Gli Stati nucleari credono sempre di meno alla pertinenza e all’efficacia delle loro forze di dissuasione. Quale alternativa ?

24.09.2019 - Parigi - Luigi Mosca

Quest'articolo è disponibile anche in: Francese

Gli Stati nucleari credono sempre di meno alla pertinenza e all’efficacia delle loro forze di dissuasione. Quale alternativa ?

Perché sia la Francia che gli USA/NATO elaborano sempre di più nelle loro dottrine rispettive delle strategie complementari, o addirittura alternative alle loro forze di dissuasione ?

Il « primo attacco nucleare di avvertimento (première frappe nucléaire d’avertissement) » nella dottrina della Difesa francese, allo scopo, ufficialmente, di « ristabilire la dissuasione nel caso che questa avesse fallito » (e che avrebbe in realtà come effetto molto probabile quello di scatenare una  guerra nucleare), il « first use » nella dottrina nucleare degli USA e, in prospettiva, un « preemptive automated strategic system based on artificial intelligence » (*), come pure l’installazione di anti-missili nei Paesi dell’Est dell’Europa (Romania, Polonia, …) dimostrano molto chiaramente la scarsa fiducia che questi Stati hanno nella pertinenza e nell’affidabilità delle loro forze di dissuasione.

Ma queste strategie, sempre più aggressive, sono in grado di compensare realmente la fragilità delle diverse forze di dissuasione ?

Certamente no! In effetti, persino un attacco preventivo pilotato da un’intelligenza artificiale non potrebbe impedire un contrattacco massivo a partire dai sottomarini, finchè questi rimarranno invisibili e quindi inattaccabili.

Tutto cio’ senza contare il rischio, per nulla trascurabile, di un errore fatale da parte di una ‘intelligenza artificiale’, come pure il carattere totalmente inaccettabile sul piano umanitario di un qualsiasi attacco nucleare.

E’ dunque più che urgente che i dirigenti degli Stati nucleari prendano coscienza che la ricerca di una sicurezza per il loro Paese basata sulle armi nucleari li ha ormai condotti in una via senza uscita, nella quale il rischio di una guerra nucleare regionale e/o mondiale (l’Olocausto) cresce ogni giorno, et l’orologio degli ‘scienziati atomici’ è là per ricordarci che ci troviamo già attualmente a « due minuti da mezzanotte » cioè dall’Apocalisse.

Qual è dunque la sola vera alternativa ? Con ogni evidenza, quella di un disarmo nucleare totale, verificabile e irreversibile, su scala mondiale.

Come arrivarci ?

Si possono considerare due approcci complementari :

  1. a) quello del Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari (TPAN), adottato da 122 Stati (più altri 5 che l’hanno firmato ulteriormente) il 7/7/2017 a New York dall’Assemblea Generale dell’ONU, trattato che rende ILLEGALI le armi nucleari nel quadro del Diritto Internazionale, la sua entrata in vigore essendo prevista tra circa un anno, quando il 50esimo Stato l’avrà ratificato, e
  2. b) quello di una eliminazione effettiva degli armamenti nucleari su scala mondiale, il cui primo passo potrebbe essere la creazione di un Gruppo di lavoro, costituito da esperti dei 9 Paesi nucleari (un WG9) con la missione specifica di formulare una ‘road-map’ realista per un tale disarmo, la quale servirebbe in seguito come base per dei negoziati tra i 9 Stati nucleari ed i loro alleati.

Chi potrebbe lanciare una tale iniziativa ?  Si può pensare alla Cina, la quale non ha ostacolato il processo che ha condotto alla formulazione e all’adozione del TPAN, che, d’altra parte, esclude totalmente dalla propria dottrina qualsiasi forma di attacco nucleare ‘in primis’ e che mantiene le proprie armi nucleari (venti volte meno numerose di quelle degli USA o della Russia) al più basso livello di allerta (**).

Per concludere, ecco una prospettiva più vasta e ambiziosa per il medio e lungo terme.

