Assange: nessun accordo internazionale è stato violato, secondo il ministro degli esteri ecuadoriano

12.04.2019 - Quito - Redacción Ecuador

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Assange: nessun accordo internazionale è stato violato, secondo il ministro degli esteri ecuadoriano

Il governo ecuadoriano ha convocato i media nazionali e internazionali a una conferenza stampa per definire una posizione sulla decisione di sospendere la nazionalità e ritirare il diritto d’asilo a Julian Assange. Alla conferenza stampa hanno partecipato il ministro degli esteri ecuadoriano José Valencia, il ministro degli interni María Paula Romo e altri rappresentanti del governo di Lenín Moreno. Ecco una sintesi delle loro dichiarazioni e risposte

José Valencia ha riferito che la decisione della Presidenza della Repubblica dell’Ecuador non viola alcun accordo internazionale o accordo sui diritti umani, in quanto è noto che Julián Assange ha interferito negli affari di Stato, non solo dell’Ecuador, ma anche di altri paesi e che ha avuto incontri con personalità politiche e spie nelle strutture dell’ambasciata, violando così le regole del protocollo sull’asilo. Questo protocollo è stato stabilito per evitare, appunto, i cattivi comportamenti che, secondo Valencia, Assange ha praticato in questi anni. Rispondendo alle preoccupazioni delle organizzazioni e degli attivisti per i diritti umani, afferma che è stato elaborato e discusso un protocollo con gli avvocati del giornalista e la Commissione interamericana per i diritti umani, verificando che esso soddisfi gli standard necessari.

Il Cancelliere afferma che le autorità e il governo britannico garantiscono che, nonostante gli Stati Uniti abbiano già richiesto l’estradizione, essa non verrà eseguita e che si impegnano a salvaguardare la salute e la sicurezza del giornalista. Per il momento, Assange deve rispondere alle autorità britanniche per quanto riguarda le accuse a suo carico, con la garanzia di poter esercitare la sua legittima difesa.

Il ministro dell’interno Maria Paula Romo ha detto che le indagini dimostrano che un membro di WikiLeaks e hacker russi operano nel paese da anni, violando il diritto alla privacy di terzi, oltre ad aver fatto emergere informazioni sui viaggi che uno di questi membri avrebbe effettuato per parlare con persone che cercano di destabilizzare l’attuale governo. Si indaga anche sull’ipotesi secondo cui tutte queste persone siano collegate tra loro. In merito a questi viaggi si sa che ne sono stati fatti quattro e che l’ultimo è stato in febbraio con Ricardo Patiño, in Venezuela. Per quanto riguarda la presenza di hacker e le loro azioni illegali nel paese, María Paula Romo spera che il sistema giudiziario ecuadoriano prosegua le indagini per trovare queste persone, che sarebbero in relazione anche con un altro sistema di spionaggio, oltre che con Julian Assange.

Per quanto riguarda le critiche a questa decisione del governo e le affermazioni secondo cui si tratta di una vendetta per la pubblicazione degli Ina Papers, José Valencia ha affermato che il Presidente della Repubblica ha agito sulla base di fatti e del diritto, elementi decisivi  che cercano di proteggere gli interessi dello Stato ecuadoriano.

María Paula Romo, dal canto suo, afferma che il governo ecuadoriano si è consultato il governo britannico sulla possibilità di estradare Assange, chiedendo anche che la risposta sia presentata per iscritto per avere la prova delle garanzie offerte al direttore di WikiLeaks. Le consultazioni si sono tenute il 7 marzo, il 10 agosto 2018 e il 2 aprile 2019.

Riguardo la questione relativa al fatto che l’Ecuador chiederà l’estradizione di Julian Assange per le accuse di spionaggio mosse contro di lui, il ministro Romo dice che queste accuse vanno oltre quanto è successo nelle ultime settimane presso l’ambasciata ecuadoriana. Per lei, nonostante lo smantellamento del SENAIN (Segreteria Nazionale dei Servizi Segreti), in Ecuador esiste ancora una rete di spionaggio.

Il ministro riconosce che, nonostante si possa contare su alcune prove, resta ancora molto da raccogliere, le persone coinvolte non sono state identificate e non sono state sanzionate. Pertanto, non ritiene opportuno collegare l’episodio di Julian Assange con l’indagine in corso sulla rete di spionaggio operante in Ecuador.

José Valencia risponde alle critiche sulla procedura dell’allontanamento di Assange dall’ambasciata e sulla possibilità che questa possa essere considerata una violazione del territorio ecuadoriano. Per lui, contrariamente a quanto si dice, Assange è stato scortato fuori dall’ambasciata su espressa richiesta dell’ambasciatore ecuadoriano, ai sensi della Convenzione di Vienna del 1961.

Il Cancelliere ha affermato che l’asilo non dovrebbe essere considerato una via d’uscita per evitare di rispondere alle autorità sui crimini di cui è accusato un individuo. Inoltre non ritiene che si sia violato il diritto ad avere una posizione politica, dal momento che Julian Assange si era impegnato a non dare opinioni su alcuno Stato e, rompendo con questo impegno, sta dando opinioni politiche.

Sulla sospensione della nazionalità di Assange, secondo l’Assemblea Nazionale una delle cause è stata la sua ignoranza della lingua, poiché in qualsiasi riunione o procedura richiedeva un interprete. A fronte di ciò, tramite procedura amministrativa, si decide di sospendere la cittadinanza, che è il primo passo nel processo di ritiro della stessa.

Per concludere, il ministro María Paula Romo sostiene che il governo agisce in base alla legge, quindi non ricorre ad attività di spionaggio, diffamazione o diffusione pubblica di informazioni e corrispondenza delle persone. Sono molti i paesi che continuano a chiedersi se Julian Assange si sia veramente dissociato da WikiLeaks da quasi sette anni, poiché, avendo il privilegio dell’asilo, non può infastidire il paese che lo ospita, tanto più se si è trattato di un’azione volontaria.

Julian Assange se había comprometido a no dar opiniones sobre cualquier Estado y, al romper con este compromiso, está vertiendo opiniones políticas.

Sobre la suspensión de la nacionalidad de Assange, de acuerdo a la Asamblea Nacional, una de las causas fue su desconocimiento del idioma, ya que en cualquier reunión o trámite, requirió de un interpreté. Ante esto, por trámite administrativo, se decide suspender la nacionalidad, que es el primer paso en el proceso de retiro de la misma.

Para cerrar, la Ministra María Paula Romo, defiende que el gobierno actúa amparado en la ley, por lo que no recurre a actividades de espionaje ni de difamación o exposición pública de información y correspondencia de las personas. Son muchos los países que siguen preguntándose si Julian Assange, desde hace casi siete años, realmente se desvinculó de WikiLeaks, ya que al tener el privilegio del asilo, no puede importunar al país que lo recibe y más si fue una acción voluntaria.

Di Jember Pico Castañeda

 

Traduzione dallo spagnolo di Silvia Nocera

Categorie: Cultura e Media, Diritti Umani, Politica, Questioni internazionali
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