Barcellona accoglie la Open Arms con un atto di protesta verso l’Europa

05.07.2018 - Redacción Barcelona

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Barcellona accoglie la Open Arms con un atto di protesta verso l’Europa
(Foto di Antonio Sempere)

All’arrivo a Barcellona della nave umanitaria Open Arm, con a bordo 60 persone salvate nel Mediterraneo, Proactiva Open Arms, varie autorità della città e della Catalogna e quattro eurodeputati che erano sulla nave hanno rilasciato le seguenti dichiarazioni.

Poto di Manu (Fotomovimiento)

Ada Colau, sindaca di Barcellona, ha dato il benvenuto ai membri della Ong Proactiva Open Arms e ha ricordato che il Comune di Barcellona chiede da tre anni di diventare città rifugio. “Abbiamo assistito con rabbia alla politica migratoria europea e non vogliamo essere complici. Gli stati devono salvare vite; se vogliamo rispettare i diritti umani questa è l’unica opzione possibile” ha commentato. Ha sottolineato il ruolo di Proactiva Open Arms, che negli ultimi anni ha dimostrato che si possono salvare vite in condizioni difficili. Se ci sono riusciti loro, cosa potrebbero fare gli stati?

La sindaca ha ricordato: “Abbiamo visto molte volte la nave Open Arms che usciva dal porto, ma questa è la prima volta che ha potuto tornare con le persone salvate, nonostante la criminalizzazione che le Ong stanno subendo. Grazie di aver dimostrato che non abbiamo perso l’umanità e che la democrazia europea ha ancora qualche possibilità.

Finalmente abbiamo potuto organizzare un atto di accoglienza nel porto della nostra città. Abbiamo dimostrato che è possibile coordinarsi rapidamente per dare risposta,” ha dichiarato, per poi ringraziare tutti i partecipanti all’operazione: personale sanitario, avvocati, forze di sicurezza, Croce Rossa ecc.

Ha ribadito che le istituzioni devono sempre salvare tutte le vite. “Ogni vita umana è importante a prescindere dalla sua provenienza. A Barcellona voremmo veder arrivare il giorno in cui potremo essere un porto di accoglienza. Abbiamo accolto centinaia di persone invisibili e abbiamo bisogno che questi gesti si trasformino in politiche del governo, che ne ha la competenza. Abbiamo bisogno di una politica organizzata sull’immigrazione. Oggi è in crisi la credibilità del progetto democratico europeo”.

Rispetto al fondo europeo di centinaia di milioni di euro destinati all’asilo, Ada Colau ha commentato che finora non sono serviti ad accogliere i migranti. Nonostante le affermazioni di alcuni politici, chi viene qui vuole dignità e non aspira a vivere di sussidi. C’è bisogno che la legge sugli stranieri venga rivista e che queste persone ricevano permessi di soggiorno per potersi rifare una vita.

Foto: Antonio Sempere

Oriol Amoros, segretario all’Uguaglianza, Migrazioni e Cittadinanza della Generalitat catalana, ha dato a sua volta il benvenuto alle persone salvate da Open Arms. “Stiamo assistendo a un dibattito ovvio. Non dovremmo discutere se si debba o no rispettare il diritto marittimo. Il fatto che l’Europa smetta di essere uno spazio di libertà e democrazia ci spaventa, ” ha dichiarato. Ha anche ringraziato per il lavoro fatto Open Arms, le organizzazioni, lo stato e i comuni che hanno appoggiato questa operazione. “Sebbene il numero di migranti in questo paese sia basso, visto l’aumento dei conflitti aumentano le richieste di asilo, la presenza di minori e gli arrivi dalla frontiera sud. La soluzione deve passare dalla difesa dei diritti umani  nel luogo di origine, durante il viaggio e una volta giunti a destinazione”.

Carmen Aramburu, direttrice sanitaria della delegazione del governo in Catalogna, ha spiegato le misure sanitarie prese per l’accoglienza della nave e ha aggiunto che tutti i migranti salvati sono stati dimessi sul posto.

Oscar Camps, direttore di Proactiva Open Arms, ha ringraziato tutti e spiegato che dopo tre settimane è stato difficile lasciare la nave. Sono arrivati contenti di aver salvato sessanta persone e allo stesso tempo tristi perché due paesi dell’Union Europea non li hanno fatti entrare, nonostante avessero bisogno di carburante, provviste e appoggio. “Quando i libici ti minacciano e l’Unione Europea ti dice di non intervenire e di andare a casa, prendere la decisione di salvare la gente diventa difficile”.

Oscar ha ringraziato il capitano, che ha subito le pressioni dell’Unione Europea, il premier spagnolo e il suo governo, che hanno offerto un porto, la sindaca di Barcellona, che ha li ha sempre aiutati, Greenpeace, che è stata a loro fianco e la Croce Rossa.

