Lettera di un padre al figlio segregato

20.09.2018 - Ivan Marchetti

Quest'articolo è disponibile anche in: Spagnolo

Lettera di un padre al figlio segregato
(Foto di CLIVA)

Nella mattina del 10 settembre 2018 mio figlio, di nemmeno quattro anni, ha dovuto subire l’umiliazione di essere separato dai suoi compagni di materna, grazie ad un ordine impartito dalla dirigente scolastica alla maestra. Nonostante fossimo in regola con tutti i documenti del caso, come richiede la legge sull’obbligatorietà vaccinale e la circolare della Regione Piemonte, ci è toccato subire questo abuso, per il quale abbiamo fatto un esposto alla Procura di Ivrea.

Quella che segue è una lettera che ho voluto dedicare a mio figlio, in relazione a questa assurda vicenda.

Non riuscirò mai più a togliermi dal cuore e dagli occhi quell’immagine tua, isolato nella palestra della scuola materna, lontano dai tuoi compagni. Non posso e non voglio, anzi, quell’immagine intendo averla sempre viva, perché rappresenta la sintesi di ogni sofferenza vissuta dai bambini, figli di una società che non ha pietà di loro.

Anche tu sei una piccola vittima della paura che pervade in lungo e in largo la nostra società, dell’ignoranza, dell’insensibilità e della necessità di evitare le responsabilità. Cosa c’è di meglio che imporre con la forza l’isolamento di un bambino che non si può difendere? Quale migliore occasione per incutere terrore ai genitori? Ma questa volta la macchina si è inceppata, il sistema ha incontrato una scomoda anomalia: due genitori che si sono opposti, che non si sono piegati e che hanno fatto valere i tuoi diritti! Allora la menzogna ha incontrato il coraggio della verità. E’ una verità semplice: meno si ha paura e più si ottiene. E’ una verità che parte da lontano e che alberga nei cuori di tutti coloro che sentono, come proprie, le sofferenze del mondo, e se ne fanno carico. Un atteggiamento che non permette il respiro dell’indifferenza e che impone di affrontare ogni ingiustizia con il massimo dell’impegno, sia propria, che di altri.

Per affrontare tutto questo bisogna avere una grande forza d’animo. Non bisogna cedere il passo allo sconforto e alla frustrazione, che genera da sempre, contraddizione e quindi violenza. Hai avuto la fortuna di nascere in un momento di oscurantismo, che annuncia l’inevitabile fine della preistoria umana; una fine che grazie alle nuove generazioni incarnate da te, accende una nuova luce ed un nuovo modo di intendere l’esistenza.

Non mi stupisco dell’accaduto, di come una maestra amorevole e professionale si possa trasformare, dal giorno alla notte, nella figura che, eseguendo gli ordini, partecipa al tuo isolamento. Di come una dirigente non si prenda cinque minuti per dare uno sguardo ad una legge, in un momento così particolare. Di come un’Istituzione come la scuola italiana, prima sbandieri propositi di accoglienza ed integrazione, e poi rinverdisca con una tale sufficienza, gli antichi fasti dell’apartheid e del segregazionismo.

No, tesoro mio, non sto esagerando. Non sto provando a gettare benzina sul fuoco. A volte è necessario, anche se fa male, chiamare le cose con il loro nome, perché l’eco della vergogna, possa arrivare lontano, in luoghi sperduti in cui altri possano far loro la nostra indignazione e trasformarla in una permanente condizione di forza.

Chissà se un giorno coloro che stanno perpetrando tanta ingiustizia e dolore, riusciranno a trovare un po’ di pace? Lo spero tanto, perché non deve essere semplice vivere con un fardello così pesante di contraddizioni come il loro. Sì, voglio dirti che, oltre quell’immagine della tua solitudine, porto un altro peso sul cuore: la solitudine della tua maestra, la solitudine della dirigente, la solitudine del ministro, la solitudine di tutti coloro che puntano il dito e che non fanno altro che alimentare la bestia che, un giorno, li divorerà.

Vedi, ho tanta rabbia dentro, ma non sono risentito con nessuno. E’ questa la differenza, è questo sentimento che mi permette ancora di avere le porte del futuro aperte e la forza di lottare un giorno di più. L’odio è mortale, l’odio è paura, l’odio è l’arma degli stolti, è quello a cui più facilmente ci si vende per avere la propria vendetta, lavacro di ogni dolore. Non è così, ricordati sempre che non è così e che le vie della riconciliazione portano al trionfo della vita, mentre quelle dell’odio sono generatrici di mostruosità, proprio come quella che permette, nel 2018 del XXI secolo, di segregare un bambino nella sua scuola in cui è regolarmente iscritto.

Ma voglio dirti di più: noi questa battaglia per la dignità la vinceremo! Sai perché sono così sicuro delle mie parole? Perché l’abbiamo già vinta, proprio nel momento in cui abbiamo detto NO, non vi permetteremo di andare oltre: oltre la legge, oltre l’etica, oltre il rispetto che vogliamo avere per noi stessi; oltre il vuoto di certi atti che di umano non hanno ormai più nulla. Nel momento in cui abbiamo deciso di andare oltre.

Ed ora nel silenzio del tuo mare calmo, nel respiro profondo del mondo che lento si muove nell’incedere ineludibile del nuovo che verrà, ti chiedo di aiutarmi e di darmi la forza per proteggerti ogni giorno dai mali della vita e donarti amore, fiducia in te stesso e negli altri ed entusiasmo per le cose che, via via, andrai costruendo.

Sono certo che, questa esperienza che stiamo vivendo, non farà altro che rafforzare la nostra unione, i nostri sentimenti ed i nostri convincimenti. Nulla ci potrà fermare mai, se i nostri atti andranno oltre noi stessi, se le nostre intenzioni urleranno forte il nome dell’umanità ritrovata, se ogni parola che diremo, riusciremo ad onorarla con un’azione coerente.

Ora ti abbraccio più forte che posso, certo che le tue piccole mani di oggi, sapranno domani una volta divenute grandi, restituire un po’ di giustizia a questo mondo malato.

Tuo padre

Ivan

Categorie: Diritti Umani, Educazione, Europa, Opinioni
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