Innanzitutto una constatazione : « i dirigenti politici dei vari Stati del Mondo sovente non sono abbastanza ambiziosi »

Mi spiego : quando un candidato è nominato alla direzione di uno Stato,  in generale la sua ambizione si limita (se tutto va bene) all’interesse per il proprio Paese, alla sua riuscita sul piano economico, alla promozione sociale del suo popolo, alla robustezza della sua difesa, etc, e poco importa se tutto questo è a detrimento di altri Paesi et/o del nostro pianeta.

(In certi casi il rapporto con altri Paesi è addirittura un rapporto egemonico, di dominazione : come, per esempio, la « full spectrum dominance » nella dottrina e molto sovente nella pratica degli USA)

E’ questo atteggiamento, presente dalla notte dei tempi, che ha condotto al mondo attuale con i sui gravissimi problemi : la precarietà e la miseria di una gran parte dell’Umanità, il riscaldamento climatico, l’inquinamento dell’ambiente, i conflitti incessanti e le armi nucleari sempre più minacciose. Si tratta dell’atteggiamento decisamente miope del « ciascuno per sé ».

Ora, tutti questi problemi gravissimi si situano a livello mondiale, ciò che esige per conseguenza una ‘gouvernance’ mondiale affinché possano venire affrontati in modo pertinente ed efficace.

E’ per questo motivo che l’ambizione dei dirigenti politici dei diversi Paesi deve essere all’altezza di tale situazione, che richiede la costruzione di una ‘gouvernance’ che sia quindi mondiale, e che ponga al suo centro  l’Uomo, con i suoi valori di solidarietà e di responsabilità.

Da dove viene questo atteggiamento del « ciascuno per sé »? Direi che le sue radici si trovano nella formazione di ciascuno (soprattutto nel mondo occidentale) che si preoccupa unicamente della riuscita individuale, e questo a partire dalla più giovane età, invece che della riuscita collettiva (della propria classe scolastica per esempio). Un tale atteggiamento si sviluppa poi lungo tutta la vita, e tipicamente nel mondo del lavoro, sovente caratterizzato da una competitività esacerbata.

Ma … vi sono delle eccezioni notevoli, quali :

– la creazione delle Nations Unite, l’ONU, con le sue articolazioni : l’UNESCO, l’OMS, …

– la creazione della Croce Rossa Internazionale e del Croissant Rouge International

– la creazione progressiva dell’Unione Europea dopo la Seconda Guerra Mondiale, che, nonostante tutti i suoi difetti, ha avuto, e possiede ancora, il merito di esistere, et cio’ innanzitutto nell’interesse della Pace

– la cultura del « Tianxia » (= Tutto sotto il medesimo cielo) nella tradizione cinese (***), che preconizza un mondo unificato e pacificato, caratterizzato da un regime di cooperazione universale, per opposizione à un regime di competizione a oltranza e di conflitti senza fine, o addirittura di dominazione da parte degli Stati più potenti.

Queste eccezioni, nonostante i loro limiti attuali, potrebbero aiutarci ad andare più lontano, verso la realizzazione di una vera Gouvernance Mondiale.

Circa le motivazioni per i dirigenti politici (Capi di Stato, ministri, parlamentari) : quanto vi puo’ essere di più motivante e gratificante che il contribuire a risolvere i problemi dell’Umanità nel suo insieme, anziché solamente quelli del proprio Paese ?

Senza contare che la realizzazione di una Gouvernance Mondiale è per l’appunto la sola via per risolvere i problemi più gravi di ciascuno dei Paesi !

Si vis Pacem pro Patria tua, para Pacem in Mundo (Se vuoi la Pace per il tuo Paese, prepara la Pace nel Mondo)

————————————

(*) Si veda l’articolo : ‘America needs a « dead hand »’ di Adam Lowther e Curtis McGiffin nella rivista ‘War on the rocks” del 16 agosto 2019

(**) Si veda il ‘Libro bianco’ cinese : « China’s National Defense in the New Era », Foreign Languages Press Co, Beijing (2019)

(***) Si veda ‘Tianxia, tout sous un même ciel’ di Zhao Tingyang’ Ed. du Cerf (2018), L’edizione originale cinese è stata pubblicata da CITIC Press nel gennaio 2016.

Categorie: Internazionale, Opinioni, Pace e Disarmo
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