“Non abbiamo salvato sessanta persone” ha poi denunciato. “Ne abbiamo lasciate morire più di trecento. Il governo maltese non lascia uscire le navi umanitarie dai suoi porti e quello italiano non le lascia entrare, violando così il diritto comunitario. Chi deve far rispettare la legge? Certo, il governo spagnolo ci ha concesso un porto, ma era obbligato a farlo.”

Si pagano 500 milioni di euro alla Guardia Costiera libica, ossia un gruppo terrorista, formato da trafficanti e torturatori. Hanno sparato a Open Arms mentre navigava in acque internazionali e il suo capitano è stato accusato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, un reato che può comportare da quattro a dodici anni di carcere. La Ong è accusata di traffico di esseri umani.

Foto: Antonio Sempere

“Questa volta ci hanno prestato più attenzione, forse perché a bordo c’erano quattro europarlamentari. Dovremo portarne altri, se vogliamo continuare a salvare vite. Abbiamo bisogno di farci sentire. Sono tre anni che cerchiamo di  creare attenzione mediatica intorno a questa situazione, perché venga spiegata, raccontata e documentata. Forse siamo riusciti a far cambiare idea a centinaia di migliaia di persone e forse questo ha spinto Pedro Sánchez a prendere la decisione di accogliere l’Aquarius in Spagna. Siamo stati sul punto di salvare centinaia di vite. Abbiamo portato qui sessanta persone, ma ne abbiamo perse trecento e nessuno se ne cura. Arrivare qui ci è costato quattro giorni di viaggio e trecento morti. La responsabilità è di tutti. Abbiamo bisogno dell’appoggio di molta più gente” ha concluso Oscar Camps.

Miguel Urban, eurodeputato di Podemos, ha ringraziato l’equipaggio dell’Astral e di Open Arms. “Si sta mettendo in discussione il diritto d’asilo, il diritto dei migranti, ma difendendo i loro diritti stiamo difendendo anche i nostri. Dal 27 giugno ci sono stati più di 460 morti nel Mediterraneo e questo è successo perché non c’erano navi delle Ong. Erano tutte bloccate a Malta. L’Unione Europea ha le mani sporche di sangue e sta trasformando il Mediterraneo nella più grande fossa comune del mondo.

Nelle ultime due settimane sono arrivati a Barcellona in pulman 600 migranti. E’ necessaria una politica che non sia fatta solo di gesti. Bisogna cambiare le politiche dell’Unione Europea e della Spagna riguardo ai migranti, per esempio chiudendo i Centri di Detenzione per Stranieri e rispettando i protocolli per chi arriva via mare o in pulman. Qui si sta parlando di chi ha diritti nell’Unione Europea, che ha scelto di combattere i poveri al posto della povertà. Si criminalizzano le Ong perché sono testimoni dei risultati delle nostre politiche. Il progetto dell’Unione Europea sta naufragando” ha chiarito Urban.

Ana Miranda, eurodeputata del Bloque Nacionalista Gallego, ha dichiarato: “Basta con queste politiche, basta con i naufragi. “ Ha commentato che gli eurodeputati erano dove devono essere: contro le ingiustizie, denunciando questa Unione Europea, dando voce ai morti che non possono più parlare. Ringrazio di aver potuto ascoltare la storia di Mustafá, Judith e Mohamed. Il nostro obbligo come politici è quello di denunciare queste cause dalle istituzioni che decidono di esporsi per queste persone. Io vengo da un popolo che ha dovuto emigrare nel XIX, nel XX e nel XXI secolo, ma ce lo siamo dimenticati e diciamo che i migranti ci tolgono il lavoro, quando il problema è la sua precarizzazione”.

Anche Eleonora Forenza, eurodeputata di Rifondazione Comunista-Potere al Popolo, ha ringraziato Open Arms e ha definito importantissima l’esperienza fatta, sia come persona che come rappresentante istituzionale. Ha ammesso di vergognarsi per la politica razzista del governo italiano e raccomandato a chi parla di rimpatri, o usa parole come patria e frontiere di fare quest’esperienza. “Durante questo viaggio ho pensato a quante persone avremmo potuto salvare, se non avessimo dovuto subire l’opposizione di paesi come Malta o l’Italia, o la stessa Unione Europea. Se il governo italiano vuole essere ricordato per i suoi crimini contro l’umanità, questo è il naufragio dell’Unione Europea,” ha  concluso.

Javi López, eurodeputato di PSC-PSOE, ha definito l’esperienza di salvare vite nel Mediterraneo piena di speranza, la speranza di arrivare a un porto pronto all’accoglienza, ma anche di meschinità, quella dei governi che criminalizzano le Ong. “Noi abbiamo fatto un viaggio di una settimana, ma molti viaggiano da anni. Rimango con il lavoro fatto e con tutto quello che c’è ancora da fare”.

Traduzione dallo spagnolo di Anna Polo

 

 

 

 

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