L’arresto di Assange rilancia il libro di Gore Vidal

13.04.2019 - Redazione Italia

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L’arresto di Assange rilancia il libro di Gore Vidal

… L’impero degli USA non è buono per il popolo degli USA. Il modo in cui viene venduto al popolo statunitense è che l’impero è un bene per tutti… ma è vero il contrario: è positivo per un’élite, in particolare per i produttori di armi e per l’industria dei combustibili fossili…

di Brandon Soderberg,
originariamente pubblicato su The Real NewsNetwork, 12/04/2019

 

Mentre la polizia trascinava Julian Assange fuori dall’ambasciata ecuadoriana a Londra, il fondatore di Wikileaks stringeva una copia del libro di Gore Vidal “Storia dello stato di sicurezza nazionale”, una raccolta di interviste fatte dal defunto autore, critico dello stato di sicurezza, con Paul Jay, AD e redattore capo di The Real News Network.

Assange è stato incriminato dal governo degli Stati Uniti perché presumibilmente nel 2010 aveva aiutato Chelsea Manning a violare la password su un computer del Dipartimento della Difesa per portare alla luce documenti molto riservati che rivelano orribili crimini di guerra. Ciò innalzò significativamente il profilo dell’organizzazione per la trasparenza (Wikileaks – NdT).

Il messaggio trasmesso da Assange con quel libro – un argomento persistente di conversazione su Internet da ieri – è abbastanza chiaro, ha detto Jay a Marc Steiner di The Real News Network.
“Penso che sia stato intenzionale, ovviamente. Lui sapeva da un po’ di tempo che sarebbe stato arrestato, certamente negli ultimi due giorni era solo questione di quando”, ha detto Jay. “Non ho mai incontrato o parlato con Julian. Ma presumo che l’abbia fatto di proposito, per mandare il messaggio che è lo Stato di Sicurezza Nazionale che è venuto a prenderlo, che lo Stato di Sicurezza Nazionale è una cosa pericolosa per le persone e queste dovrebbero esserne consapevoli”.

Dopo l’arresto di Assange, la “Storia dello Stato di Sicurezza Nazionale” di Gore Vidal, una raccolta di interviste che Jay ha condotto con il defunto scrittore tra il 2005 e il 2007 e pubblicato nel 2014, è entrato nella lista dei Bestseller di Amazon ed è stato recensito dall’Associated Press e dal Washington Post.

In un’intervista al Post, Jay ha esposto le argomentazioni di Vidal nel libro e ha usato la sua posizione a margine della più grande notizia del mondo in questo momento per criticare l’impero americano senza mezzi termini in un giornale mainstream.

“Credo che il punto fondamentale di ciò che Vidal voleva dire è che l’impero americano non è buono per il popolo americano. Il modo in cui viene venduto agli americani è che l’impero è un bene per tutti gli americani perché siamo tutti sulla stessa barca, ma è vero il contrario. È positivo per un’élite, in particolare per i produttori di armi, per l’industria dei combustibili fossili e per altri che si avvalgono di questo tipo di politica estera”, ha dichiarato Jay a Stephanie Merry del Washington Post. “Ma nostri giovani soldati, uomini e donne, muoiono per questo, e muoiono in queste guerre straniere mentre le persone che stanno letteralmente facendo miliardi possono ringraziarli per il loro servizio. Il livello di ipocrisia è incredibile. Questo è ciò che Gore stava realmente perseguendo, il modo in cui il patriottismo viene venduto alle persone, che è davvero una frode”.

Vidal, noto scrittore, drammaturgo e opinionista, non ha mai vacillato nelle sue critiche, anche se il paese e i media viravano ancora più a destra. Egli vide The Real News Network come un cruciale avversario del giornalismo asservito alle élite per sostenere il potere: “Non penso che potremo mai conoscere la voce della gente, e la gente non ha voce perché non ha informazioni”, ha detto Vidal a Jay durante la maratona delle loro molte interviste. “Ecco perché tu qui stai facendo un lavoro utile”.

Quello che è successo ad Assange, ha detto Jay a Merry, è lo stesso che incriminare il Washington Post per aver pubblicato le Pentagon Papers. La cosa più importante del rilanciato interesse in questo libro è che fa brillare l’immagine di un informatore trascinato fuori da un’ambasciata in manette, destinato ad affrontare incriminazioni penali per aver rivelato la verità.

“Non è solo un attacco alla libertà di stampa. Non è solo un modo per intimidire i giornalisti e le organizzazioni di notizie dall’accettare materiale sottratto, cosa che è”, ha detto Jay a Steiner. “E’ un modo per dire che, anche se stai esponendo crimini di guerra, verremo a cercarti”.

 

Traduzione dall’inglese di Leopoldo Salmaso

 

Categorie: Cultura e Media, Diritti Umani, Europa, Internazionale, Nord America, Oceania, Opinioni, Scienza e Tecnologia
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