenite e rifiuti nella loro comunità. E hanno marciato e fermato i test nucleari.

Gorbaciov disse: “Ok, non li faremo più”.

Ed erano sottoterra in quel momento, perché Kennedy voleva smettere di fare i test nucleari e non glielo hanno permesso. Così smisero solo di fare i test nell’atmosfera, ma iniziarono a farli sottoterra. E noi abbiamo fatto mille test dopo averlo fatto sotto il terreno sacro degli Shoshoni occidentali in Nevada, che stava filtrando e avvelenando l’acqua. In altre parole, non stavamo facendo la cosa giusta.

Così andammo al Congresso e dicemmo: “Ascoltate. La Russia…,” – la nostra Alleanza di avvocati, aveva dei collegamenti lì – “La Russia si è fermata,” (sai, l’Unione Sovietica). “Dovremmo fermarci anche noi”.

E loro dissero: “Oh, non puoi fidarti dei russi”.

Così Bill de Wind – che era il fondatore della NWCLA, presidente dell’ordine degli avvocati di New York e membro della famiglia olandese, la famiglia de Wind, che aveva metà del fiume Hudson, sai, i primi coloni, un vero americano amante del vino d’annata – ha raccolto 8 milioni di dollari dai suoi amici e ha riunito un team di sismologi. Ci siamo recati in Unione Sovietica – una delegazione – e abbiamo incontrato l’ordine degli avvocati sovietici e il governo sovietico. Hanno accettato di permettere ai nostri sismologi americani di stare in tutto il territorio del Kazakistan soggetto ai test, in modo da poter verificare se stavano imbrogliando e siamo tornati al Congresso e abbiamo detto: “Ok, non devi fidarti dei russi. Abbiamo messo lì dei sismologi”.

E il Congresso ha deciso di fermare i test nucleari. È stata una vittoria incredibile. Ma come ogni vittoria, aveva un prezzo. Si sarebbero fermati e avrebbero aspettato 15 mesi e, qualora avessero misurato la sicurezza e l’affidabilità dell’arsenale e i costi e i benefici, avrebbero avuto la possibilità di effettuare altri 15 test nucleari dopo questa moratoria.

E abbiamo detto che dovevamo fermare i 15 test nucleari, perché sarebbe stato un atto di malafede verso l’Unione Sovietica che stava facendo entrare i nostri sismologi. Ero in riunione – il gruppo ora si chiama Alleanza per la responsabilità nucleare, ma poi è stata la Rete di produzione militare, ed erano tutti i luoghi negli Stati Uniti come Oak Ridge, Livermore, Los Alamos, dove stavano costruendo la bomba – e avevo rinunciato al diritto dopo la visita in URSS. Un economista mi ha chiesto se li aiutavo a creare l’Economist’s Against the Arms Race. Così sono diventata direttore esecutivo. C’erano 15 premi Nobel e Galbraith. Ci siamo uniti a questa rete per fare un progetto di riconversione, come la riconversione economica all’impianto nucleare, e ho ricevuto molti finanziamenti da McArthur e Ploughshares – loro amano tutto questo – e….. vado al primo incontro e quando stiamo dicendo che bisogna fermare i 15 test di sicurezza, Darryl Kimball, che allora era il capo dei Medici per la Responsabilità Sociale, dice: “Oh, no Alice. Questo è l’accordo. Faranno i 15 test di sicurezza”.

Ho detto che non ero d’accordo con quell’accordo e Steve Schwartz, che più tardi divenne redattore del Bulletin of Atomic Scientists, ma che all’epoca lavorava per Greenpeace, disse: “Perché non pubblichiamo un annuncio a pagina intera sul New York Times che dice: ‘Don’t Blow It, Bill,’ [gioco di parole in inglese: to blow significa soffiare e far scoppiare] con Bill Clinton e il suo sassofono, mostrando un’esplosione nucleare che esce dal suo sassofono?”. Così torno a New York, e sto con gli economisti, ho uno spazio gratis per i miei uffici – chiamavo questi ragazzi comunisti milionari, erano molto di sinistra, ma avevano molti soldi e mi hanno dato spazio gratis per gli uffici – e vado nell’ufficio di Jack, e dico: “Jack, abbiamo la moratoria, ma Clinton sta per fare altri 15 test di sicurezza, e dobbiamo fermarlo”.

E lui dice: “Cosa dovremmo fare?”.

Gli dico: “Ci serve un annuncio a tutta pagina sul New York Times”.

E lui: “Quanto costa?”.

“75.000 dollari”.

Chiede: “Chi pagherà?”.

Dico io: “Tu, Murray e Bob”.

Dice: “Beh, chiamali. Se dicono che va bene, ne metto 25”.

E in dieci minuti ce l’ho fatta, e avevamo il manifesto. Si può vedere: “Don’t Blow It, Bill” ed è apparso su magliette, tazze e tappetini per il mouse. Era in tutti i tipi di marketing. E non hanno mai fatto i 15 test aggiuntivi. Li abbiamo fermati. È finita.

