Non sempre gli eroi hanno accesso alla stampa. La morte in duello di Evariste Gallois, oltre a privare la matematica e l’umanità di un genio, non ebbe alcun accenno sui giornali. Il ragazzino non aveva rivoluzionato solo le equazioni, voleva anche cambiare il mondo.

Peggio sembra essere andata a Stanislav Petrov, la cui morte a maggio di quest’anno è diventata notizia un paio di giorni fa in Italia e un paio di settimane fa in Germania dove un anonimo Karl Schumaker ha fatto pubblicare su un giornale un necrologio.

Perfino Wikipedia ha aggiornato la pagina con la data di decesso con qualche mese di ritardo.

Una falla terribile nel mondo de “la morte in diretta”, del circo mediatico che sbatte il mostro in prima pagina ma dimentica un eroe anonimo e decisivo della storia dell’umanità.

Noi avevamo parlato di lui in epoca non sospetta e potete ancora andare a leggervi l’articolo se vi siete persi i dettagli della storia di una persona semplicemente dedita al suo lavoro.

Perché Petrov lo celebrano e lo ricordano essenzialmente i pacifisti, i nonviolenti, gli antinucleari per la sua capacità di sventare un probabile disastro nucleare.

I pacifisti ricordano un militare che ha fatto quello che dovrebbe fare ogni militare: impedire la guerra, a questo dovrebbe servire (esclusivamente) un esercito.

Ma l’episodio di cui fu protagonista Petrov ci ricorda che il rischio di un incidente nucleare grave è possibile, è già successo ed è stato sventato solo grazie a una persona che ha messo il proprio scrupolo, la propria dignità professionale, le proprie capacità, il proprio amore per l’umanità davanti all’ottusa regola militare; e che è stato emarginato per questo.

Per cui, Stanislav Evgrafovič, grazie infinite per quello che hai fatto e scusa per questo elogio funebre posticipato. Sappiamo che, ovunque tu sia ora, lì regna la Pace, quella che hai tanto desiderato.

E che questo ringraziamento possa essere utile a noi e concretarsi nella lotta per abolire, per sempre, le armi nucleari il più presto possibile.