Argengogna: la terra dell’infamia

03.01.2017 - Città di Buenos Aires - Mariano Quiroga

Quest'articolo è disponibile anche in: Spagnolo, Francese

Argengogna: la terra dell’infamia

E’ di pochi giorni fa la notizia degli esiti dei primi processi subiti da Milagro Sala, leader dell’associazione Tupac Amaru e prigioniera politica del governo neoliberista di Macri da ormai quasi un anno. Di seguito un approfondimento dalla nostra redazione argentina.

Il governo argentino era un po’ sconcertato per la quantità di organizzazioni, corti di giustizia e organi internazionali che esigevano la libertà di Milagro Sala e denunciavano la sua detenzione come arbitraria e criminale.

Da Buenos Aires hanno chiesto a Gerardo Morales, il governatore di Jujuy, che la smettesse di fare figuracce internazionali e riuscisse a condannare “l’india” per qualcosa. Morales si è messo all’opera e ha ripreso una causa che aveva prescritto. Con i suoi pubblici ministeri e giudici corrotti ha deciso di vendicare un escrache (satto pubblico di protesta e denuncia, ndt) ricevuto nel 2009, quando un paio di uova furono destinate a schiantarsi contro la sua anatomia.

Milagro Sala non andò all’università dove l’allora senatore dell’Alleanza fu “aggredito”, ma sembra che qualcuno l’abbia nominata, o abbia pensato a lei, quindi un paio di impiegati del governo hanno dichiatato, durante il processo, che Milagro aveva istigato e diretto militanti di altre organizzazioni che non erano della Tupac Amaru, a tirare le uova a Morales.

I giudici si sono presi una settimana per considerare che la parola di questi due testimoni, che hanno commesso evidente spergiuro durante il processo, fosse la prova definitiva per condannare Milagro Sala a tre anni di reclusione, più le spese processuali e il lavoro comunitario presso la Caritas, per aver messo le uova usate da Graciela López, pure condannata a tre anni di carcere, e Ricardo Salvatierra, condannato a due anni, al fine di eseguire i “danni aggravati”.

“Sento molto dolore interno per l’ingiustizia che stiamo vivendo perchè non abbiamo rubato nulla, abbiamo lavorato per dare dignità a migliaia e migliaia di compagni”, ha affermato la leader della Tupac Amaru prima di ascoltare la sentenza, e ha aggiunto: “Dare dignità a quelli che hanno di meno ha fatto sì che stessi seduta su questa sedia”.

Chi scrive ha ascoltato la sentenza durante la veglia organizzata dal Comitato per la Libertà di Milagro Sala di fronte all’edificio dei Tribunali della Città di Buenos Aires. Dopo la lettura della sentenza c’era un’armosfera di desolazione. Benché non ci fosse pressoché alcuna speranza che i giudici potessero fare giustizia, la dimensione dell’infamia era tanto incommensurabile che il grottesco annodava le gole di tutti i presenti.

Alejandro “Coco” Garfagnini, il segretario nazionale della Tupac, ha dovuto fare appello a tutto il suo coraggio per fare un rapido commento della sentenza di fronte a chi era presente e alla stampa che lo avvicinava con i suoi microfoni. “Non hanno bisogno di forze armate, ora hanno il Partito Giudiziario”, ha detto con sfida mentre la gente in coro gridava “Morales spazzatura, sei la dittatura”.

Ha affermato che le organizzazioni sociali devono continuare a resistere e a lottare affinché in Argentina ritorni la vera democrazia. E ha indicato che il cammino deve essere nonviolento, “come ci hanno insegnato le Madri e le Nonne di Plaza de Mayo”. Ha anche predetto che il presidente Mauricio Macri finirà chiuso in carcere “per tutte le barbarità che stanno commettendo”.

Ha invitato a mantenere la calma e ad avere pazienza, sapendo che ci sono compagni che devono compiere uno sforzo maggiore, dato che sono detenuti, ma ha detto che “il ruolo storico dei movimento sociali è stato quello di resistere”. Ha fatto appello alla lotta affinché “torni a esistere la democrazia, che è ciò che abbiamo perso lo scorso 10 dicembre”.

Per concludere si è mostrato scettico sul resto dei processi che “sono stati posti consecutivamente al fine di mantenere i compagni prigionieri” e si è rammaricato del fatto che il governo nazionale insista a stigmatizzare i movimenti sociali e li accusi di organizzare saccheggi.

Se le mie cronache dall’Argengogna vi sembrano poco serie, vi invito a leggere la sentenza data oggi (29.12.2016, ndt) dal Tribunale n. 1 di Jujuy, che è vero surrealismo magico.

Traduzione dallo spagnolo di Matilde Mirabella

Categorie: Diritti Umani, Politica, Sud America
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