E poi, naturalmente, quando Clinton ha firmato il Trattato sul divieto totale degli esperimenti nucleari, che è stata una campagna enorme, hanno avuto il ricatto di fornire 6 miliardi di dollari ai laboratori per le prove subcritiche e le prove di laboratorio. Non si sono mai veramente fermati, sai.

Lui sosteneva che i test subcritici non erano test perché il plutonio è sfruttato con sostanze chimiche, e ne hanno fatto circa 30 di questi test in Nevada, ma poiché non hanno avuto alcuna reazione a catena, ha detto che non stavano testando. Come “non ho inalato”, “non ho fatto sesso” e “non sto testando”.

Così, come risultato di ciò, anche l’India ha fatto dei test, perché hanno detto che non avremmo potuto avere un Trattato per il divieto totale degli esperimenti senza escludere subcritici e test di laboratorio, perché loro avevano messo discretamente la loro bomba in cantina, ma non era come la nostra e non volevano essere lasciati indietro.

E lo abbiamo fatto lo stesso, nonostante la loro obiezione, nonostante fosse necessario il consenso unanime della Commissione per il disarmo a Ginevra, che l’ha rimossa dalla commissione e l’ha portata all’ONU. Il CTBT è stato aperto alla firma e l’India ha detto: “Se non lo cambiate, non lo firmeremo”.

E sei mesi dopo, più o meno, hanno fatto dei test, seguiti dal Pakistan. Quindi era un altro bianco coloniale, arrogante, occidentale…

Ti racconterò una storia personale. Abbiamo fatto un festa al Comitato per il disarmo delle ONG, un cocktail per dare il benvenuto a Richard Butler, l’ambasciatore australiano che lo aveva ritirato dal Comitato nonostante l’obiezione dell’India e lo aveva portato alle Nazioni Unite, e io mi sono fermata a parlare con lui. Abbiamo bevuto tutti un paio di drink. E io ho detto: “Cosa farai con l’India?”.

Dice: “Sono appena tornato da Washington e sono stato con Sandy Berger”. Il tipo della sicurezza di Clinton. “Fregheremo l’India. Fregheremo l’India”.

L’ha detto così, due volte, e io ho detto: “Che vuoi dire? Voglio dire, l’India non è…..”

E mi bacia su una guancia e mi bacia sull’altra. Sai, un ragazzo alto e bello, io mi sono tirata indietro e penso che se fossi stata un ragazzo non mi avrebbe mai fermato in quel modo. Mi ha impedito di discutere con lui, ma questa era la mentalità. È ancora la mentalità. È quell’atteggiamento arrogante, occidentale e coloniale che mette  tutti al loro posto.

Raccontaci della creazione di Abolition 2000

è stato meraviglioso. Siamo tutti arrivati al TNP nel 1995. Il Trattato di non proliferazione è stato negoziato nel 1970 e cinque paesi, Stati Uniti, Russia, Cina, Inghilterra e Francia, hanno promesso di rinunciare alle loro armi nucleari se il resto del mondo non le avesse acquistate, e tutti hanno firmato questo trattato, tranne India, Pakistan e Israele, che sono andati a fare le proprie bombe. Ma il trattato aveva questo accordo faustiano che, se lo avessero firmato, avremmo dato loro le chiavi della fabbrica di bombe, perché abbiamo concesso loro la cosiddetta “energia nucleare pacifica”.

Questo è quello che è successo con la Corea del Nord, hanno ottenuto la loro energia nucleare per scopi pacifici. Se ne sono andati, hanno costruito una bomba. Temevamo che l’Iran potesse fare la stessa cosa perché continuava ad arricchire l’uranio.

Poi il trattato stava per scadere e tutti noi siamo arrivati alle Nazioni Unite; la mia prima volta all’ONU. Non sapevo nulla delle Nazioni Unite, incontravo persone da tutto il mondo e molti dei fondatori si abolition 2000. E c’era una persona molto esperta dell’Unione degli scienziati preoccupati, Jonathan Dean, che era un ex ambasciatore. E abbiamo fatto un incontro con tutte le ONG. Ci chiamano ONG, organizzazioni non governative, questo è il nostro titolo. Non siamo un’organizzazione, abbiamo un “no” davanti, sai.

Così eravamo lì con Jonathan Dean, e lui dice: “Sapete, noi ONG dovremmo scrivere una dichiarazione”.

E noi abbiamo detto: “Oh, sì”.

Continua: “Ho una bozza”. E la distribuisce e si trattava di US Uber Alles, il controllo delle armi per sempre. Non chiedeva l’abolizione e noi abbiamo detto: “No, non possiamo firmarla”.

E ci siamo riuniti e abbiamo scritto la nostra dichiarazione, una decina di noi, Jacqui Cabasso, David Krieger, io stessa, Alyn Ware…

Eravamo tutti veterani e non avevamo nemmeno internet allora. L’abbiamo inviata via fax e alla fine della riunione di quattro settimane, seicento organizzazioni l’avevano firmata. E nella dichiarazione abbiamo chiesto un trattato per eliminare le armi nucleari entro il 2000. Abbiamo riconosciuto l’inestricabile legame tra le armi nucleari e l’energia nucleare e abbiamo chiesto la graduale eliminazione dell’energia nucleare e la creazione di un’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili.

