Il Belgio dice no ai fondi avvoltoi

12.06.2018 - Francesco Gesualdi

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Il Belgio dice no ai fondi avvoltoi

Gli americani scriverebbero NML Capital contro lo stato belga. Il processo si è tenuto il 31 maggio ed ha perso NML. Il procedimento era cominciato nel marzo 2016 ed aveva come oggetto una legge varata dal parlamento belga il 12 luglio 2015. NML Capital ne voleva l’annullamento, ma la Corte costituzionale belga ha detto no. Una vittoria non solo per il Belgio, ma per il mondo intero.

Volendo partire dall’inizio, diciamo col dire che NML Capital è un fondo d’investimento appartenente ad Elliott Management Corporation, il gruppo fondato da Paul Singer per fare soldi sul mercato finanziario tramite tutte le strategie che l’ingegneria finanziaria mette a disposizione. La specialità di NML, rigorosamente domiciliata nelle Isole Cayman, noto paradiso fiscale, è l’acquisto a prezzi stracciati dei titoli di debito pubblico che tutti svendono perché emessi da stati in odore di fallimento. NML li compra per poi portare gli stati debitori in tribunale e pretendere da loro il pagamento del valore pieno dichiarato sul titolo. Ed è proprio per il loro atteggiamento predatorio che le società come NML Capital sono definiti “fondi avvoltoi”.

Il numero di governi che nel corso degli anni NML è riuscito a portare in giudizio è molto ampio, il più recente è quello dell’Argentina. Posta di fronte a una grave crisi economica e sociale, nel 2005 prima e nel 2010 dopo, i governi Kirchner avevano proposto ai creditori privati un abbattimento del capitale del 60% in cambio di un tasso di interesse legato alla crescita del prodotto interno lordo. L’offerta venne accettata dalla quasi totalità dei creditori, ad accezione di alcuni fondi, fra cui NML Capital, che per pochi soldi avevano comprato i titoli del debito argentino nel 2001 quando il paese stava precipitando nel caos. E benché il credito nelle loro mani rappresentasse appena l’1,6% del valore totale dei titoli argentini in circolazione, riuscirono a portare il governo sudamericano in giudizio difronte alla magistratura statunitense. Nel 2011, il giudice Thomas Grisea, presidente di una corte dello Stato di New York, accolse le ragioni dei fondi ed impose all’Argentina di sospendere tutti gli accordi presi con gli altri creditori finché non avesse rimborsato i fondi dissenzienti. L’Argentina avrebbe anche potuto ignorare la sentenza del giudice Grisea, se non fosse che la sentenza poteva diventare esecutiva anche in altre nazioni. Infatti la legislazione di molti paesi prevede di poter accogliere le sentenze emesse dai tribunali stranieri e renderle esecutive tramite il sequestro dei beni che il governo condannato possiede sul loro territorio. Ad esempio nel 2005 la Corte Suprema del Regno Unito autorizzò la società Kensington International Limited a prelevare fino a 39 milioni di dollari sull’incasso che il governo del Congo realizzava dalla vendita di petrolio sul suolo inglese.

Il caso giudiziario contro l’Argentina si è chiuso nel 2016 con un esborso da parte di quest’ultima di 9 miliardi di dollari comprendenti capitale, interessi e spese giudiziarie. Quanto a NML Capital il suo guadagno è stato del 1270%, considerato che aveva speso 177 milioni di dollari per comprare titoli del valore nominale di 617 milioni che alla fine le hanno procurato un incasso di 2 miliardi e 426 milioni di dollari.

Purtroppo il caso argentino non è un’eccezione. Il rapporto presentato il 20 luglio 2016 da Jean Zigler alla Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite, rivela che dal 1970 al 2010 nei soli Stati Uniti e Gran Bretagna sono stati avviati 120 procedimenti giudiziari nei confronti di 26 paesi molti di loro inclusi nella lista dei paesi più poveri. Il rapporto precisa che le somme ottenute dai fondi avvoltoi rappresentano il 13% del prodotto lordo dei paesi africani. Un vergognoso travaso di ricchezza che permette a soggetti come Paul Singer, patron di Elliott, di collocarsi ai primi posti della graduatoria dei miliardari elaborata da Forbes. Quel famoso 1% che si arricchisce alle spalle di milioni di esseri umani fra cui molti bambini condannati a vivere senza scuola, senza ospedali, senza corrente elettrica, senza servizi igienici.

Già nel 2009, il Consiglio d’Europa, tramite la raccomandazione 1870, aveva condannato le attività dei fondi avvoltoi ed aveva invitato tutti i governi a dotarsi di regole che “impediscano ai fondi avvoltoi di mettere in atto pratiche aggressive e improprie”. Invito accolto dal parlamento belga che il 12 luglio 2015 ha approvato una legge per impedire alle società finanziarie di richiedere rimborsi ai governi debitori in misura superiore alle cifre realmente spese per acquistare i loro titoli. E considerando illegittima qualsiasi altra pretesa, sancisce che “in Belgio non può essere attuato nessun atto esecutivo che procura al creditore un vantaggio illegittimo”. Considerandola lesiva dei propri interessi, Il 1° marzo 2016, NML Capital, e quindi Elliott, aveva dato mandato ai propri avvocati di fare ricorso alla Corte Costituzionale belga per chiedere l’annullamento della legge. Ma la Corte ha respinto il ricorso ed ha salvato definitivamente una legge che tutti gli altri stati europei dovrebbero adottare. In particolare l’Italia, che tanto parla di aiutare gli immigrati a casa loro. Impedire che i popoli africani continuino ad essere derubati è il nostro primo dovere. Dalla capacità di adottare provvedimenti come questi, tra l’altro a costo zero, si capisce se davvero vogliamo fermare l’immigrazione perché abbiamo a cuore la situazione di questi disperati o se il nostro unico obiettivo è la difesa della nostra roba, come la chiama Mazzarò, lasciando che i miserabili muoiano lontano dai nostri occhi.

Categorie: Economia, Europa, Opinioni, Politica, Sud America
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