Greta Thunberg e non solo: cambiamo abitudini per salvare il pianeta

27.04.2019 - Andrea Intonti

Quest'articolo è disponibile anche in: Spagnolo

Greta Thunberg e non solo: cambiamo abitudini per salvare il pianeta
(Foto di https://www.facebook.com/fridaysforfutureitaly/)

Inquina di più spostarsi in macchina o in aereo? Per rispettare l’ambiente è meglio mangiare carne o verdure? E quanto costa, in termini ambientali, il tempo che passiamo su internet? In quest’ultimo periodo, tra apologeti e critici, si fa un gran parlare di Greta Thunberg, la giovane attivista svedese – classe 2003 – divenuta messaggera di una vecchia-nuova tutela dell’ambiente grazie ai suoi scioperi scolastici. Ma non serve mobilitare le masse per salvaguardare il nostro pianeta. Bastano piccoli gesti, piccole scelte quotidiane che ognuno di noi può realizzare con non troppi sforzi. Noi di Pressenza ci siamo divertiti a trovare qualche dato.

Quanto inquina una multinazionale del settore alimentare?

Secondo uno studio realizzato da Oxfam[1] ed aggiornato al 2016, tenendo conto dei soli fattori “cambiamento climatico”+”terra”+”acqua”, la classifica delle multinazionali del settore alimentare più inquinanti risulta essere:

[fonte: green.me]

Quanto inquinano i tuoi spostamenti?

E le merci?

  • Trasporto merci su gomma, in Italia: 167,5 miliardi di tonnellate per chilometro percorso[fonte: Wired.it]
  • Rotterdam (11.577 container); Anversa (9.370); Amburgo (8.848); Bremerhaven (5.467); Valencia (4.609) sono i primi cinque porti d’Europa per volume di container movimentati al 2015. Gioia Tauro – nona in classifica – si “ferma” a 3.030. Secondo il professor James Corbett (Università del Delaware) una sola nave cargo inquina quanto 50 milioni di automobili.
  • In percentuale, ancora l’Ispra elabora su dati Eurostat al 2015 le percentuali di inquinamento per- ossidi di azoto (Nox): 59,1% merci; 40% passeggeri; 0.9% “altro” (es. nautica)- composti organici volatili non metanici (Covnm): 79,4% passeggeri; 16,6% merci; 4% altro;- pm2,5: 57% merci; 40,6% passeggeri; 2,4% altro

Ciò significa che, al 2015, per quanto riguarda l’ossido di azoto:

  • le automobili producono 156.520 tonnellate;
  • veicoli con peso maggiore a 3,5 tonnellate e autobus: 181.317 tonnellate;
  • veicoli con peso inferiore a 3,5 tonnellate: 51.242 tonnellate:
  • ciclomotori e motocicli: 5.180 tonnellate;
  • ferrovie: 1.003 tonnellate;
  • attività marittime: 74.796 t;
  • aeroporti: 6.724 t;

Per i Covnm:

  • automobili: 24.533 t;
  • veicoli con peso maggiore a 3,5 tonnellate e autobus: 7.278 t;
  • veicoli con peso inferiore a 5 tonnellate: 3.380 t;
  • ciclomotori e motocicli: 51.055 t;
  • ferrovie: 93 t;
  • attività marittime: 17.355;
  • aeroporti: 1.650 t;

Per i Pm2,5:

  • automobili: 5.535 t;
  • veicoli con peso maggiore a 3,5 tonnellate e autobus: 3.981 t;
  • veicoli con peso inferiore a 5 tonnellate: 2.774 t;
  • ciclomotori e motocicli: 979 t;
  • ferrovie: 25 t;
  • attività marittime: 6.032 t;
  • aeroporti: 48 t;

Benzene:

  • automobili: 882 t;
  • veicoli con peso maggiore a 3,5 tonnellate e autobus: 5 t;
  • veicoli con peso inferiore a 5 tonnellate: 77 t;
  • ciclomotori e motocicli: 546 t;
  • ferrovie: 2 t;
  • attività marittime: 21 t;
  • aeroporti: 35 t;

[fonte: Ispra, anche su dati Eurostat]

Quanto inquina una crociera?

Secondo il rapporto annuale della Nature And Biodiversity Conservation Union la maggior parte delle 77 imbarcazioni prese in esame (su 77, tra cui grandi marchi del settore come MSC e Royal Carribean) sono alimentate ad olio pesante (Hfo), residuato dalla raffinazione del petrolio: ciò porta le crociere – che emettono alti livelli di zolfo – a “pesare” sull’ambiente ben 3.500 volte più di un automobile alimentata a diesel

[fonte: europa.today.it]

Più in generale, dati al 2018:

  • trasporto merci su gomma, in Italia: 167,5 miliardi di tonnellate per chilometro percorso

[fonte: Wired.it, su dati Eurostat]

Quanto inquina una ricerca su Google?