E poi ci siamo organizzati. Io gestivo un’organizzazione no-profit, avevo lasciato The Economist. Avevo GRACE, il Global Resource Action Center for the Environment [Centro d’azione globale per le risorse per l’ambiente]. David Krieger è stato il primo segretario della Fondazione per la Pace nell’Era Nucleare (NAPF), e poi è venuto da me, a GRACE. L’abbiamo tenuto per cinque anni. Non credo che David sia rimasto cinque anni, ma c’era un termine di cinque anni, sai, abbiamo provato, non volevamo…

E quando ero in GRACE, abbiamo fatto progressi con l’agenzia per l’energia sostenibile. Siamo stati parte del…

Siamo entrati a far parte della Commissione per lo sviluppo sostenibile e nel 2006 abbiamo insistito e prodotto questa bella relazione con 188 note che dicevano: “L’energia sostenibile è possibile adesso”, e questo è ancora vero e sto pensando di far circolare nuovamente la relazione perché non è davvero così vecchia. Penso che dobbiamo parlare di ambiente, di clima e di energia sostenibile, insieme alle armi nucleari, perché siamo in questo punto della crisi. Possiamo distruggere l’intero pianeta con armi nucleari o con disastri climatici catastrofici. Quindi ora sono molto coinvolta in diversi gruppi che stanno cercando di articolare il messaggio.

Quali sono stati i contributi positivi di Abolition 2000?

Bene, la cosa più positiva è che abbiamo scritto un modello di convenzione sulle armi nucleari con avvocati, scienziati, attivisti e responsabili politici, che è diventato un documento ufficiale delle Nazioni Unite,  un trattato: questo è ciò che dovete firmare.

Certo, si poteva negoziare, ma almeno abbiamo messo il modello davanti agli occhi della gente. Si è diffuso in tutto il mondo. E il raggiungimento dell’energia sostenibile in un altro modo…

Voglio dire, questi erano i nostri due obiettivi. Ora, vediamo quello che è successo nel 1998. Tutti hanno detto “bene, abolition 2000”. Abbiamo detto che avremmo dovuto avere il trattato entro il 2000, era il 1995. Cosa ne farete del nome? Così ho detto: “Prendiamo 2000 organizzazioni e diciamo che siamo 2000, in modo da poter mantenere il nome”. Penso che sia stato fantastico. Qualcosa che collegava tutti. È andata così in molti paesi. Non era molto gerarchico. La segreteria è passata da me a Steve Staples in Canada, e poi a Pax Christi in Pennsylvania, David Robinson – non è più con noi – e poi Susi lo ha ricevuto, e ora è con l’IPB. Ma, nel frattempo, l’approccio di Abolition 2000 era così orientato verso il TNP. E ora questa nuova campagna ICAN è cresciuta perché non hanno mai mantenuto le loro promesse.

Anche Obama. Clinton ha indebolito il Trattato sul divieto totale degli esperimenti nucleari: non era completo, non vietava gli esperimenti. Obama ha promesso, col suo piccolo accordo dove si è sbarazzato di 1500 armi, un miliardo di dollari nei successivi dieci anni per due nuove fabbriche di bombe in Kansas e Oak Ridge, e aerei, sottomarini, missili, bombe. Quindi ha dato un enorme incentivo ai sostenitori del nucleare, ed è pazzesco. Non puoi usarle. Le abbiamo usate solo due volte.

Quali sono i principali difetti del TNP?

Beh, c’è un vuoto giuridico perché non promette nulla. I trattati sulle armi chimiche e biologiche affermano che sono proibite, che sono illegali, che sono illecite, che non si possono avere, che non possono essere condivise, che non possono essere utilizzate. Il TNP dice solo che noi, i cinque paesi, faremo sforzi in buona fede – questi sono i termini – per il disarmo nucleare. Beh, facevo parte di un altro gruppo di avvocati, il Comitato degli avvocati per la politica nucleare, che ha sfidato gli Stati dotati di armi nucleari. Abbiamo portato un caso davanti alla Corte mondiale, e la Corte mondiale ci ha deluso perché hanno lasciato una scappatoia. Hanno detto che le armi nucleari sono generalmente illegali – è come essere generalmente incinta – e poi hanno detto: “Non possiamo dire se sono illegali nel caso in cui sia in gioco la sopravvivenza stessa di uno stato”.

Così permisero la deterrenza, e allora è nata l’idea del Trattato di Proibizione. “Ascoltate. Non sono legali. Dobbiamo avere un documento che dica che sono vietate proprio come quelli chimiche e biologiche”.

Abbiamo ricevuto un sacco di aiuto dalla Croce Rossa Internazionale che ha invertito il discorso perché era troppo contorto. Era deterrenza e strategia militare. Beh, l’hanno riportato al livello umano delle conseguenze catastrofiche dell’uso di qualsiasi arma nucleare. Così hanno ricordato alla gente che cosa sono queste armi. Dimentichiamo che la guerra fredda è finita.

È un’altra cosa! Pensavo che il freddo fosse passato, mio Dio, sai qual è il problema? Non riuscivo a credere a quanto fossero trincerati. Il programma di gestione delle scorte di Clinton è arrivato dopo la caduta del muro.

