Catalogna: senza indipendenza, con dialogo

11.10.2017 - Barcellona - Raquel Paricio

Quest'articolo è disponibile anche in: Inglese, Spagnolo, Francese, Greco

Catalogna: senza indipendenza, con dialogo

La Catalogna ha rinviato la dichiarazione di indipendenza.

Il 10 ottobre del 2017 la Catalogna avrebbe potuto realizzare il sogno che da oltre 300 anni una generazione dopo l’altra reclama come diritto di un popolo e di una cultura.

Quello che pareva un futuro lontano si è accelerato e avrebbe potuto diventare realtà, ma le condizioni non lo hanno permesso. Non ha avuto l’appoggio necessario. La richiesta prevalente è stata quella di scegliere il dialogo e di non proporre una Dichiarazione Unilaterale di Indipendenza (DUI).

Il presidente Puigdemont, contro il resto dei partiti indipendentisti, ha ascoltato queste voci e soprattutto il consiglio del presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk,  dando la priorità al dialogo e rinviando la dichiarazione dopo aver proclamato l’indipendenza.

In un clima di tensione dopo il voto e le violenze del 1° ottobre, il popolo catalano temeva che la situazione degenerasse in una possibile catastrofe. Non era sufficiente aver votato Sì: ora la decisione di portare avanti il Sì avrebbe potuto causare pesanti reazioni da parte dello Stato spagnolo, come l’applicazione dell’articolo 155, in base a cui la Catalogna poteva perdere la sua autonomia. A questo si aggiungeva la decisione delle principali imprese e banche, che hanno già cominciato a trasferire le loro sedi fuori dal territorio catalano.

Le code davanti alle banche negli ultimi tre giorni hanno peggiorato la situazione di una popolazione che ancora una volta, come nei momenti più gravi della crisi, vede in pericolo i suoi risparmi.

La situazione vissuta in questi ultimi dieci giorni è stata di angoscia per la mancanza di appoggi e di mediatori. Paura dell’esercito, paura di posizioni estreme violente, paura di atteggiamenti fascisti, paura di impoverirsi e perdere i risparmi, paura di un futuro incerto.

Nel panorama sociale si distinguono tre posizioni: quella indipendentista, quella unionista e quella di chi, senza bandiere e vestito di bianco, reclama il dialogo. In questa situazione, cedere è stata la mossa più intelligente: retrocedere invece che opporsi a una grande forza; chiedere il dialogo invece di rispondere con il risentimento.

In questa dichiarazione tanto attesa, che dalle prime ore del mattino ha provocato la presenza di elicotteri che sorvolavano il Parlamento e di oltre mille giornalisti accreditati e che è stata rimandata per cambiamenti dell’ultimo momento, aumentando ancora di più la tensione tra i cittadini, il presidente della Catalogna ha ricordato l’aspirazione del popolo catalano: “Il popolo della Catalogna reclama da molti anni la libertà di decidere, una cosa molto semplice, eppure non abbiamo trovato interlocutori in passato e non li troviamo neanche ora, nel presente. Nessuna istituzione dello Stato si è dimostrata aperta a parlare della richiesta della maggioranza di questo Parlamento e della società catalana. L’ultima speranza che restava era che la monarchia svolgesse il ruolo di arbitro e moderatore che la Costituzione le assegna, ma il discorso della settimana scorsa ha confermato la peggiore delle ipotesi”.

Dopo una lunga esposizione in cui si è appellato alla democrazia e alla pace, Puigdemont è arrivato alla dichiarazione di indipendenza: “Giunti a questo momento storico, e come presidente della Generalitat, accetto, presentando i risultati del referendum, davanti a tutti voi e davanti ai nostri concittadini, il mandato del popolo perché la Catalogna diventi uno stato indipendente sotto forma di repubblica.”

Dopo applausi entusiasti, il presidente ha continuato annunciando la sospensione dell’indipendenza: “Questo è ciò che oggi facciamo nel modo più solenne, per responsabilità e per rispetto. E con la stessa solennità io e il governo proponiamo che il Parlamento sospenda gli effetti della dichiarazione di indipendenza, al fine di iniziare nelle prossime settimane un dialogo senza il quale è impossibile arrivare a una soluzione concordata. Crediamo fermamente che il momento richieda non solo di ridurre la tensione, ma soprattutto di esprimere la volontà chiara e l’impegno di portare avanti le richieste del popolo catalano a partire dai risultati del 1° ottobre, risultati di cui dobbiamo tener conto in modo imprescindibile nella tappa di dialogo che siamo disposti a iniziare”.

Con queste parole, in un discorso alla presenza dei principali rappresentanti politici del Parlamento, il popolo catalano che aspira all’indipendenza è rimasto diviso tra il sogno non realizzato di un diritto legittimo e la situazione ad alto rischio alla quale si sarebbe esposto con una dichiarazione unilaterale di indipendenza.

La Catalogna inizia una possibile tappa di dialogo, nella speranza che l’evoluzione storica in cui i popoli esercitino il loro diritto a decidere possa portare a un’intesa in cui le radici storiche e culturali superino gli effetti devastanti di un’economia distruttiva.

Traduzione dallo spagnolo di Anna Polo

Categorie: Europa, Opinioni, Politica
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