Dati precisi non ne esistono, ad oggi l’unica ad aver provato a quantificare l’inquinamento dell’uso di internet è la ricercatrice Johanna Moll, che ha individuato in 10 grammi di anidride carbonica il “peso” delle ricerche Google – che non ha smentito i dati – sull’ambiente: con una media di 47.000 richieste al secondo, ciò significa partecipare con ogni singola ricerca alla produzione di 500 kg di anidride carbonica al minuto. Google lo sa, e nel 2015 ha così aperto una pagina web, “Co2Gle”[http://www.janavirgin.com/CO2/], che riporta le emissioni al secondo di tali ricerche. La ricerca è per certi versi un aggiornamento di uno studio simile realizzato dalla stessa Google, che nel 2009 calcolava in 200 grammi di anidride carbonica il peso di ogni singola ricerca. Per questo, quando possibile, è preferibile non passare dai motori di ricerca.

[fonte: Agi.it]

Più in generale:

  • una email con un allegato da un megabyte pesa sull’ambiente quanto una lampadina a basso consumo accesa due ore (4 grammi equivalenti di CO2)
  • la stessa ricerca di un minuto da pc fisso pesa 100 wattora, 20 su un portatile e ancora meno su tablet e smartphone
  • archiviare i dati in cloud – evidenzia invece Marta Tripodi su Wired – un sistema che farebbe risparmiare ben l’87% di energia, diventa invece un sistema altamente inquinante perché i data center che senza accorgercene utilizziamo per archiviare file, foto, video o email lette e non cancellate sono spesso alimentati da combustibili fossili e non da fonti rinnovabili.

[fonte: Lifegate.it]

Quanto inquina la carne?

Uno studio del 2013 pubblicato sul PNAS – una delle riviste scientifiche più prestigiose al mondo, denuncia la produzione di carne come l’attività umana più inquinante in assoluto, con il 30% della superficie terrestre non coperta da ghiacci destinata all’allevamento di carni destinate al consumo alimentare umano. Una mucca consuma tra i 75-300 kg di sostanza secca (foraggio, cereali, leguminose, etc) per produrre un chilogrammo di proteine, mentre la stessa ricerca evidenzia che per importare un hamburger importato dall’America ci vogliano, in termini di impatto ambientale, sei metri quadrati di foresta da abbattere per trasformarli in area da pascolo. Per mangiare carne, inoltre, serve un consumo d’acqua 5-10 volte superiore rispetto al nutrirsi di cibo vegetariano.

[fonte: DonnaModerna]

In un articolo del gennaio 2018 SlowFood evidenzia come tre delle maggiori aziende del settore – JBS, Cargill e Tyson – pesino in un anno con la stessa quantità di anidride carbonica emessa in atmosfera della Francia, con livelli simili a quanto emesso da grandi società petrolifere come Exxon, BP e Shell.

Quanto inquina la moda?

La Commissione Economica per l’Europa delle Nazioni Unite nel 2018 ha evidenziato come il sistema moda sia responsabile, da solo, del 20% dello spreco globale d’acqua e del 10% delle emissioni di anidride carbonica, con la sola industria del cotone a cui si deve il 24% dell’uso di insetticidi e l’11% dell’uso di pesticidi. L’85% degli abiti finisce ogni anno in discarica pur essendo in perfette condizioni (“fash fashion”), mentre solo l’1% viene riciclato

[fonte: L’OfficielItalia]

Quanto inquinano le città?

  • Le cinque nazioni più inquinanti al mondo sono: Bangladesh; Pakistan; India; Afghanistan; Bahrein:
  • Le cinque nazioni meno inquinanti al mondo: Islanda; Finlandia; Australia; Estonia; Svezia;
  • Le cinque città più inquinanti al mondo: Gurugram (India); Ghaziabad (India); Faisalabad (Pakistan); Faridabad (India); Bhwadi (India)
  • Le cinque città meno inquinanti al mondo: Judbury (Australia); Emu River (Australia); St. Helens (Australia); Oak Harbor (Usa); Mornington (Australia)

[fonte: airvisual.com]

Quanto inquina la guerra?

