Nel 2018 posso suggerire finalmente un saggio di economia molto chiaro e molto razionale, che analizza la principale esigenza di una nazione moderna: “Il reddito di base. Una proposta radicale” (Philippe Van Parijs e Yannick Vanderborght, il Mulino, 2017, 401 pagine effettive, euro 29);

 

Può sembra strano, ma l’idea di un reddito di base statale da investire su ogni persona, risale alla fine del ‘700. L’idea è stata più volte ripresa da Paine, Stuart Mill, Galbraith e Hayek, e diventerà fondamentale nei prossimi anni, data l’attuale crisi esistenziale e radicale del welfare tradizionale.

Il reddito di base a volte viene chiamato con altri nomi o confuso con il reddito di cittadinanza. In ogni caso il reddito di base “è un diritto strettamente individuale, indipendente dalla composizione del nucleo familiare; è universale, non vincolato a una verifica della condizione economica; ed è libero da obblighi da assolvere in cambio, cioè da prestazioni lavorative o dalla dimostrazione della disponibilità al lavoro” (p. 18). Però “i suoi destinatari devono essere membri di una comunità nazionale territorialmente definita… come residenza fiscale, piuttosto che come residenza permanente o cittadinanza” (p. 19).

L’idea fondamentale risiede nel fatto che “Se le persone non sono più obbligate a vendere la loro forza lavoro per sopravvivere, smettono di essere merci”. Le persone sarebbero sempre valutate per la loro personalità e le migliori abilità. Così facendo i lavori peggiori verrebbero retribuiti meglio e i lavori inutili o quasi inutili verrebbero sostituiti da impieghi migliori “(ad esempio il telemarketing). In ogni caso “colui che lavora avrà sempre più denaro di chi non lavora” (p. 150, Galbraith), e il reddito di base dovrebbe essere considerato un risarcimento per la partecipazione ai beni comuni nazionali (Bauwens e De Langhe, 2015, p. 170; H. A. Simon, premio Nobel, 2001).

Oltretutto siccome “scopriamo sempre nuovi sistemi per risparmiare forza lavoro, e li scopriamo troppo in fretta per riuscire a ricollocare quella forza lavoro altrove, dovremo fare di virtù necessità – mettere il più possibile in comune il lavoro supersite”. Quindi con l’avanzare dei processi di produzione automatizzati prima o poi bisognerà ridurre l’orario di lavoro in quasi tutti i paesi industrializzati. Inizialmente intorno alle sei ore lavorative giornaliere per cinque giorni alla settimana, come avviene già da molti anni per molti lavoratori pubblici (ma si può arrivare a 4 ore).

Comunque il reddito di base è un modo agevole e intelligente per muoversi in questa direzione. Non impone un limite a quanto una persona può lavorare, ma rende più facile per le persone ridurre il loro orario di lavoro, perché riduce le perdite alle quali andrebbero incontro e garantisce loro un reddito sicuro sul quale poter contare” (p. 50). In questo modo verrebbe anche riconosciuto il lavoro casalingo e il lavoro assistenziale familiare delle donne (ad esempio le cure rivolte ai parenti ammalati o anziani).

Quindi “Il reddito di base, l’imposta negativa sul reddito e il credito di imposta sui redditi da lavoro possono essere considerati una sovvenzione dei lavori pagati poco, perché a tempo parziale o perché poco produttivi in senso immediato” (p. 75). Esistono anche proposte di integrazione salariale, come quella del premio Nobel Edmund Phelps, che propone “un sussidio di occupazione illimitato nel tempo, pagato direttamente al datore di lavoro… che va progressivamente esaurendosi man mano che il salario orario cresce” (p. 75).

In ogni caso se una persona è obbligata a lavorare dal bisogno o dallo Stato è molto probabile che sceglierà il primo lavoro temporaneo o fisso disponibile, ma poco incline alle predisposizioni personali, risultando così poco produttivo, poco creativo e poco utile alla società (cosa che avviene spesso in Italia e che spiega la scarsa produttività). Lo sbarramento creativo verrebbe eliminato se si consente “alle persone di mettersi sul mercato alla ricerca di un impiego abbastanza significativo per loro grazie a un sussidio universale che non perdono se trovano lavoro” (p. 81).

 

Philippe Van Parijs è professore emerito dell’Università cattolica di Louvain ed è Robert Schuman Fellow dell’Istituto Universitario Europeo di Firenze (www.eui.eu). Per un paio di approfondimenti video: www.youtube.com/watch?v=8ZWJZ6vmoNQ, www.youtube.com/watch?v=ifDUVj-g-HI.

Yannick Vanderborght insegna Scienza politica all’Università Saint-Louis di Bruxelles e all’Università cattolica di Louvain. Per una lezione: www.youtube.com/watch?v=ujvTQWpE7c0.

 

Nota psicologica – “Praticamente ogni individuo ha dei vantaggi sugli altri perché possiede un’informazione unica che può usare utilmente, ma che può essere usata solo se le decisioni che da essa dipendono sono lasciate al singolo o sono prese con la sua attiva collaborazione” (Hayek, nota 44 a p. 41). Quindi il reddito di base potenzia la gestione di tutte le informazioni personali. Comunque anche Federico Pistono ha dato il suo contributo alla nuova economia della realizzazione personale: www.youtube.com/watch?v=A2aBKnr3Ep4.