E poi c’era un gruppo di veterani che si sentivano molto male per aver portato il tema alla Corte Mondiale. Facevo parte del Comitato degli avvocati, mi sono dimessa perché ero andata lì per costruire un’argomentazione legale. Non hanno sostenuto il Trattato di Proibizione perché avevano investito così tanto in quello che avevano fatto alla Corte Mondiale che hanno cercato di argomentare: “Beh, sono già illegali e non abbiamo bisogno di un trattato per dire che sono proibiti”.

E ho pensato che non fosse una buona strategia cambiare discorso e sono stata licenziata. “Non sai di cosa stai parlando. Non ho mai sentito niente di così stupido”.

Quindi ho lasciato il Comitato degli avvocati per la politica nucleare perché era ridicolo.

Il TNP è difettoso a causa dei 5 stati con armi nucleari.

Esatto. È come se il Consiglio di sicurezza non funzionasse bene. Sono gli stessi cinque Stati del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Sai, questi sono i vincitori della seconda guerra mondiale ma le cose stanno cambiando. Ciò che è cambiato, e che mi piace molto, è che il Trattato di proibizione è stato negoziato attraverso l’Assemblea Generale. Siamo passati sopra al Consiglio di sicurezza, abbiamo ignorato i cinque veti, abbiamo fatto una votazione e 122 nazioni hanno votato.

Molti Stati dotati di armi nucleari l’hanno boicottato. Lo hanno fatto, lo hanno boicottato. E l’ombrello nucleare che è l’alleanza NATO, e i tre paesi asiatici – Australia, Corea del Sud e Giappone – sono sotto il deterrente nucleare degli Stati Uniti.

Ci hanno sostenuto. Quello che era davvero insolito e non è mai stato riportato, e che penso fosse un presagio: quando hanno votato per la prima volta nell’Assemblea Generale se ci dovessero essere dei negoziati, la Corea del Nord ha votato a favore. Non l’ha riferito nessuno. Ho pensato che fosse significativo, stavano mandando un segnale per indicare che volevano bandire la bomba. Poi, più tardi… Trump è stato eletto, le cose sono impazzite.

In occasione della conferenza sul TNP 2015, il Sudafrica ha fatto una dichiarazione molto importante.

Il trattato di proibizione era iniziato. Abbiamo fatto questa riunione a Oslo, poi un’altra in Messico, e poi il Sudafrica ha pronunciato quel discorso al TNP, dove l’hanno definito apartheid nucleare. Non possiamo più tornare a questa riunione in cui nessuno mantiene le promesse di disarmo nucleare e in cui gli Stati dotati di armi nucleari tengono il resto del mondo in ostaggio con le loro bombe.

E questo è stato una grande spinta all’incontro in Austria, dove abbiamo ricevuto anche una dichiarazione di Papa Francesco. Voglio dire che questo ha cambiato davvero la discussione. Il Vaticano ha votato a favore durante le trattative e ha fatto grandi dichiarazioni e il Papa, fino ad allora, aveva sempre sostenuto la politica di deterrenza degli Stati Uniti. Sai, dicevano che la deterrenza andava bene, che era giusto avere armi nucleari se usate per l’autodifesa, quando è in gioco la sopravvivenza stessa. Quella era l’eccezione fatta dalla Corte mondiale. È tutto finito ora.

Ora è in corso una nuova discussione. Abbiamo già 19 paesi che l’hanno ratificato [ora sono 26 n.d.r.], 70 o più paesi l’hanno firmato, e ne abbiamo bisogno di 50 per ratificarlo prima che possa entrare in vigore.

L’altra cosa interessante, quando dici: “Stiamo aspettando l’India e il Pakistan”. Non stiamo aspettando l’India e il Pakistan. Come per l’India, abbiamo tolto il CTBT dal Comitato per il disarmo, anche se con il veto. Ora stiamo cercando di fare lo stesso con il Pakistan.

Vogliono che questo trattato tagli il materiale fissile per scopi bellici e il Pakistan dice: “Se non lo applicherete a tutto, non resteremo fuori dalla corsa al plutonio”.

E ora stanno pensando di superare il Pakistan, ma la Cina e la Russia hanno proposto nel 2008 e 2015 un trattato per vietare le armi nello spazio, e gli Stati Uniti hanno posto il veto in seno alla Commissione per il disarmo. Non si discute. Non permetteremo nemmeno che se ne discuta. Nessuno porterà il trattato all’ONU sulla nostra obiezione.

E penso, guardando al futuro, come arriveremo davvero al disarmo nucleare? Se non possiamo ricucire le relazioni tra Stati Uniti e Russia e dire la verità, siamo condannati perché ci sono quasi 15.000 armi nucleari sul pianeta e 14.000 sono degli Stati Uniti e della Russia. Voglio dire che tutti gli altri paesi ne hanno un migliaio: Cina, Inghilterra, Francia, Israele, India, Pakistan, Corea del Nord, ma noi siamo i grandi gorilla del blocco. E ho studiato questa relazione. Sono sbalordita.

