Iran: non è una questione di pelle… scoperta

04.01.2018 - Tiziana Ferrario - Articolo 21

Iran: non è una questione di pelle… scoperta

Parlerò di Iran e andrò controcorrente, con il rischio di essere criticata; spero non fraintesa. Sale il numero dei morti, anche un bambino e la cosa mi rattrista. I giovani iraniani chiedono più diritti, più libertà e più opportunità e hanno ragione. Accusano i loro governanti di essere corrotti e di spendere i soldi, arrivati con l’intesa sul nucleare e la fine delle sanzioni, per finanziare guerre in Siria e Yemen invece che per rilanciare l’economia iraniana. Attenzione però a seguire la propaganda che dipinge l’Iran come un paese arretrato e chiuso, mostrando quanti centimetri di pelle le donne potevano esibire durante il regno dello scià e quanti durante il regime degli ayatollah. Sappiamo bene che la libertà delle donne non passa attraverso le cosce scoperte, anzi, ma attraverso l’istruzione, che ti apre le porte al lavoro e all’indipendenza economica. Sempre più donne stanno facendosi largo in tutte le professioni nella società iraniana.

Ero a Teheran nel 2009 durante le proteste dei giovani dell’onda verde e la dura repressione imposta da Ahmadinejad. Le strade erano piene di giovani donne, che sfidavano le botte dei pasdaran e della milizia dei Basij, ma soprattutto l’Università di Teheran è piena di donne, se ne laureano in numero maggiore dei loro compagni. Non accadeva durante il tanto decantato regime dello scià. Non facciamoci ingannare da un velo in testa, perché con il capo coperto le donne in Iran hanno potuto uscire di casa e andare a studiare e a lavorare. Una conquista che in certi paesi come l’Arabia Saudita, strana alleata dei governi occidentali, non accade neanche oggi.

In Iran si vota, diritto concesso in ben pochi paesi mediorientali, c’è un Parlamento e pur tra tanti limiti e imposizioni degli ayatollah i Presidenti si alternano. Il riformatore presidente Rouhani è la dimostrazione vivente del duro confronto tra la parte più conservatrice e oscurantista del regime e quella più aperta. Con l’accordo sul nucleare e la fine delle sanzioni sperava di far ripartire l’economia e dare respiro agli iraniani. Non è andata cosi e dovrebbe interrogarsi sugli errori commessi. Trump inoltre non ha mai accettato l’intesa, alimentando un’ incertezza che ha spinto le aziende dell’ Unione Europea, che continua a sostenere l’accordo, a non cercare troppi affari con Teheran. Il risultato è che non sono arrivati quei benefici che Rouhani sperava e che i giovani si attendevano.

È evidente che sono necessari più diritti e più libertà in Iran, ma le riforme passano anche attraverso i risultati che i riformatori mettono sul tavolo del negoziato con la parte più conservatrice. Rohuani non ha molto da esibire in questo momento. “La gente ha il diritto di protestare. Serve uno spazio per la critica” ha detto contrapponendosi alla brutale repressione in atto. Le morti e gli arresti dei manifestanti non si sono fermati. Non sappiamo se le proteste continueranno. Rohuani deve impedire che la parte oscurantista del paese abbia il sopravvento. Deve trovare il modo di sbloccare la situazione, concedere riforme e avviare una battaglia seria contro la corruzione. Obiettivi non facili da ottenere rapidamente. Nel frattempo però non mostratemi donne in bikini e in minigonna per parlare di libertà. E’ altro quello che sognano le donne iraniane.

Categorie: Asia, Diritti Umani, Opinioni, Politica
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