Appunti su Bolsonaro a Davos: la scala, la pista cifrata e una autostrada

24.01.2019 - Paolo D'Aprile

Appunti su Bolsonaro a Davos: la scala, la pista cifrata e una autostrada

Una canzone troppo lunga, otto minuti e due secondi. E per di più l’ultima della prima facciata. Una lagna infinita, la stessa melodia ripetuta ad libitum e sostenuta da un arpeggio di chitarra spauracchio di ogni ragazzino che tenti di ripeterlo. Poi però un furioso stacco di batteria e un assolo di chitarra leggendario fanno un macello e la lunga lagna si riabilita immediatamente per diventare uno dei capolavori del rock. Dicono che le radio americane la suonavano in continuazione. Durava il tempo esatto per fumarsi una sigaretta. Un pausa, e vai con la canzone. Una, due, dieci volte al giorno, la melodia divenne uno dei simboli dei Led Zeppelin, roba da brividi. In otto minuti e due secondi si può suonare Stairway to Heaven e in paradiso arrivarci davvero; in otto minuti e due secondi si può parlare al Word Economic Forum di Davos. Anzi meno: di minuti ne bastano sei. E sei minuti ci si presenta ad una allibita platea internazionale che ascolta uno sciorinare di luoghi comuni degni dei peggiori depliant: Investiremo in modo massiccio in sicurezza in modo tale che tutti voi possiate visitarci con le vostre famiglie, perché siamo un paese tra i primi al mondo in bellezze naturali; venite a conoscere la nostra Amazzonia, le nostre spiagge, le nostre città, il nostro Pantanal; il Brasile è un paradiso ma ancora molto poco conosciuto. Per un attimo ho temuto che parlasse anche del carnevale e delle sue ballerine. Però è andato oltre. Ha detto che, per la prima volta nella storia, il Brasile ha un governo competente la cui politica estera e il commercio internazionale non si baseranno più su criteri ideologici socialisti-bolivariani; ha inoltre affermato l’importanza di difendere la famiglia, la proprietà privata e i veri diritti umani. Sì, i diritti umani veri. Non quelli falsi dei quali si parla tanto e a sproposito. I diritti umani veri sono un’altra cosa. Conclude i sei minuti del discorso, previsto per durarne quarantacinque, con la sua frase di sempre: mettendo Dio sopra ogni cosa, credo che le nostre relazioni ci porteranno a un grande progresso. Sei minuti.

Robert Shiller, premio Nobel di economia, dichiara che Bolsonaro gli fa paura e che il Brasile si merita molto di più. In sei minuti il nuovo presidente, ha venduto il paese al miglior offerente: senza entrare nei dettagli ha annunciato il suo programma di privatizzazione ai pescecani dell’economia mondiale. Di tempo per spiegarsi ne aveva parecchio, cosí come alla conferenza stampa di prassi, alla quale si è rifiutato di partecipare. Le seggiole, il tavolo vuoto nella desolazione totale, davanti alla platea di giornalisti del mondo intero è l’immagine emblematica di chi, al di lá della sua retorica di eterna campagna elettorale, non ha assolutamente niente da dire e da rispondere. In sei minuti problema risolto. Ha parlato di spiagge e progresso, di riforma economica e diritti umani.

Quelli veri però. Qualche anno fa, lo stesso Bolsonaro dal pulpito del parlamento: Fino a quando lo stato non avrà il coraggio di adottare la pena di morte, i gruppi di sterminio sono i benvenuti. E se nello stato di Bahia non trovano lo spazio necessario, possono venire a  Rio de Janeiro. Da parte mia avranno tutto l’appoggio di cui hanno bisogno. Certo, sono gruppi illegali, ma in questa sede rivolgo a loro i miei complimenti per aver contribuito alla diminuzione degli indici di criminalità. E dopo l’esplicito invito a trasferirsi dalla città di Salvador a Rio, così fu davvero. Da quel momento Rio de Janeiro vide il sorgere di milizie paramilitari organizzate da frange impazzite dei reparti speciali della polizia, protette e finanziate, da uomini politici e imprenditori legati a filo doppio agli interessi criminali, il riciclaggio di fondi neri e il traffico di droga internazionale.

Quasi un anno fa venne uccisa Marielle Franco,  attivista e consigliere comunale di Rio. Dopo mesi di indagini incagliate, il ministro della giustizia sibillinamente dichiara che l’esistenza di forze occulte e di uomini politici importanti impediscono di arrivare ai responsabili. Ieri, accusati dell’omicidio di Marielle, sono stati catturati i capi di una delle grandi milizie (i gruppo di sterminio, come li ha chiamati Bolsonaro nel suo discorso in parlamento). La moglie e la madre di uno di loro, fino al mese di novembre ultimo scorso, lavoravano nell’ufficio politico di Flavio Bolsonaro, figlio di tanto padre, oggi senatore della repubblica. Uno degli slogan presidenziali dice letteralmente: Direitos Humanos para os Humanos Direitos. È un gioco di parole: Direito, significa diritto, giurisprudenza, legge; ma significa anche “comportarsi bene”, “fare il bravo” “essere un buon cittadino”. I diritti umani per chi se li merita, per gli umani che si comportano bene, gli umani Direitos, appunto.

La pista cifrata, pagina 14 de La Settimana Enigmistica. Basta seguire l’ordine e collegare i punti numerati e come per magia appare un bel disegno. La pista cifrata:

1) Un futuro presidente esalta in parlamento l’opera dei gruppi di sterminio;

2) L’omicidio di Marielle Franco, nota attivista per i diritti umani;

3) Un attuale presidente davanti al mondo parla di diritti umani solo per chi si comporta in modo tale da meritarseli;

4) Il figlio senatore assume nel suo ufficio politico la moglie e la figlia di un capo milizia (oggi latitante).

5) La polizia federale arresta i capi miliziani accusati di uccidere Marielle, attivista di quei diritti umani esecrati dal presidente.

Qualcuno può aiutarmi a legare i punti?

In risposta alla melodiosa Scala per il Paradiso, il gruppo AC/DC lanciò la famosissima Highway to Hell, dura, sporca, ma orecchiabile e semplicissima da suonare, rock duro che più duro non si può. Non so quale sia la canzone più bella. So invece che la scala per il paradiso qualcuno ce l’ha portata via. L’autostrada per l’inferno invece corre dritta dritta, solo per noi.

 

Categorie: Diritti Umani, Europa, Internazionale, Opinioni, Sud America
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