Il calcolo realizzato dalla Società Meteorologica Italiana è un po’ vecchiotto (2004) ma ancora attuale, ed evidenzia[2] come

  • carro armato Abrams M1 (peso: 65 tonnellate; 1 km con 4,5 litri di carburante)
  • aereo F15E Strike Eagle o F16 Falcon consuma consuma 16.200 litri/ora (da ora l/h)
  • bombardiere B52: 12.000 l/h
  • elicottero da combattimento AH64 Apace: 500 l/h

I calcoli, realizzati sui dati pubblici della prima Guerra del Golfo (operazione “Desert Storm”, febbraio-marzo 1991) evidenziano che in quel 1991 un giorno di guerra consuma la stessa quantità di carburante che potremmo usare per il pieno di ben 1.125.000 autovetture, con 112.400 tonnellate di CO2 immesse in atmosfera. Cifra a cui andrebbe aggiunto il carburante – e dunque l’inquinamento prodotto – per il trasporto delle truppe sul luogo di guerra.

[fonte: Peacelink]

Qual è l’impronta ecologica dell’Italia?

Per quanto riguarda il nostro Paese, i dati del Footprint Network[3], nel 2016 – ultimo anno di cui sono stati pubblicati i dati – la biocapacità di ogni italiano è pari a 0.9 “ettari globali” (gha, in inglese). Questo dato indica l’area produttiva che spetta ad ogni singolo cittadino, il suo “reddito ecologico”. 4.4 “ettari globali” è invece il dato della nostra singola impronta ecologica: ciò significa che per il 2016 l’Italia ha un deficit ecologico di 3,5 ettari globali per persona.

È un dato che varia di poco dal 2013 e che dal 1961 ad oggi – range preso in considerazione dal FN – è passato da un deficit di 1.4 ettari globali proprio del 1961 (biocapacità: 1 ettaro globale; impronta ecologica: 2,4 ettari globali) e che rimane a tutt’oggi il dato più basso registrato in Italia, ha visto il suo picco massimo con un deficit di 4,8 ettari globali nel 2006, quando ad una biocapacità di 1 ettaro per persona corrisponde una impronta ecologica personale di 5,8 ettari globali.

La situazione globale, come emerge dalla cartina realizzata dal Network, è però in deficit, con al primo posto l’Arabia Saudita (-5,8 ettari globali al 2016). Ucraina, Sudan, Mali, Senegal e Honduras sono i Paesi con deficit più basso (-0,1 ettari globali), mentre il Venezuela è, nel 2016, l’unico Paese ad essere in “pareggio di bilancio”. I Paesi con surplus 2016 più alto sono:

  • Gabon: +19,9 ettari globali (+86.1 nel 1961);
  • Bolivia: +12,7 gha (+49.9 nel 1961);
  • Congo: +8.2 gha (+7.5 nel 1961)

Guiana francese (3,980%); Suriname (2.750%); Guyana (1,900%) Gabon (866%) e Congo (772%) sono i Paesi con le riserve di biocapacità più alte; quelli con maggior deficit: Singapore (9,950%); Bermuda (5,260%); Réunion (2,380%); Barbados (2,190%); Isole Cayman (1,850%). L’Italia registra un deficit del 371%

[fonte: footprintnetwork.org];

E tu quanto inquini?

Quanto inquina la tua navigazione su internet: http://www.zeroimpactweb.it/

Calcola la tua impronta ecologica: https://www.wwf.ch/it/vivere-sostenibile/calcolatore-dell-impronta-ecologica

Note metodologiche

1 – Trattandosi di un articolo sull’impatto ecologico, il calcolo non ha tenuto conto – come invece fa lo studio Oxfam – dei diritti dei lavoratori o della trasparenza delle imprese;

2 – Dal testo: la combustione di 1 litro di benzina produce 2,35 kg di anidride carbonica (CO2), quella di 1 litro di gasolio produce 2,66 kg di CO2, la media che useremo per i nostri calcoli sarà perciò di 2,5 kg di CO2 per ogni litro di carburante

3 – Per “Impronta ecologica” si intende la stima dei servizi ecologici richiesti dalla popolazione locale, mentre la “biocapacità” definisce la capacità potenziale di erogazione dei servizi naturali a partire dagli ecosistemi locali. Con questi due dati è possibile definire il cosiddetto “bilancio ecologico” di un’area, e quindi definirne il deficit o il surplus ecologico attraverso una semplice sottrazione dell’Impronta Ecologica (EF) dalla Biocapacità (BC).

Le infografiche sono state realizzate per Pressenza da Franca Banti

Categorie: Ecologia ed Ambiente, Internazionale
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