Tomás Hirsch: “La socialdemocrazia è in crisi perché è una brutta copia della destra”

23.05.2018 - Madrid - Pressenza IPA

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Tomás Hirsch: “La socialdemocrazia è in crisi perché è una brutta copia della destra”

Importante intervista a Tomás Hirsch, deputato umanista cileno, durante il Forum Umanista Europeo a Madrid.

Hirsch parla della convergenza e delle alleanze politiche, della crisi della sinistra in Europa, del ruolo dei deputati e delle relazioni con i movimenti sociali.

Di seguito la trascrizione.

Siamo qui con Tomás Hirsch, deputato umanista cileno, e abbiamo una domanda rispetto a ciò che sta accadendo in Europa: vediamo che in Europa stiamo perdendo molta forza, sta scomparendo ciò che era la socialdemocrazia come forza politica, e nello stesso tempo stanno apparendo altre forze, perché si è creato un vuoto. Vuoi commentare questa situazione, cosa ne pensi?

La socialdemocrazia sta scomparendo in Europa e sta scomparendo in America Latina, e per una ragione molto semplice: tra una brutta copia e l’originale, la gente ha preferito l’originale. Dato che la socialdemocrazia ha finito per aprire il cammino (in Cile diciamo pavimentare la strada) alla destra mantenendo il modello neoliberale, persino approfondendolo, con alcuni ritocchi, “umanizzandolo” un poco, alla fine la gente ha votato per la destra, e altri hanno lasciato la socialdemocrazia proprio perché cercano un’alternativa, un cambiamento strutturale profondo. Oggi non è possibile cercare di “migliorare” il modello, “umanizzare” il modello, “ritoccare” il modello: o sei per questo modello neoliberale individualista, o sei per un cambiamento strutturale profondo della società che garantisca diritti alle persone. La socialdemocrazia non è né per uno, né per l’altro. Noi, perlomeno gli umanisti, con altre organizzazioni, stiamo per fare una rivoluzione nel senso buono della parola: cambiare le strutture sociali affinché la cittadinanza abbia diritti e possa vivere degnamente.

Per una forza politica che comprenda, a un certo punto, di non poter produrre da sola un cambiamento importante e debba in qualche modo lavorare con altri, su quali principi deve basarsi per poterlo fare?

Se si lavora con altri è perché si accetta che sono diversi, pertanto bisogna trovare dei punti di convergenza. Noi in Cile lavoriamo con organizzazioni che arrivano da mondi molto diversi: marxista, femminista, ecologista, liberale e certamente umanista. Coincidiamo nel voler costruire un paese più giusto, un paese più democratico, con più diritti per tutti, meno violento, che non concentri il potere, che sappia creare una costituzione democratica. Questi sono stati punti su cui c’è stata convergenza tra tutti, e manteniamo la diversità in molti altri aspetti della società.

Come si può vincolare maggiormente l’attività del politico con la sua rispettiva base sociale, in termini di responsabilità politica?

Credo che effettivamente sia molto facile, come politico, svincolarti dalla base sociale, dal territorio. Quello che io ho visto in questi due mesi è che il parlamento è come un microclima, è come una capsula: ti sconnette, ti isola, potresti stare dentro lì a vita. Per questo credo sia tanto importante tenere il cavo a terra, e capire che il nostro lavoro fondamentale è nel territorio, il rafforzamento dell’organizzazione nel territorio, il vincolo e il lavoro con i movimenti sociali. Non si tratta di rimpiazzare i movimenti sociali, ma di mettersi al loro servizio, che è un altro sguardo, un’altra concezione: come posso essere utile a questi movimenti sociali nel lavoro parlamentare? Come posso dare impulso a progetti di legge che vengano dai movimenti sociali? Come posso aiutarli a rafforzare la loro organizzazione? Come posso collaborare con loro per aprire porte di fronte al potere dello stato? Questo è il lavoro. Credo, francamente, che nel lavoro parlamentare non abbia alcun senso nient’altro, se non lavorare nel territorio con questi movimenti.

In primo luogo tu sei umanista. Da poco, sei un deputato umanista. Da questa prospettiva, ti sembra che sia possibile produrre un cambiamento sociale importante, come deputato?

Credo che non sia possibile produrre un cambio come deputato, credo sia possibile contribuire, come deputato, a un progetto più ampio. Il progetto è di trasformazione sociale, quindi è importante avere gente anche lì dove le leggi si costruiscono, lì dove ci si può mettere d’accordo con altri, lì dove si può fare pressione ai governi, lì dove si può influire sulle municipalità. Quindi sì, credo che abbia molto senso il lavoro come deputato. Proprio oggi sono due mesi, e sono stati molto intensi. Abbiamo presentato, per esempio, un progetto di legge affinché la cittadinanza possa rendere urgenti progetti di legge che sono lì che dormono in parlamento da anni. Abbiamo affrontato il governo su molteplici temi, esigendo informazione per la cittadinanza e la comunità su diverse situazioni che le riguardano. Abbiamo fornito indicazioni su più di 10 progetti di legge che stanno toccando la salute, l’educazione, la casa, il lavoro, la previdenza. Quindi sì, credo che si possano fare cose. Alcune questioni si stanno già convertendo in legge, anche se sappiamo che ci vorrà ancora abbastanza tempo, ma la cosa più importante – insisto – è come costruire con i movimenti sociali, come contribuire a organizzarsi in una società che rafforza e proclama l’individualismo, la frammentazione, il preoccuparsi ognuno per sé. Quindi si tratta di un lavoro misto: il parlamento e il il territorio della comunità.

Molte grazie

 

Traduzione dallo spagnolo di Matilde Mirabella

 

Categorie: Interviste, Politica, Questioni internazionali, Umanesimo e Spiritualità
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