Andrés García Berrio: “Quel che è successo il 6-F a El Tarajal è un crimine di Stato”

22.02.2019 - Ceuta - Antonio Sempere

Quest'articolo è disponibile anche in: Spagnolo, Catalano

Andrés García Berrio: “Quel che è successo il 6-F a El Tarajal è un crimine di Stato”

García Berrio ha partecipato alla VI Marcia per la Dignità che ha ricordato, come ogni anno, i 15 migranti che sono morti il 6 febbraio 2014 sulla spiaggia di El Tarajal (Ceuta), cercando di entrare in Spagna via mare. La marcia di quest’anno è stata convocata con lo slogan “Nessuna persona è illegale”

Andrés García Berrio, avvocato penalista e direttore di Iridia, un’associazione che opera in Catalogna per la difesa dei diritti umani, ha una lunga traiettoria di attivismo e lotta sociale ed è un convinto difensore della chiusura in tutta la Spagna dei CIE, che considera prigioni, dato che privano della libertà le persone che non hanno commesso alcun crimine.

Anche quest’anno si è celebrata la Marcia per la Dignità in memoria delle vittime del 6-F. Cosa ne pensi di quel giorno e del fatto che non sia ancora stato chiarito cosa è successo?

Il 6F è stato uno dei più gravi crimini di Stato nella storia recente del nostro Paese. Ci stanno derubando del nostro diritto alla verità e alla giustizia. Vi sono chiare prove del coinvolgimento della Guardia Civil, ma lo Stato non ha ancora svolto le indagini necessarie per chiarire quanto è accaduto, né c’è stata la volontà in questo senso del tribunale di Ceuta. Tuttavia, la società civile e le accuse popolari hanno messo sul tavolo la presenza di testimoni e questo ha fatto sì che il caso non sia stato archiviato, ma c’è un grande ritardo negli interrogatori di questi testimoni. È necessario un cambiamento nel tribunale di Ceuta.

Quale corso pensi che prenderà questo caso? Sarà necessario ricorrere a istanze più elevate del Tribunale di Ceuta?

Il contributo che apporteranno le dichiarazioni di questi due testimoni può essere fondamentale. Forse il processo continuerà ad allungarsi. È una vergogna che si stia conducendo un’istruttoria da ormai cinque anni su di un caso che si sarebbe dovuto indagare il più rapidamente possibile. Credo che sia stato creato un manto di impunità, che si sta rompendo grazie al lavoro delle organizzazioni che stanno portando avanti la particolare accusa e credo che queste organizzazioni siano convinte che, se questo caso finirà per essere archiviato, probabilmente finirà davanti alla Corte europea dei diritti umani.

È una vergogna che da ormai cinque anni si stia conducendo un’istruttoria su questo caso

Cosa ne pensi della proposta congiunta dei governi di Ceuta e Melilla, entrambi nelle mani del Partido Popular, di richiedere l’autorizzazione al “rimpatrio” dei minori stranieri non accompagnati?

La deportazione forzata di bambini e bambine dovrebbe essere un motivo sufficiente affinché le persone oneste mostrino il loro rifiuto totale di questo sistema di controllo delle migrazioni che viola completamente i diritti umani. Stanno arrivando tempi di resistenza e dobbiamo lavorare con la massima intelligenza per creare alleanze a livello nazionale e internazionale. Dobbiamo ribellarci in maniera positiva e costruttiva. Non dovremmo concentrarci tanto sui messaggi dei partiti di destra e di estrema destra, quanto sul fatto che la gente non vuole essere cattiva gente. C’è un grande gruppo di interessi sociale, politico e mediatico che vuole trasformare la nostra società in una società di basso livello in quanto ai valori. Dobbiamo rendere chiaro che è possibile allo stesso tempo difendere i diritti umani e organizzare un sistema di controllo dei flussi migratori.

Stanno arrivando tempi di resistenza e dobbiamo lavorare con la massima intelligenza

Ritieni che queste posizioni siano dovute alla deriva dell’Unione Europea verso idee molto conservatrici in materia di migrazione e asilo?

Non abbiamo fatto un’analisi seria del razzismo e della tradizione coloniale nel momento in cui abbiamo strutturato le nostre società. Oggi, a seconda del colore della pelle o del luogo di nascita, la vita di alcune persone vale meno di quella di altre. Dobbiamo mettere al centro della nostra azione la ricerca di modi per creare nuove alleanze e lavorare nella lotta contro il razzismo. Le politiche europee rispondono a una logica razzista che invisibilizza le minoranze e propone un modello che in nessun caso soddisfa o garantisce i diritti umani.

Il contrario della memoria è l’oblio, e senza memoria non possiamo andare avanti

Infine, è necessario venire a Ceuta ogni 6 febbraio?

Al di là dei fatti di El Tarajal, che non è una questione di poco conto, e che anzi credo sia uno dei più grandi crimini di Stato, il 6 febbraio dovrebbe essere considerato anche come un giorno di lotta a livello nazionale contro le morti alle frontiere. Credo che questa giornata sia essenziale e incoraggiamo i nostri colleghi di Ceuta e dell’Andalusia a continuare a convocarla, perché il contrario della memoria è l’oblio, e senza memoria non possiamo andare avanti.

Una galleria di immagini della VI Marcia della Dignità, che quest’anno è stata convocata con lo slogan “Nessuna persona è illegale”

Ricordiamo che il 6 febbraio 2014 dei migranti africani tentarono di entrare in Spagna via mare e, arrivati alla spiaggia di El Tarajal (Ceuta), 15 di loro morirono. Non è ancora chiaro se tale disgrazia fu causata dall’azione, o dall’inazione, della Guardia Civil, che si trovava sul posto. Il processo giudiziario non avanza, pur essendo stato aperto già da ben 5 anni presso il Tribunale di Ceuta.

 

Traduzione dallo spagnolo di Domenico Musella

Categorie: Africa, Diritti Umani, Europa, Fotoreportages, Internazionale, Interviste, Migranti
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