Se non ci fossero i golpe “umanitari” degli USA a salvare il mondo !!

03.05.2019 - Angelo Baracca

Se non ci fossero i golpe “umanitari” degli USA a salvare il mondo !!

Sappiamo bene quanto gli Stati Uniti abbiano a cuore le condizioni dei popoli del mondo, proprio per questo scopo hanno impiantato più di mille basi militari all’estero per esportare la democrazia e difendere i diritti umani, ma profilandosi un ennesimo golpe umanitario in Venezuela può essere utile un breve pro memoria. Un breviario che sarà – per forza di cose e per le mie limitate conoscenze – incompleto, e anche un po’ sconclusionato (e non sono in grado di garantire la completa fedeltà storica).

La storia della lotta contro il Male è lunga e forse alcuni episodi dimenticati.

Forse molti non ricordano il 1953, quando in Iran un governo sedicente democratico presieduto da Mossadeq si prefiggeva nientemeno che di accaparrasi le grandi risorse petrolifere che solo le grandi imprese mondiali, note come l’associazione filantropica delle “Sette Sorelle”, erano in grado di amministrare per il superiore bene comune: gli Stati Uniti si videro costretti ad attivare la propria agenzia umanitaria, la Central Intelligence Agency, conosciuta con accento sprezzante come CIA, la quale non ebbe altra scelta che organizzare un cambio di regime (spregiativamente chiamato golpe da chi disprezza la democrazia) che riportò al potere il campione della democrazia, lo Scià di Persia, Reza Pahlavi (per la cronaca, solo nel 2014, a 60 anni dai fatti, la CIA ha ufficialmente ammesso l’intervento: la democrazia non va sbandierata ma praticata).

Nei primi anni Settanta in Cile si era imposto, con elezioni per definizione fraudolente, un dittatore marxista, Salvador (impostore già nel nome!) Allende, il quale stava imponendo un regime totalitario di stampo sovietico: poiché le rimostranze popolari non ottenevano l’effetto desiderato, gli Stati Uniti si videro costretti ad attivare ancora una volta la propria agenzia umanitaria, la quale non ebbe altra scelta che organizzare l’11 settembre del 1973 una legittima reazione della parte più sana del paese, i militari. Il governo che ne seguì del generale illuminato Augusto Pinochet fu costretto a malincuore a ripulire il paese da circa 40.000 terroristi e criminali, più 600.000 sequestri di esaltati pericolosi per la società, che avevano proliferato nell’immoralità del regime comunista, ma questo fu il prezzo della democrazia che, si sa, non è un pranzo di gala!

Una cosa non molto diversa (anzi parecchie) era avvenuta in Africa quando il Congo si era voluto privare della filantropica protezione del Belgio (anzi per anni curata dal re Leopoldo II in persona, che lo chiamò infatti “Stato Libero del Congo”, e per il progresso del paese aveva dovuto eliminare in 23 anni 10 milioni di congolesi, evidentemente selvaggi inadatti a costruire un paese democratico 1 ): nel 1960 venne proclamata la Repubblica (pseudo)Democratica del Congo, con primo ministro Patrice Lumumba, ma i belgi cercarono almeno di proteggere militarmente da rapine selvagge le ricche miniere del Katanga, e per farla breve nel 1961 Lumumba venne eliminato, di nuovo con il provvidenziale supporto della CIA, dal suo capo di stato maggiore Mobutu, che da quel momento fu costretto a negare le libertà democratiche a un popolo che non ne era all’altezza, e perfino a racimolare tutte le ricchezze possibili per metterle al riparo da probabili razzie.

Insomma la suddetta CIA umanitaria aveva avuto, ed ha, un bel da fare per esportare la democrazia! Fu costretta a collaborare, mutatis mutandis , nel 1987 anche in Burkina Faso per impedire di fare ulteriori danni a Thomas Sankara, che purtroppo negli eventi rimase ucciso “incidentalmente” (certo con grande rincrescimento, ma … quanno ce vò ce vò , è inutile fare i romantici): pensate che Sankara si era messo in testa niente meno che di eliminare il debito (che riconoscenza verso benefattori disinteressati!), nonché – pensate ai danni che può fare il cattivo esempio – di seguire le orme di Ernesto Che Guevara, che fortunatamente era stato messo in condizioni di non nuocere 15 anni prima. Il successore di Sankara, Blaise Compaoré, proprio colui che “incidentalmente” lo aveva fatto fuori, instaurò un governo più illuminato, che per il superiore bene del popolo fu costretto a presiedere per ben 27 anni, finché nel 2014 la plebaglia irriconoscente lo costrinse a lasciare il paese che amava tanto.

Insomma, in Africa dopo che i paesi avevano voluto privarsi dei benefìci profusi dai paesi chiamati spregiativamente “coloniali” (arriveremo a dispregiare anche l’acqua di colonia?!) è stato necessario privarsi di tanti leader illusi e pieni di grilli per la testa e insediare a grande richiesta popolare governanti più illuminati che hanno garantito democrazia, giustizia e stabilità per decenni. Spiace vedere oggi diffondersi in certi paesi africani tanta ingratitudine, non c’è che da augurarsi che la CIA umanitaria abbia la capacità di rimediare a tanti disastri.

È ovviamente impossibile fare una storia completa dei disastri compiuti da esaltati che si presentavano e si presentano come rappresentanti dei popoli.

