Giulio Regeni, la parte migliore del nostro paese

25.04.2018 - Riccardo Noury

Quest'articolo è disponibile anche in: Spagnolo

Giulio Regeni, la parte migliore del nostro paese
(Foto di Gabriella Bucci)

Oggi sono due anni e tre mesi che Giulio Regeni manca: da quando il 25 gennaio 2016 scomparve al Cairo per essere ritrovato ucciso dopo nove giorni di torture feroci.

Non c’è stato giorno degli 820 trascorsi da allora in cui il colore “giallo Giulio” non abbia illuminato iniziative nelle scuole, nelle università, nelle piazze, nelle sale comunali, non abbia sventolato dai balconi di tutta Italia.

E oggi, Festa della Liberazione, Giulio viene ricordato (ma con quella memoria attiva che chiede verità e giustizia, non con quella che si arrende per limitarsi a commemorare) in molte città: spontaneamente o per espressa richiesta dei promotori delle iniziative del 25 aprile.

Oggi si celebra la parte migliore del nostro paese: quella che lottò contro il nazifascismo, per la libertà.

Giulio è, con la sua storia, a pieno titolo nella parte migliore del nostro paese. È il perfetto figlio dei partigiani, incarnazione degli ideali per cui si è battuta la Resistenza.

Giulio agiva e pensava da uomo libero. Pretendere la verità per lui è anche difendere quei valori che stanno alla base della sua formazione e della nostra cultura democratica. Accontentarsi di mezze verità significa tradire quei giovani partigiani e quindi significa tradire noi stessi.

Peccato che la storia di Giulio non la riconoscano, o addirittura la disconoscano, le istituzioni italiane. A parte la menzione (isolata, senza alcun riferimento alla situazione dei diritti umani) del presidente Mattarella nel suo entusiasta messaggio di congratulazioni al presidente al-Sisi per la sua rielezione, da mesi il nome di Giulio non compare nelle dichiarazioni di rappresentanti istituzionali.

Gli ultimi due governi hanno fatto ben poco per spingere le autorità egiziane a rendere conto di chi abbia ordinato ed eseguito l’omicidio di stato di Giulio Regeni. Il ritorno dell’ambasciatore al Cairo, lo scorso settembre, ha segnato la resa politica.

Resta il lavoro della procura di Roma. Resta una famiglia straordinaria. Resta la loro infaticabile e appassionata avvocata. Restano milioni di persone che vogliono sapere. Non è affatto poco. Buon 25 aprile, Giulio!

(Ha collaborato @ManuelaMurgia1)

 

 

 

Categorie: Diritti Umani, Europa, Opinioni
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