In primo luogo, nel 1917, Woodrow Wilson inviò 30.000 soldati a San Pietroburgo per aiutare i russi bianchi contro la rivolta contadina. Voglio dire, cosa ci facevamo lì nel 1917 ? è come se il capitalismo avesse paura. Sai, non c’era nessuno Stalin, solo contadini che cercavano di liberarsi dello zar.

In ogni caso, questa è stata la prima cosa che ho considerato sorprendente, che fossimo così ostili alla Russia, e poi, dopo la seconda guerra mondiale, quando noi e l’Unione Sovietica abbiamo sconfitto la Germania nazista e creato le Nazioni Unite per porre fine al flagello della guerra, è stato molto idealistico. Stalin disse a Truman: “Consegna la bomba alle Nazioni Unite”, perché l’avevamo appena usata, Hiroshima, Nagasaki, ed era una tecnologia davvero terrificante. Truman ha detto “no”.

Quindi Stalin si è procurato la sua bomba. Non sarebbe rimasto indietro, e quando il muro è crollato, Gorbaciov e Reagan si sono incontrati e hanno detto: “Liberiamoci di tutte le nostre armi nucleari”. E Reagan ha detto: “Sì, buona idea”.

Gorbaciov ha detto: “Ma non fate le Guerre Stellari”.

Abbiamo un documento, che spero che a un certo punto mostrerete, “2020 Vision”, che è il Comando Spaziale degli Stati Uniti. Ha la sua mission: dominare e controllare gli interessi statunitensi nello spazio, proteggere gli interessi e gli investimenti statunitensi. Voglio dire, non si vergognano. Questo è quello che la dichiarazione di mission dice fondamentalmente sugli Stati Uniti. Gorbaciov ha detto: “Sì, ma non fate le Guerre Stellari.

E Reagan ha risposto: “Non posso rinunciarci”.

E Gorbaciov: “Beh, dimentica il disarmo nucleare”.

E poi erano molto preoccupati per la Germania orientale quando il muro è crollato, essendo Uniti con la Germania occidentale e facendo parte della NATO, perché la Russia ha perso 29 milioni di persone durante la seconda guerra mondiale a causa dell’assalto nazista.

Non posso crederci. Voglio dire, sono ebrea, stiamo parlando di noi stessi, sei milioni di persone. Chi ha sentito parlare dei 29 milioni di persone? Voglio dire, guarda cosa è successo, abbiamo perso 3000 persone a New York con il World Trade Center, abbiamo iniziato la settima guerra mondiale.

Comunque, Reagan ha detto a Gorbaciov: “Non preoccuparti. Lasciamo che la Germania dell’Est si unisca alla Germania Ovest e alla NATO e vi promettiamo che non espanderemo la NATO un centimetro più a est”.

E Jack Matlock, che è l’ambasciatore di Reagan in Russia, ha scritto un pezzo di opinione sul Times ripetendolo. Non me lo sto inventando. E ora abbiamo la NATO fino al confine con la Russia!

Poi, dopo che ci siamo vantati del nostro virus Stuxnet, Putin ha inviato una lettera, oh no, anche prima?

Putin ha chiesto a Clinton: “Riuniamoci e riduciamo i nostri arsenali a mille e chiamiamo tutti al tavolo per negoziare il disarmo nucleare, ma non mettere missili nell’Europa dell’Est”.

Perché stavano già iniziando a negoziare una base missilistica con la Romania.

Clinton ha detto: “Non posso prometterlo”.

Quindi si è chiusa l’offerta. Allora Putin ha chiesto a Obama di negoziare un trattato sul cyberspazio. “Non facciamo una guerra cibernetica”, e abbiamo detto di no.

E se si guarda a quello che stanno facendo ora gli Stati Uniti, si stanno preparando per la guerra informatica, per l’arsenale nucleare russo, e se posso, vorrei leggere quello che Putin ha detto durante il suo discorso sullo stato dell’Unione a marzo.

Lo demonizziamo, lo incolpiamo per le elezioni, il che è ridicolo. Voglio dire, è colpa del Collegio Elettorale. Gore ha vinto le elezioni, abbiamo incolpato Ralph Nader, che era un santo americano. Ci ha dato aria pulita, acqua pulita. Così Hillary ha vinto le elezioni e stiamo incolpando la Russia, invece di rimettere a posto il nostro Collegio Elettorale, che è un residuo della nobiltà bianca, padrona di casa che stava cercando di controllare il potere del popolo. Così come ci siamo sbarazzati della schiavitù e le donne hanno ottenuto il voto, dovremmo anche sbarazzarci del Collegio Elettorale.

