Succede a volte di incontrare un libro che riteniamo importante, e di volerlo condividere con altri. Chi di noi si occupa di educazione e formazione spesso si imbatte in testi che potrebbero nutrirne il lavoro, e stimolare per sé e per gli altri un percorso di crescita e riflessione.

Succede a volte che i libri che ci fanno questo effetto siano scritti in una lingua diversa. Allora viene naturale pensare: bisogna tradurre in italiano questo libro!

E’ quello che ci è successo quando abbiamo scoperto la figura di Joanna Macy e il libro Active hope. Siamo un gruppo variegato – una formatrice, un docente e tre studentesse dell’università – che ha deciso di intraprendere una strada rischiosa e  mai percorsa da nessuno di noi: finanziare la traduzione e pubblicazione di Speranza attiva  utilizzando lo strumento del crowdfunding, quindi cercando alcune centinaia di sostenitori disposti a comprare il libro in anticipo, prima ancora che esista!

Joanna è una figura notevole. Studiosa delle dinamiche di sistemi complessi, ha intrapreso un percorso spirituale che l’ha portata alla pratica del buddhismo nelle tradizioni del Tibet, dello Sri Lanka e della Thailandia.

“La speranza attiva è risvegliarsi alla bellezza della vita e scoprire di poter agire per prendercene cura”, si può leggere sul sito dedicato al lavoro di Joanna (www.joannamacy.net ).

Tutti noi viviamo la vita quotidiana immersi in una narrazione: per molti questo significa raccontarsi che tutto va bene, le cose si aggiusteranno come si sono sempre aggiustate, non c’è da preoccuparsi – è il mondo del business as usual. Un altro gruppo di persone pensa che il mondo sia irrimediabilmente condannato alla rovina: è una situazione molto diffusa ad esempio tra i giovanissimi. Infine, un terzo gruppo di persone è preoccupato per la crisi planetaria ma intende dare un contributo fattivo a quella che Joanna Macy chiama “la grande svolta”.

Per dare un contributo alla “grande svolta” verso una civiltà umana sostenibile su questo pianeta, però , è importante una forma mentis che ci possa allo stesso tempo rendere capaci di agire proteggendoci allo stesso tempo dalla sofferenza che la consapevolezza della crisi può comportare.

E’ qui il contributo sostanziale della Speranza attiva. Joanna propone l’immagine di una spirale, in un processo di sviluppo che si estende costantemente attraversando volta a volta quattro fasi. Ciascuna fase rappresenta un modo di porci nei confronti del mondo, un’attitudine che possiamo coltivare grazie a una pratica consapevole.  La studiosa e attivista statunitense indica la radice della speranza attiva nella gratitudine: anche nel mezzo di grandi difficoltà possiamo (e dobbiamo!) riconoscerci grati a qualcuno o qualcosa. Un buon esercizio per entrare in contatto con la nostra capacità di gratitudine è il seguente: pensate a qualcosa di bello che vi è successo nelle scorse 24 ore, rendete di nuovo presenti a voi stessi le emozioni e sensazioni che questo evento vi ha suscitato –  e ringraziate mentalmente coloro che lo hanno reso possibile!

Gli altri aspetti del lavoro sulla speranza attiva riguardano la capacità di accogliere il dolore per la perdita di vita e bellezza nel mondo; uno sguardo nuovo su noi stessi, il nostro posto nel tempo, nello spazio e all’interno della “rete della vita” infine, la capacità di progettare e attuare prossimi passi di cambiamento nel contesto in cui ci troviamo. Lo spazio di questo articolo non ci permette di approfondirli (presto saranno disponibili schede sulla pagina della campagna di crowdfunding ).

Abbiamo incontrato questo libro – con me un gruppo di giovani attiviste  – e abbiamo deciso di metterci in gioco. La campagna per finanziare la traduzione di Active hope durerà cento giorni, è partita in aprile e terminerà il 14 luglio una data evocativa per chi vuole un profonda trasformazione sociale!

Intanto Deborah rim Moiso, attivista per la Transizione, facilitatrice e traduttrice professionista, ha già iniziato il vero e proprio lavoro di traduzione. Anche questo, se volete, un gesto concreto di #speranzaattiva.

Giovanni Scotto

giovanni.scotto@unifi.it

Università di Firenze