Nota di psicologia economica – “A differenza del reddito di base, un credito d’imposta dello stesso importo che incrementa il salario netto del lavoratore preserva l’impressione che la fonte di questo reddito sia il lavoro effettuato” (p. 69), e presenta anche molti vantaggi dal punto di vista della semplificazione amministrativa e della gestione politica. Comunque anche “nelle versioni più vicine a un reddito di base, l’imposta negativa ne differisce per un aspetto cruciale, cioè che non è erogata in anticipo a tutti” (p. 139).

Nota liberale –“La lezione principale che il vero liberale deve imparare dal successo dei socialisti è che è stato il coraggio di essere utopisti a far guadagnare loro l’appoggio degli intellettuali e, quindi, un’influenza sull’opinione pubblica che ogni giorno sta rendendo possibile ciò che solo poco tempo fa sembrava totalmente remoto… Ciò che manca è un’Utopia liberale” (Friedrich Hayek, 1988, citato a p. 400). Inoltre il reddito di base di durata limitata è stato sperimentato in molte nazioni con esiti positivi (ad esempio Canada, Stati Uniti, Namibia). E “se non c’è niente da perdere e probabilmente qualcosa da guadagnare, perché non dargli una possibilità?” (Jon Elster, 1986, p. 720). Inoltre il reddito di base potrebbe quasi azzerare i costi legati alla microcriminalità.

Nota finanziaria – Il finanziamento del reddito di base potrebbe seguire una via o più vie, e dovrebbe attingere a cinque fonti principali: la tassazione dei redditi personali; la tassazione dei consumi attraverso l’Iva (Werner e Presse) o una piccola percentuale sugli acquisti online (come fanno già le banche  con le carte di credito); la creazione di denaro da parte della banca centrale che assegna direttamente il denaro ai singoli cittadini e non alle banche o allo Stato (Joseph Huber, 1998); la tassazione delle transazioni finanziarie attraverso una SuperTobinTax (James Tobin); infine, cosa che non indica nessuno, la tassazione dei guadagni bancari (i veri approfittatori dell’attuale sistema economico). Almeno con la Tobin Tax, “costringendo a pagare una quota ogni volta che compri o vendi un’azione, quei trader ad alta frequenza che contribuiscono poco o nulla alla ricchezza sociale non trarrebbero più profitto dal comprare e vendere asset finanziari in una frazione di secondo” (Utopia per realisti, www.rutgerbregman.com, 2017, p. 138). In questo modo anche i software bancari e le grandi multinazionali bancarie inizierebbero a pagare le tasse con il grosso vantaggio di impedire o limitare le grandi crisi finanziarie e bancarie.

Nota aforistica – “Il danaro che si possiede è uno strumento di libertà; quello cui si da la caccia è uno strumento di schiavitù” (Rousseau, Le confessioni). “Accettiamo che i poveri, come i ricchi, possano accedere al tempo libero e agli svaghi” (John Kenneth Galbraith, 2001, citato a p. 146). “La politica è l’arte del possibile” (Bismarck). “Nulla è più forte di un’idea la cui ora è scoccata” (Victor Hugo). “Forse, solo forse, le banche hanno bisogno della gente molto più di quanto la gente abbia bisogno delle banche” (Umair Haque, economista e scrittore, 2010, in riferimento allo sciopero dei bancari irlandesi del 1970 durato sei mesi). “La difficoltà non sta nelle nuove idee ma nella possibilità di fuggire da quelle vecchie” (John Maynard Keynes, 1883-1946). “Gli uomini pratici, che si credono pressoché immuni da influenze intellettuali, sono di solito schiavi di qualche economista defunto” (Keynes, 1936). L’unico scopo delle previsioni economiche è migliorare l’immagine dell’astrologia (battuta di Galbraith); “Il progresso è la realizzazione dell’utopia” (Oscar Wilde); “Quando mancano le idee governa il denaro” (Amian Azzott).

Nota a cura dell’antropologo David Graeber: “Sto pensando a un movimento dei lavoratori, ma uno diverso da quello che abbiamo sinora conosciuto. Un movimento dei lavoratori che riesca a disfarsi di ogni residuo di ideologia secondo cui il lavoro è un valore in sé, ma che piuttosto definisca il lavoro come cura delle altre persone” (2014, nota 31 a pag. 292).

Nota elementare – Il modo migliore per aiutare le persone povere è quello di rifornirle di contanti (Rutger Bergman, 2017). La singola persona è l’unica in grado di comprare le cose che servono e di capire se un paio di scarpe provate risultano giuste oppure troppo piccole o troppo grandi. Inoltre il reddito di base elimina gran parte dei costi della criminalità, indotta dalla mancanza di lavoro.

Siti di approfondimento: www.bin-italia.org (Basic Income Network); www.ubie.org (Unconditional Basic Income Europe); http://basicincome.org (Basic Income Earth Network, rete mondiale); www.freelunchsociety.net (documentario del 2017 di Christian Tod, reperibile su YouTube); http://grundeinkommen.tv/grundeinkommen-der-trailer-zum-film (produzione svizzera del 2008), www.youtube.com/watch?v=ExRs75isitw (documentario del regista tedesco Enno Schmidt); www.ted.com/talks/esther_duflo_social_experiments_to_fight_poverty?language=it (esperimenti sociali per la lotta alla povertà dell’economista di origine francese Esther Duflo del MIT, 2010).