Le reali assurdità del Rosatellum

07.03.2018 - Rocco Artifoni

Le reali assurdità del Rosatellum
(Foto di wikipedia.org)

Che il Rosatellum sia una legge elettorale irragionevole è già stato ampiamente spiegato. Ci sono situazioni reali che dimostrano come le critiche non fossero riferite soltanto a casi estremi o teorici. Riportiamo due casi reali che appaiono veramente emblematici.

1) La legge elettorale stabilisce che nei collegi proporzionali si possano indicare al massimo 4 candidati benché gli eletti di ogni collegio siano di norma 8. Quindi, se una lista andasse oltre il 50% dei voti in un collegio potrebbe ottenere più seggi dei candidati indicati nella scheda. Il caso a prima vista sembra improbabile, se non fosse che il Rosatellum preveda anche che ogni candidato possa presentarsi contemporaneamente in un collegio maggioritario e fino a 5 collegi proporzionali. In caso di vittoria nel collegio uninominale e nel proporzionale, scatta il seggio nel primo. Il che significa sottrarre dal computo proporzionale questi eletti con pluricandidature.

Così in Sicilia è davvero accaduto in alcuni collegi che i seggi attribuiti al Movimento 5 Stelle siano maggiori dei candidati presenti nelle liste del proporzionale. Per tappare i buchi nelle liste in un determinato collegio, molto probabilmente si dovrà attingere ai non eletti in altri collegi o addirittura in altre circoscrizioni elettorali, con il dubbio che per il Senato non sia possibile procedere in quanto la Costituzione prevede che i senatori siano eletti su base regionale (e la circoscrizione coincide con la Regione).

2) Ancora più assurda è la norma che prevede che in caso di elezione in più collegi proporzionali, il seggio scatti automaticamente laddove il partito abbia preso meno voti. Risultato: Matteo Salvini verrà eletto come deputato della Calabria, dove la Lega ha conseguito meno del 6% dei voti. Obiettivamente è difficile credere che Salvini sia davvero rappresentativo di quella regione d’Italia.

Di fronte a questo scenario, sorgono spontanee alcune domande. Quelli che scrivono e approvano le leggi elettorali sanno che cosa fanno? Per scrivere norme così fondamentali per la democrazia non sarebbe il caso di dimostrare preventivamente la propria competenza? Visti i risultati e gli effetti gli autori del Rosatellum non dovrebbero vergognarsi e dimettersi per manifesta incapacità?

Categorie: Europa, Politica
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