Guantanamera, una canzone per la libertà e la giustizia sociale

12.06.2017 - Gerardo Femina

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Guantanamera, una canzone per la libertà e la giustizia sociale

Guantanamera è una canzone popolare cubana, forse la più famosa. Il significato della parola Guantanamera è donna di Guantanamo, città alla punta sud-est dell’isola di Cuba. Il ritornello – Guantanamera, guajira guantanamera – può essere tradotto con “contadina di Guantanamo”.

La parola Guantanamo purtroppo noi la conosciamo per altri motivi che non sono legati alla canzone. Nel 1898 gli Stati Uniti entraroro in guerra contro la Spagna e occuparono Cuba che era una colonia spagnola. Si formò un governo indipendente cubano (in realtà un protettorato degli Stati Uniti) e nel 1903 un territorio di circa 120 chilometri quadrati nella baia di Guantanamo fu concesso con un contratto di locazione perpetua con completa giurisdizione e controllo in favore del governo statunitense. Oggi Guantanamo è tristemente famosa per la presenza della base navale americana ma soprattutto per la prigione ritenuta da molte organizzazioni per i diritti umani un vero campo di concentramento. In seguito al rapporto di Amnesty International il presidente Obama nel 2010 si prese l’impegno di chiudere Guantanamo, cosa che non si è realizzata.

La melodia risale agli anni 30 ma secondo alcuni studiosi ha origini più antiche. Del testo invece ci sono numerose versioni e la più conosciuta è quella cantata da Pete Seeger, che negli anni 60, nel periodo della rivoluzione di Castro e Che Guevara, ha reso famosa la canzone in tutto il mondo. La prima strofa è tratta dalla raccolta “Versos sencillos” del poeta cubano José Martí pubblicati nel 1891 durante gli anni della guerra di indipendenza di Cuba dall’occupazione spagnola. Anche per questo è considerata una canzone patriottica, un inno alla indipendenza, all’amore, alla libertà e alla giustizia sociale.

Una semplice canzone che per molti di noi è uno spensierato canto d’amore tipico della cultura latino americana ha invece una lunga storia carica di significati e riferimenti.
Un uomo semplice prima di morire vuole esprimere quello che per lui è più importante: una sofferenza profonda per la schiavitù degli uomini. Ma non serba rancore… coltiva la rosa bianca tutto l’anno, sia per l’amico che per l’impostore.

Una versione molto bella di Guantanamera è quella della fondazione Playing for Change: https://www.youtube.com/watch?v=blUSVALW_Z4

Sono un uomo sincero
Di dove cresce la palma
E prima di morire voglio
Far uscire i versi dalla mia anima.

Il mio verso è di un verde chiaro
E di un color rosso acceso,
Il mio verso è un cervo ferito,
Che sul monte cerca riparo.

Coltivo la rosa bianca
In giugno come in gennaio
Per l’amico sincero
Che mi dà la sua mano franca.

E per il crudele che mi strappa
Il cuore con cui vivo
Non coltivo né cardi né ortiche:
Coltivo la rosa bianca.

Io conosco un dispiacere profondo
Tra le pene senza nome:
La schiavitù degli uomini
È la grande pena del mondo.

Con i poveri della terra
Voglio dividere la mia sorte,
Il ruscello della montagna
Mi piace più del mare.

Categorie: America Centrale, Cultura e Media
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