Intervista a Leopoldo Salmaso, medico, da 41 anni impegnato a curare i poveri ovunque si trovino: dalle mense della Caritas padovana ai più sperduti villaggi della Tanzania.

 

Domanda: Che ne pensa della polemica scoppiata a proposito delle ONG che ‘vanno a cercarsi i rifugiati’ davanti alle coste libiche?
Risposta: Il mio primo pensiero, per analogia, va agli anni ottanta, quando a Padova ‘andavamo a cercarci i tossicodipendenti’ in tarda serata per offrire siringhe sterili, test HIV, counselling e assistenza sanitaria: tutto gratuito e con garanzia di anonimato, anche per i clandestini. Lo si faceva con ambulanza e dotazioni messe a disposizione dalla ULSS (ASL), in piena collaborazione con Comune, Questura e Prefettura. Lo si faceva come volontariato ma con uno status ‘governativo’ di fatto, se non di diritto.
E non eravamo affatto una società di ‘cicale’: è ampiamente dimostrato che i costi economici, sociali e politici di quel sistema erano incommensurabilmente vantaggiosi rispetto a quelli di oggi, sia a livello locale che mondiale.

D: Una realtà molto diversa da quella di oggi…
R: Certamente. La cultura era ancora quella solidaristica, sia cattolica che socialista che laica, ma i più non si accorgevano che il neoliberismo stava già diffondendo la sua contro-cultura oggi imperante, quella dell’individualismo competitivo ad oltranza.
La riforma sanitaria (Istituzione del Servizio Sanitario Nazionale) è del 1978 e già nel 1992 partì il suo smantellamento con la contro-riforma neoliberista di De Lorenzo[1].

D: Torniamo alle ONG di oggi?
R: Ci arriviamo, ma è bene procedere per gradi perché la situazione è assai complessa. Anzitutto, per non fare di ogni erba un fascio, sgomberiamo il campo da eventuali illeciti di cui si sta occupando chi ne ha la competenza.

D: Su questo, almeno a parole, siamo tutti d’accordo. Dunque procediamo.
R: Propongo un esempio: al semaforo le si affianca un ragazzino che chiede l’elemosina. Lei è mossa a compassione, ma sa che è sfruttato, allora che fa?
Problemi simili sono dibattuti da millenni, eppure ogni volta che si presentano in forma nuova ci sentiamo come se dovessimo ripartire da zero. Anzi, da sotto zero, perché oggi la tensione morale collettiva si è molto affievolita, e a ricaduta anche quella individuale.
Io mi rifaccio al principio etico basilare per cui ciascuno è responsabile delle proprie azioni e non dei risultati, per quanto prevedibili anche nelle situazioni più ‘controllate’. Quindi io al semaforo farei l’elemosina e poi, in altre sedi pertinenti, cercherei di affrontare le cause strutturali, quantomeno sollecitando la discussione.

D: Allora le ONG vanno assolte?
R: Non è detto. Ammesso e concesso che l’intenzione sia retta, Il giudizio etico su una azione è nettamente diverso se si agisce o si re-agisce. Oggi perfino alcuni medici non capiscono che cosa io intenda dire, ma fino alla mia generazione “primum non nocère” e “in dubio àbstine” erano imperativi assoluti.

D: Cioè: le ONG dovrebbero ‘aspettare’ i profughi e non andarseli a cercare?
R: Non è detto. Diciamo solo che se lei è al semaforo per i fatti suoi e ‘re-agisce’ offrendo un euro al bambino questuante, non c’è problema. Se, invece, lei si mette a cercare bambini ad ogni semaforo e offre a tutti un euro, non deve stupirsi se avrà problemi sia coi ‘protettori’ dei bambini che con la comunità di cui lei fa parte.

D: Tradotto: le ONG sanno che, andandosi a cercare i profughi, vanno anche a cercarsi guai. Ma sul piano etico vanno assolte?
R: Non è detto. Quello che vale per una singola persona non si può automaticamente trasferire alle organizzazioni. Queste hanno responsabilità maggiori del singolo per tanti motivi: perché si collocano ad un livello ‘politico’ superiore a quello del singolo; perché sono intrinsecamente gravate da molta zavorra; perché…

D: Zavorra?
R: Lei ha mai visto quanto è grosso il cavo portante di una funivia? E’ come il mio braccio. E non è così grosso per sopportare il peso di due cabine con un centinaio di passeggeri ciascuna. No, l’80% della sua massa serve per sopportare il peso… del cavo stesso!

D: OK, zavorra… ma che cosa c’entra con l’etica?
R: Le ONG, per poter svolgere le proprie azioni benemerite, devono anzitutto mantenere il proprio peso. Per questo servono tanti soldi, perciò le ONG devono ‘inseguire’ i finanziamenti dove quelli vanno.
Esempio tipico: una ONG ha iniziato un progetto decennale in Angola per aiutare la ricostruzione comunitaria dopo decenni di guerriglia, ma dopo pochi anni deve ridurre drasticamente quel progetto per ‘inseguire’ i finanziamenti che, nel frattempo, si sono spostati sulle vittime dello Tsunami. Altro progetto di medio-lungo termine, ma poco dopo i media mainstream dirottano la ‘pietà pubblica’, e quindi i finanziamenti, verso il terremoto di Haiti, e così via…

D: Insomma, le ONG non sono libere?
R: Più grosse sono, più sono impastoiate dalla necessità di adeguarsi al sistema politico-mediatico della società che le alimenta.
E qui viene una bella notizia sul piano etico: senza libertà non c’è responsabilità… ammesso e non concesso che l’occidente possa auto-assolversi per essere una ‘civiltà di irresponsabili’…

D: Già… Comunque le ONG ne escono abbastanza bene, no?
R: Non è ancora detto, ma forse è il caso di fermarci qui.

D: La faccenda è davvero complessa… Proviamo almeno a riassumere?
R: Ammesso e concesso che non stiamo parlando di ‘mele marce’ ma di mele sostanzialmente buone, le ONG che vanno a cercarsi i profughi a pochi chilometri dalla costa libica si stanno collocando sul piano della ‘disobbedienza civile’ rispetto a ciascuno degli Stati coinvolti e a molti trattati internazionali.
Il contesto internazionale è tale per cui gli Stati Occidentali andrebbero condannati senza appello per “aggressione mondiale dolosa”: questa è la principale causa strutturale di gran parte dei mali che affliggono l’umanità oggi. Perciò incombe su ogni cittadino occidentale, e a maggior ragione sulle ONG occidentali, il dovere di affrontare le cause strutturali, partendo da un riesame pacato ma radicale della nostra ‘civiltà’.
Fino a che il problema strutturale non sarà risolto, vige il vecchio adagio: ‘ladro piccolo non rubare ché il ladro grosso ti farà impiccare’.

 

[1] Ministro della Salute liberale, poi condannato definitivamente a 5 anni di reclusione per tangenti, con revoca del vitalizio. Sette anni dopo il Ministro Bindi tentò di correggere alcune aberrazioni con una specie di contro-contro-riforma ma fu impallinata dal suo stesso premier Giuliano Amato, tipico rappresentante dei ‘governi sinistri’ come il suo successore D’Alema che bombardò il Kosovo.