Qualche volta purtroppo le intenzioni umanitarie della CIA non sono andate a buon fine: nel 1961 non era riuscita, malgrado tutta la buona volontà e i soldi profusi, a liberare Cuba, con la pacifica invasione alla Baia dei Porci, dal regime dittatoriale e sanguinario che era stato imposto con la violenza nel 1959 (una rivoluzione, pensate!), rovesciando la democrazia e la giustizia sociale che aveva fino allora dispensato Fulgencio Batista. La CIA giustamente non si diede per vinta, cercando per più di 630 volte di liberare Cuba dal dittatore Fidel Castro! Ma non sempre le buone intenzioni sono sufficienti, anche se lastricano giustamente la strada per il Paradiso.

Molte volte poi furono necessari veri interventi militari, ovviamente umanitari, per esportare la democrazia. Ce ne vollero ben due (1991 e 2003) per liberare l’Iraq dal dittatore Saddam Hussein: e quando fu chiesto al Segretario di Stato Madeleine Albright se 500.000 bambini morti erano un prezzo che era valso la pena, lei non ebbe esitazioni “Certo che si!” 2 . La democrazia, appunto, non è un pranzo di gala.

A volte la strada verso la democrazia è ancora più lunga e il pranzo, ancorché non di gala, risulta tremendamente indigesto: è il caso della Siria, dove (probabilmente) mezzo milione di vittime, più 5 milioni di rifugiati in altri paesi e più di 6 milioni di sfollati interni in 8 di guerra, sono ben consapevoli che è un prezzo che vale la pena pagare per conquistare la democrazia!

Ma neanche in Libia la lotta per la democrazia sta andando molto meglio, malgrado la disinteressata abnegazione di tanti paesi, compreso il nostro (che proprio per non scegliere il cavallo sbagliato, saggiamente non ha ancora deciso da che parte stare: altro che cambiagabbana, non si può rischiare di sbagliare quando è in gioco la democrazia!).

E spesso capita che i benefattori non vengano neanche riconosciuti come tali: per esempio in Honduras, dove nel 2009 fu necessario liberare il popolo del dittatore Manuel Zelaya eletto in modo per definizione fraudolento, i cittadini non vogliono accettare la democrazia e i suoi benefici e, irriconoscenti, si riversano a ondate di migliaia verso gli Stati Uniti, che hanno già fatto tanto per quel popolo! Come se essi potessero rimediare a tutto! Addirittura ci sono sospetti, niente meno, sul Premio Nobel per la Pace Barak Obama, come se fino dal 2001 Colin Powell non avesse autorevolmente affermato: “gli USA non appoggeranno mai più colpi di stato contro governi democraticamente eletti in America latina”. Ma proprio su quel “democraticamente” gli Stati Uniti non si fanno ingannare e vogliono vederci chiaro.

Ma non c’è tregua per le forze del Bene. Ecco esplodere – quando in America Latina si sta finalmente ponendo rimedio ai misfatti di regimi sedicenti progressisti, se non “socialisti” (ma come ha saggiamente detto l’illuminato presidente Trump “Il socialismo è frutto dell’ignoranza”) – il caso del Venezuela, dove una componente prezzolata non si rassegna ad accettare il presidente eletto a furor di popolo Juan Guaidò. Vale la pena smitizzare qualche leggenda sulla dittatura dell’usurpatore Maduro: che cosa sono infatti 2.500.000 alloggi popolari costruiti in Venezuela dal 2011 rispetto alle 5.600 casette costruite da Belusconi dopo il terremoto dell’Aquila, offrendo ai terremotati città nuove di zecca, new towns saggiamente decentrate dove l’aria è più sana? Casette che oggi vengono sabotate per far sembrare che cadano a pezzi. In questo Venezuela vessato dalla dittatura c onosciamo bene gli sforzi immani profusi dalla CIA, insieme ad altre agenzie umanitarie, anche con il sacrificio di consistenti esborsi finanziari: ma alla fine si renderà necessario un vero intervento di un esercito di liberazione?

Per inciso, sarebbe ora di rinnovare il nostro desueto dizionario: le elezioni sono “democratiche“ quando eleggono presidenti o governi dei quali giustamente gli Stati Uniti certifichino il carattere, appunto, democratico. Un imprimatur ineccepibile, come ben sanno i neri afroamericani che sono talmente insubordinati e incivili da costringere la polizia, come ultima razio, a sopprimerli!

Ringraziamo dunque i nostri adorabili amici degli Stati Uniti che, generosamente e disinteressatamente, vegliano sulla libertà e la democrazia di tutti noi; ringraziamo in particolare il Presidente Trump che ci twitta tutti i giorni; senza dimenticare di ringraziare gli sponsors ufficiali del governo di quel Grande Paese: le sette sorelle, il complesso militare-industriale e, soprattutto, la cricca speculativo-finanziaria di Wall Street.

1# Può essere utile un po’ di bibliografia disfattista e denigratoria: B. Bellesi, “Congo, il genocidio dimenticato. Dalla seconda metà dell’Ottocento al 1960“, Peacelink, 26 marzo 2005, https://www.peacelink.it/kimbau/a/10354.html. R. Masto, “Storia: le atrocità di re Leopoldo II in Congo” (con foto impressionanti dell’epoca), Africa, 8 agosto 2015, https://www.africarivista.it/storia-le-atrocita-di-re-leopoldo-ii-in-congo/63934/. “Il genocidio e la depredazione del ‘Libero Stato del Congo’”, https://www.didadada.it/file/congo.pdf. David Van Reybrouck, Congo, Feltrinelli, 2014.

2# Madeleine Albrighy says 500,000 dead Iraki children was “worth it”, https://www.youtube.com/watch?v=omnskeu-puE.

Categorie: Diritti Umani, Nord America, Opinioni
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