Vietato l’ingresso agli ebrei e agli omosessuali

03.05.2019 - Raffaella Ganci

Vietato l’ingresso agli ebrei e agli omosessuali

«Vietato l’ingresso ai cani e agli ebrei», 1938-1945, « Vietato l’ingresso agli ebrei e agli omosessuali» 29 aprile 2019. Due avvisi, uno frutto delle leggi razziali, l’altro opera dell’artista Ruth Beraha, esposto tra il citofono e il portone d’ingresso del Museo della Città-Luogo Pio Arte Contemporanea di Livorno.

Il 30 aprile la Direttrice del Museo, Paola Tognon, pubblica sulla propria pagina Facebook questo post: «Buongiorno da Livorno! Ieri pomeriggio, 29 aprile 2019, abbiamo allestito all’ingresso esterno del Museo della Città – Luogo Pio Arte Contemporanea di Livorno, l’opera di Ruth Beraha Io non posso entrare (autoritratto). Una piccola targa in ottone specchiato che reca scritto: vietato l’ingresso agli ebrei e agli omosessuali. Stamane – 30 aprile 2019 – un giovane studente ha voluto interamente coprire con uno spray nero la targa ritenuta offensiva. Ritengo che questa opera di Ruth Beraha abbia in qualche modo sollecitato solo il primo e forse il più banale dei suoi messaggi, cioè quello di essere una semplice provocazione. Gli intenti di questa opera sono invece quelli di sollecitare una riflessione contro tutti i razzismi e le discriminazioni, quelle del passato, del presente e del futuro. Scrivo convintamente, oggi ancor più che ieri, che sono orgogliosa che Ruth Beraha sia entrata nel Museo di Livorno e abbia voluto costruire un progetto espositivo site specific che porta un titolo significativo: Non sarai mai solo. Ruth Beraha ha scelto di lasciare la sua opera, la targa, nella sua condizione attuale, annerita e quindi censurata. A monito e con la consapevolezza di una lotta contro ogni discriminazione.»

Si sono già verificati episodi simili di fraintendimento. Nel 2015 l’installazione Dove andiamo a ballare questa sera? di Goldschmied & Chiari al Museion di Bolzano viene rimossa e selezionata per la raccolta differenziata.

Nel 2016 il diciassettenne TJ Khayatan durante una visita al MOMA di San Francisco poggia per terra tra le opere esposte un suo paio di occhiali e immortala le reazioni dei visitatori, il post, retweettato 62.708, riceve 70.395 like.

Due esempi opposti di cortocircuito comunicativo/interpretativo all’interno di un contenitore artistico. Due i fattori determinanti: il contesto e gli attori coinvolti. A Bolzano l’inaugurazione della mostra si è ormai conclusa quando negli ambienti entrano gli addetti alle pulizie: bottiglie vuote, festoni strappati, coriandoli e bicchieri rovesciati, persa l’aura artistica dell’evento, ritornano ad essere rifiuti da eliminare. Il MOMA, quando TJ poggia gli occhiali per terra, è aperto al pubblico. L’oggetto non desta alcun sospetto di estraneità, congruente con un contesto espositivo di arte contemporanea, ne assorbe l’aura e la riversa sui visitatori.

Un identico cortocircuito si riscontra a Livorno. La targa, priva di riferimenti esplicativi, per supporto, posizionamento e circostanze storico-politiche, rende plausibile l’interpretazione letterale, immediata, non per questo banale, da parte dello studente. Indotto dalla verosimiglianza, la ricopre di vernice nera, lasciandole accanto, poggiato sul citofono, il libro di Italo Calvino Il sentiero dei nidi di ragno (forse anche a sottolineare il ‘tradimento’ del mondo degli adulti?).

I tre episodi pongono la questione sulla capacità dell’opera d’arte di non farsi indebolire dal ‘fuori luogo’, di sopportare la frattura con il contenitore, di reggere alla separazione, di oltrepassare in piena autonomia la soglia del museo o della galleria.

Qualcuno in merito alla targa ha commentato « Adesso sì che è una vera istallazione artistica!»; qualcun altro ha fatto notare: «Magari se non fosse accaduta ‘la vandalizzazione’ oggi l’articolo parlerebbe di presunta indifferenza dei giovani che leggevano la targa senza indispettirsi. Con tanto di senso politico all’individualismo giovanile e all’alienazione sugli smartphone.»; ci si è anche chiesti se la targa avrebbe suscitato l’attenzione dei media senza quello spruzzo di vernice nera.

L’inconsapevole ready-made dello studente ha traslato l’oggetto comune o l’opera d’arte? La riproduzione della Monnalisa con i baffi menziona Duchamp. La targa d’ottone con su scritto vietato l’ingresso agli ebrei e agli omosessuali ricoperta di vernice nera ci racconta la storia di due compagni di barricata che non sapevano di esserlo. E tra mille anni cosa ne scriverà l’epigrafista che la troverà? Sempre che la professione esista ancora, applicando il metodo storico, la targa sarà messa a confronto con altre fonti: la comunicazione del Comune di Putignano della chiusura della fontanella perché ci andavano a rifornirsi gli zingari; il manifesto di Azione Frontale a Tor Bella Monaca che invitava a boicottare i negozi stranieri; le denunce sporte per essere stati aggrediti in quanto omossessuali; la registrazione di quel «Vattene Ebreo!» rivolta ad un giornalista durante un corteo; i decreti infami per la sicurezza e il decoro urbano. La targa confermerà il clima di odio nell’Italia del XXI secolo?

Raffaella Ganci

Categorie: Cultura e Media, Opinioni
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