Eppure, a marzo, Putin ha detto: “Nel 2000, gli Stati Uniti hanno annunciato il loro ritiro dal trattato antimissili balistici”. (Bush si è ritirato). “La Russia era categoricamente contraria a tutto questo. Abbiamo visto che il Trattato ABM tra l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti, firmato nel 1972, era la pietra angolare del sistema internazionale, insieme al Trattato sulla riduzione delle armi strategiche, e che il Trattato ABM non solo ha creato un’atmosfera di fiducia, ma ha anche impedito a entrambe le parti di utilizzare temerariamente armi nucleari che avrebbero messo in pericolo l’umanità. Abbiamo fatto tutto il possibile per dissuadere gli americani dal ritirarsi dal trattato. Tutto invano. Gli Stati Uniti si sono ritirati dal trattato nel 2002, e anche in seguito abbiamo cercato di sviluppare un dialogo costruttivo con gli americani. Abbiamo proposto di lavorare insieme in questo settore per alleviare le preoccupazioni e mantenere l’atmosfera di fiducia. A un certo punto ho pensato che fosse possibile raggiungere un accordo, ma non è stato così. Tutte le nostre proposte, tutte, assolutamente tutte sono state respinte, e poi abbiamo detto che avremmo dovuto migliorare il nostro moderno sistema di attacco per proteggere la nostra sicurezza”.

E lo hanno fatto, e noi lo stiamo usando come scusa per costruire il nostro esercito, quando abbiamo avuto l’occasione perfetta per fermare la corsa agli armamenti. Ogni volta ce l’hanno offerta e ogni volta l’abbiamo rifiutata.

Qual è l’importanza del Trattato di Proibizione?

Ora possiamo dire che sono illegali, che sono fuori legge. Non è una specie di linguaggio insipido. Così potremo parlare più forte. Gli Stati Uniti non hanno mai firmato il trattato sulle mine terrestri, ma noi non le fabbrichiamo più e non le usiamo.

Quindi stigmatizziamo le bombe. Ci sono alcune campagne meravigliose, specialmente la campagna di disinvestimento. Stiamo imparando dagli amici dei combustibili fossili che hanno detto di non investire in armi nucleari e attaccare la struttura aziendale. E abbiamo un grande progetto che è nato da ICAN, Don’t Bank on the Bomb, che viene realizzato dall’Olanda, da Pax Christi, e qui a New York, dove abbiamo avuto una bellissima esperienza.

Siamo andati in municipio per disinvestire. Abbiamo parlato con il responsabile finanziario del Consiglio, e ha detto che avrebbe scritto una lettera al Comptroller – che controlla tutti gli investimenti per le pensioni della città, che ammontano a miliardi di dollari – se riuscivamo a far firmare con lui dieci membri del Consiglio. Così abbiamo creato un piccolo comitato all’ICAN, e non è stato un grande lavoro, e abbiamo iniziato a fare telefonate. Abbiamo ottenuto che la maggioranza, circa 28 membri del Consiglio Comunale, firmasse questa lettera.

Ho chiamato il mio consigliere e mi hanno detto che era in congedo di paternità. Aveva avuto il suo primo figlio. Così gli scrissi una lunga lettera dicendo che sarebbe stato un regalo meraviglioso per suo figlio avere un mondo libero da armi nucleari se lui avesse firmato questa lettera, e lui l’ha firmata.

È stato facile. È stato davvero fantastico ciò che abbiamo fatto…

E anche negli Stati della NATO non lo tollereranno. Non lo tollereranno perché la gente non sa nemmeno che abbiamo armi nucleari americane in cinque Stati della NATO: Italia, Belgio, Paesi Bassi, Germania e Turchia. E la gente non lo sa nemmeno, ma ora ci sono manifestazioni, arresti, operazioni Plowshare, tutte queste suore e sacerdoti e gesuiti, il movimento contro la guerra. C’è stata una grande manifestazione alla Base tedesca, che ha avuto diffusione, e penso che questo sarà un altro modo per suscitare l’interesse della gente. Perché l’interesse si è perso. Non ci stavano pensando. Sai, la guerra era finita e nessuno sapeva che stavamo vivendo con queste cose che si puntavano l’un l’altra, e, magari non sarebbero nemmeno state usate deliberatamente, perché dubito che qualcuno lo farebbe, ma la possibilità di incidenti. Potremmo perdere quella fortuna.

Abbiamo vissuto sotto una stella fortunata. Ci sono così tante storie di quasi incidenti e di questo colonnello Petrov dalla Russia che è stato un eroe. Era nel silo missilistico e ha visto qualcosa che indicava che erano stati attaccati da noi, e avrebbe dovuto sganciare tutte le sue bombe su New York, Boston e Washington, e ha aspettato ed era un errore del computer, ed è stato persino rimproverato per non aver eseguito gli ordini.

Negli Stati Uniti, solo tre anni fa, c’è la Base Minot dell’Aeronautica Militare nel Nord Dakota, avevamo un aereo carico di 6 missili caricati con armi nucleari che per caso è andato in Louisiana. È scomparso per 36 ore e non sapevano nemmeno dove fosse.

Siamo solo fortunati. Viviamo in una fantasia. È come le cose per bambini. È terribile. È terribile. Dovremmo fermarci.

Cosa può fare la gente comune? Mondo oltre la guerra.

Penso che dobbiamo diffondere questo discorso. Ecco perché sto lavorando a World beyond War [Mondo oltre la guerra], perché è un nuovo meraviglioso network che sta cercando di rendere la fine della guerra sul pianeta un’idea il cui momento è giunto, e stanno anche facendo una campagna di disinvestimento, non solo nucleare ma di tutto, stanno lavorando con Code Pink, che è meraviglioso. Hanno una nuova campagna di disinvestimento a cui puoi partecipare.

