Sea-Watch, bloccati in mare da oltre 6 giorni

27.12.2018 - Redazione Italia

Sea-Watch, bloccati in mare da oltre 6 giorni
(Foto di https://www.flickr.com/photos/sea-watch/albums/)

Durante i giorni di Natale, cinque paesi del cosiddetto Occidente cristiano hanno negato a Sea-Watch 3 e alle 32 persone soccorse l’approdo in un porto sicuro.

La nave rimane ancora bloccata in mare in un nuovo limbo politico, nell’indifferenza dell’Unione Europea, che sembra non voler interrompere la sua feroce politica anti-migrazione.

Sabato scorso l’equipaggio di Sea-Watch 3 ha salvato 32 persone tra cui quattro donne, quattro minori non accompagnati e tre bambini. Cinque paesi (Italia, Malta, Spagna, Paesi Bassi e Germania) si sono rifiutati di assumersi la responsabilità e di concedere a queste persone, in fuga dall’inferno libico, un porto sicuro per Natale.

“Ci viene negato, ormai da oltre sei giorni, un porto sicuro. A bordo siamo attrezzati, ma l’inverno nel Mediterraneo, con il suo clima insidioso, colpisce persone già indebolite” afferma Phillip Hahn, capo missione di Sea-Watch. “L’Europa deve assumersi le proprie responsabilità ora e la Germania dovrebbe dare il buon esempio”.

In Germania infatti, oltre 30 città e diversi stati federali si sono dichiarati rifugi sicuri e sono disposti ad accettare le persone soccorse. Sea-Watch chiede che il Governo Federale Tedesco e il Ministro dell’Interno Horst Seehofer si avvalgano del Residence Act, offrendo a coloro che sono fuggiti dalla guerra, dalla tortura e dalla morte in Libia una soluzione che renda giustizia ai diritti umani, alla Convenzione di Ginevra sui rifugiati e ai presunti valori europei.

“A pochi giorni dalla pubblicazione del rapporto ONU che riporta ‘orrori indicibili in Libia’, i governi europei continuano imperterriti a sostenere un sistema che prevede il rientro forzato proprio in Libia delle persone soccorse” afferma Giorgia Linardi, portavoce di Sea-Watch in Italia. “A Natale spicca in maniera ancora più forte la lucida mancanza di umanità degli stati membri. Come rappresentanti della società civile in mare, ci opponiamo strenuamente a questa costante violazione del diritto internazionale e negazione del diritto alla vita e per questo veniamo lasciati con le persone soccorse in mare aperto a dicembre. Abbiamo comunque festeggiato il Natale, con 17 diverse nazionalità a bordo e 3 diverse religioni. Il nostro regalo di Natale agli ospiti a bordo è stato informare i loro parenti uno a uno, da terra, del fatto che i loro cari fossero vivi.  Noi proteggiamo le persone, i nostri governi, cosa proteggono?” conclude Linardi.

Categorie: Africa, Comunicati Stampa, Diritti Umani, Europa
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