Perché Israele non sopporta la famiglia Tamimi

07.03.2018 - Redazione Italia

Perché Israele non sopporta la famiglia Tamimi

Mi hanno tenuto in una cella fredda, ammanettato dietro la schiena per ore…mi hanno accusato di aver lanciato pietre ai soldati durante le manifestazioni a Nabi Saleh, ma io alle proteste (contro l’occupazione) non vado, sono molto debole”. Mohammed Tamimi, 15 anni, racconta come è stato arrestato, prima dell’alba del 26 febbraio, insieme ad altri nove membri della sua famiglia: la famiglia Tamimi, la stessa della cugina, Ahed Tamimi, ancora sotto processo proprio per aver reagito – con uno schiaffo – alle violenze già subite dal cuginetto per mano dell’esercito israeliano. Per questo Mohammed adesso è “molto debole”.

Lo scorso 15 dicembre è stato colpito alla testa da un proiettile di gomma. Gli manca una sezione del cranio, rimossa dai chirurghi per ricostruirla e riposizionarla nella sua sede con una nuova operazione. Motivo per cui il ragazzo non rappresenta certo una minaccia per le forze armate israeliane. I soldati non avevano alcun motivo per portarlo via in manette, incuranti delle suppliche del padre. Quando nel pomeriggio, dopo un lungo interrogatorio, il giovane è finalmente tornato in libertà, sua zia Manal non si stancava di ripetere che “Mohammed è giunto a Nabi Saleh esausto, molto provato fisicamente e psicologicamente. Non si può arrestare un ragazzo in quelle condizioni”.

Le forze di occupazione sono capaci di questo e altro. Alcuni membri della famiglia Tamimi arrestati insieme a Mohammed, ad esempio, non hanno ancora fatto ritorno a casa: tra loro, Abd Al Hafiz, di 60 anni, i fratelli Omar e Islam, di 29 e 21 anni, e Amjad di 28; ma anche Soheib, di soli 14 anni, ancora in carcere insieme ad altri due minorenni: Moayyad e Wiam di 17.

La famiglia Tamimi è da anni protagonista della resistenza popolare nonviolenta di Nabi Saleh contro l’occupazione e la costruzione del Muro dell’Apartheid. Ciò la rende particolarmente fastidiosa agli occhi di una potenza che agisce in modo violento e che si accanisce da decenni su un’intera popolazione. Con un occhio particolare a quella di Nabi Saleh, bersaglio di continue incursioni armate che dopo l’arresto di Ahed si sono ulteriormente intensificate.

Vedi:

https://ilmanifesto.it/guerra-ai-tamimi-israele-arresta-anche-il-15enne-mohammad/

http://english.wafa.ps/page.aspx?id=QUJx2ma96677166234aQUJx2m

http://samidoun.net/2018/02/injured-15-year-old-mohammed-tamimi-seized-by-israeli-occupation-forces-with-21-more-palestinians/

https://www.haaretz.com/israel-news/tamimi-cousin-admits-wasn-t-shot-in-head-but-hurt-by-bike-crash-1.5850598

http://www.middleeasteye.net/news/mohammed-tamimi-still-recovery-after-being-shot-head-arrested-israelis-1964109308

http://www.jpost.com/Israel-News/Tamimi-family-and-IDF-spar-over-truth-in-teens-skull-injury-543738

http://www.assopacepalestina.org/2018/02/lettera-di-luisa-morgantini-al-presidente-mattarella-per-ahed-tamimi-e-i-bambini-detenuti-nelle-prigioni-israeliane/

Ambasciata di Palestina – Roma

Categorie: Comunicati Stampa, Diritti Umani, Medio Oriente
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