(L’intervistatore cita Medea Benjamin)

Conosco Medea da anni. L’ho incontrata in Brasile. (A Porto Alegre)

L’ho incontrata lì, e sono andato a Cuba, perché poi stava facendo questi viaggi a Cuba. È una favolosa attivista.

Quindi, comunque, “Mondo oltre la guerra” è www.worldbeyondwar.org. Unitevi a noi. Iscrivetevi.

Ci sono molte cose che puoi fare. Puoi scrivere per esso, o parlarne, o iscrivere più persone. Nel 1976 facevo parte di un’organizzazione chiamata The Hunger Project e anche quello era per fare dell’eliminazione della fame sul pianeta un’idea il cui momento era arrivato, e noi continuiamo a iscrivere le persone ed esporre i fatti. Questo è ciò che fa World beyond War, i miti sulla guerra: è inevitabile, non c’è modo di finirla. E poi le soluzioni.

E lo abbiamo fatto con la fame, e abbiamo detto che la fame non è inevitabile. C’è abbastanza cibo, la popolazione non è un problema perché le persone limitano automaticamente le dimensioni delle loro famiglie quando sanno di essere nutriti. Quindi avevamo tutti questi fatti che continuavamo a pubblicare in tutto il mondo. E ora, non abbiamo messo fine alla fame, ma fa parte degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio. È un’idea rispettabile. Quando l’abbiamo detto, era ridicolo, e quando abbiamo detto che potevamo porre fine alla guerra, la gente diceva: “Non essere ridicolo. Ci sarà sempre la guerra”.

Ebbene, lo scopo è mostrare tutte le soluzioni, le possibilità e i miti della guerra e come possiamo porvi fine. E considerare che il rapporto tra Stati Uniti e Russia ne fa parte. Dobbiamo iniziare a dire la verità.

Quindi, c’è questo, e c’è l’ICAN, perché stanno lavorando per diffondere la storia del Trattato di Proibizione in modi diversi. Vorrei quindi rivedere definitivamente, www.icanw.org, la Campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari.

Sto cercando di entrare in una specie di energia locale e sostenibile. Lo sto facendo molto, perché è ridicolo lasciare che queste aziende ci avvelenino con il nucleare, i fossili e le biomasse. Bruciano cibo quando abbiamo tutta l’energia abbondante del sole e del vento, e l’energia geotermica e idraulica. E l’efficienza! La loro stessa efficienza!

È quello che consiglierei a un attivista.

Cosa diresti a chi è sopraffatto dall’entità del problema?

Beh, prima di tutto, direi loro di assicurarsi che si registrino per votare. Non dovete avere a che fare con le armi nucleari, siete solo cittadini! Registratevi per votare e votate per chi vuole tagliare i bilanci militari e ripulire l’ambiente. Abbiamo avuto una favolosa elezione a New York, questa Alexandria Cortés. Viveva nel mio vecchio quartiere del Bronx, dove sono cresciuta. È lì che vive ora e ha appena avuto questa straordinaria affluenza contro il vero politico affermato, e questo perché la gente ha votato. La gente è preoccupata.

Quindi penso che, parlando da americani, dovremmo avere l’Educazione Civica come materia obbligatoria per tutti gli alunni delle scuole superiori. E noi dovremmo avere solo schede elettorali di carta e, come studenti dell’ultimo anno, andare alle elezioni e contare le schede elettorali e poi registrarsi per votare. Così possono imparare l’aritmetica, e possono registrarsi per votare, e non dovremmo mai preoccuparci di un computer che ci ruba il voto.

Questa è un’assurdità quando si possono contare le schede elettorali. Penso che l’educazione civica sia davvero importante, e dobbiamo vedere che tipo di educazione civica. Ho sentito questa favolosa lezione da una donna musulmana in Canada. Con World beyond War, abbiamo appena fatto una conferenza canadese. Dobbiamo ripensare il nostro rapporto con il pianeta.

E parlava del colonialismo che risaliva fino all’Europa quando c’era l’Inquisizione, e non avrei mai pensato che fosse risalito così lontano nel tempo. Pensavo avessimo iniziato in America, ma stava già accadendo quando i musulmani e gli ebrei furono cacciati dalla Spagna. Lo stavano già facendo in quel momento e dobbiamo ripensarci. Dobbiamo entrare in contatto con la terra, con la gente e iniziare a dire la verità sulle cose, perché se non siamo onesti, non possiamo sistemare le cose.

Qual è la tua motivazione?

Beh, credo di averlo detto all’inizio. Quando sono diventata attivista, ho vinto. Ho messo in scacco l’intero Partito Democratico! È vero che i media ci hanno sconfitto. Ma siamo andati al Congresso e abbiamo vinto. Gli abbiamo fatto fare una moratoria, ma perdiamo sempre mentre vinciamo.

Cioè, facciamo 10 passi avanti, un passo indietro. È questo che mi fa andare avanti. Non è che non ho avuto successo, ma non ho avuto il vero successo di un mondo senza guerra. Non sono solo le armi nucleari, le armi nucleari sono la punta dell’iceberg.

Dobbiamo liberarci di tutte le armi.

È stato molto incoraggiante quando questi ragazzi hanno marciato contro l’Associazione Nazionale dei Fucilieri. Centomila persone hanno marciato a New York, ed erano tutte giovani. Pochissimi della mia età. E stavano registrando le persone per votare online. E nelle ultime primarie che abbiamo avuto a New York, c’era il doppio delle persone a votare rispetto all’anno precedente.

Penso che il tempo sia come gli anni ’60, la gente si sta attivando. Sanno che devono farlo. Non è solo sbarazzarsi delle armi nucleari, perché se ci sbarazzeremo della guerra, ci sbarazzeremo delle armi nucleari.

Forse le armi nucleari sono molto specializzate. Bisogna davvero sapere dove sono sepolti i corpi e seguire la campagna ICAN, ma non è necessario essere uno scienziato missilistico per sapere che la guerra è roba da XX secolo!

Non abbiamo vinto una guerra dalla seconda guerra mondiale, che ci facciamo qui?

Che cosa deve cambiare negli Stati Uniti per avanzare contro la guerra?

Il denaro. Dobbiamo controllarlo. Avevamo una dottrina dell’equità in cui non si poteva dominare le onde radio solo perché si avevano i soldi. Dobbiamo recuperare molti di questi profitti. Penso che dobbiamo rendere pubblica la nostra compagnia elettrica a New York. Boulder, il Colorado lo ha fatto, perché gli stavano facendo ingoiare combustibili nucleari e fossili, e volevano vento e sole, e penso che dobbiamo organizzarci economicamente e socialmente. E questo è quello che vedi da Bernie.

Sta crescendo… Abbiamo fatto sondaggi di opinione. L’87% degli americani ha detto di sbarazzarcene, se tutti gli altri sono d’accordo. Quindi abbiamo l’opinione pubblica dalla nostra parte. Dobbiamo solo mobilitarlo attraverso questi orribili blocchi che sono stati creati da ciò su cui Eisenhower aveva messo in guardia: il complesso militare-industriale, ma io lo chiamo il complesso militare-industriale-congressuale-mediatico. C’è molta concentrazione.

Occupy Wall Street, hanno tirato fuori questo meme: 1% contro 99%. La gente non si rendeva conto di quanto tutto fosse distribuito male.

FDR ha salvato l’America dal comunismo quando ha implementato la sicurezza sociale. Ha condiviso una parte della ricchezza, poi tutto è diventato di nuovo molto avido, con Reagan e passando per Clinton e Obama, ed è per questo che Trump è stato eletto, perché così tante persone sono state ferite.

Riflessioni finali

C’è una cosa che non ti ho detto che potrebbe essere interessante.

Negli anni ’50 eravamo così terrorizzati dal comunismo. Sono andata al Queens College. Era l’era di McCarthy, in America. Ero al Queens College, nel 1953, e stavo discutendo con una tipa, e lei dice: “Qui. Dovresti leggere questo”.

E mi dà questo opuscolo che dice “Partito Comunista d’America”, e il mio cuore batte forte. Ero terrorizzata. L’ho messo nello zaino. Ho preso l’autobus per tornare a casa. Sono andata direttamente all’ottavo piano, verso l’inceneritore, e l’ho buttato via senza nemmeno guardare. Così spaventata.

Poi, circa nel 1989, dopo l’ingresso di Gorbaciov, ero con l’Alleanza degli Avvocati e sono andata in Unione Sovietica per la prima volta.

In primo luogo, tutti coloro che avevano più di 60 anni indossavano le loro medaglie della seconda guerra mondiale, e ogni angolo della strada aveva un monumento in pietra ai morti, i 29 milioni. Poi si va al cimitero di Leningrado e ci sono le fosse comuni, ci sono grandi cumuli di persone; 400.000 persone. Così ho guardato quello, e la mia guida mi ha detto: “Perché voi americani non vi fidate di noi?”.

Ho detto: “Perché non ci fidiamo di voi? E l’Ungheria? E la Cecoslovacchia?”.

Sai, un’americana arrogante. Mi guarda con le lacrime negli occhi. Dice: “Ma dovevamo proteggere il nostro paese dalla Germania”.

E ho guardato il tizio, e questa era la sua verità. Non è che quello che hanno fatto fosse buono, ma voglio dire che stavano agendo per paura dell’invasione, dopo quello che avevano sofferto, e noi non stavamo ricevendo la storia giusta.

Quindi penso che se vogliamo fare la pace ora, dobbiamo iniziare a dire la verità sul nostro rapporto, e chi sta facendo cosa a chi, e dobbiamo essere più aperti. Penso che stia succedendo con il #MeToo, con le statue della Confederazione, con Cristoforo Colombo. Voglio dire che nessuno ha mai pensato alla verità su questo, e lo facciamo adesso. Quindi penso che se iniziamo a vedere cosa sta succedendo davvero, possiamo agire in modo appropriato.

Categorie: Interviste, Pace e Disarmo, Video
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