Vivere la Nonviolenza è un cammino quotidiano

07.12.2016 - Maria Giovanna Farina

Vivere la Nonviolenza è un cammino quotidiano

 

Maratona contro la violenza sulle donne e i punti trattati durante gli incontri del tour di novembre 2016

Mi interesso da sempre alla vita e all’opera di Ghandi considerandolo un esempio alto a cui guardare con ammirazione, col tempo ho compreso quanto il suo pensiero fosse un modo di essere-nel-mondo capace di salvarci dall’autodistruzione.

Reduce da un’esperienza ricca di incontri, mi sento avvolta dal grande desiderio di promuovere uno stile di vita che non sia un lasciarsi vivere, un subire ogni sorta di sopruso in nome del Pacifismo: il Pacifismo non è praticabile. Pensare di poter annullare la guerra contiene in sé l’idea utopica di eliminare ogni sorta di conflitto che, se di per sé si può considerare una eccellente idea, in realtà non tiene conto dell’aggressività congenita dell’animale uomo dedito alla lotta fin dalla Preistoria, quando doveva difendere con la clava il proprio territorio dai vicini usurpatori. La civiltà, nel prometterci la pace, non ha saputo sanare il nostro desiderio-bisogno di combattere un nemico. Per migliorare dobbiamo prima di tutto diventare veramente consapevoli di ciò: negare la realtà è un esercizio molto pericoloso, oltre ad essere un atteggiamento improduttivo.

Essere Nonviolenti significa rifiutare la violenza come modalità di relazione, come strumento di comunicazione, come mezzo di sopravvivenza: anche se non possiamo sempre evitare la guerra possiamo lavorare per prevenirla e nel caso non ci si dovesse riuscire possiamo impegnarci per crear le condizioni per una pace fautrice di convivenza all’insegna della conciliazione.

Prima di soffermarmi ad occuparmi di violenza sulla donna ho riflettuto e studiato le varie forme di violenza nella nostra società, a partire dalla terribile piaga degli abusi anche sessuali sui minori, passando al bullismo per poi giungere alla prevaricazione perpetrata ai danni degli animali da allevamento posti all’ingrasso violando ogni loro diritto ad una degna vita. Se la violenza diventa uno dei principali veicoli di trasmissione delle idee, della cultura e delle modalità di rapportarci a tutto ciò che ci circonda, beh, allora non possiamo più stare a guardare e pronunciare solo buone intenzioni. È indispensabile agire e portare il dialogo, come strumento base del nostro vivere le relazioni, fuori dalle quattro mura di un discorso fine a se stesso. Dialogare è comprendersi attraverso il linguaggio, capirsi grazie al confronto con il fine di unirsi per un’idea comune: in questo caso collaborare contro una violenza ormai estesa e pervasiva. Per questa ragione il mio percorso si è unito già da qualche anno al MOICA (Movimento Italiano Casalinghe, fondato nel 1982 da Tina Leonzi, che mette in primo piano il lavoro della donna casalinga all’interno della famiglia) e precisamente a partire da Alba Dell’Acqua che è Presidente Moica della Basilicata con l’appoggio sempre del Moica Nazionale, per iniziare un cammino progettuale culturale di sensibilizzazione contro ogni violenza sulla donna. Maltrattare, abusare, violentare una donna è un delitto nel centro del femminile e del materno, la donna è madre e con la sua potenzialità dà origine alla vita, maltrattare una donna è violare “il cuore pulsante dell’umanità”. Dobbiamo partire dalle origini: condurre i bambini alla Nonviolenza significa aver cura dell’esistenza stessa, vuol dire educarli ad uno stile di vita lontano dalla prevaricazione. Partite da Matera (capitale della cultura 2019) ricche di confronto con adulti e addetti ai lavori dove non sono mancati uomini interessati al dibattito attorno al mio libro “Il giardino delle mele, la violenza non deve vincere”, siamo giunte a Montalbano Jonico e nel Liceo Pitagora su invito dell’assessore Ines Nesi ho parlato ad un aula magna di studenti interessati, addirittura entusiasti quando sono giunta a dichiarare “L’amore è libertà”. La violenza si oppone all’amore che è libertà di essere e di decidere, l’amore è libertà soprattutto quando parliamo della coppia dove nessuno dei due può “pretendere” di essere amato. Nella pretesa, che è un atteggiamento liberticida, trova terreno fertile l’amore come possesso del corpo e della mente dell’altro: la donna diventa così un oggetto di proprietà a cui il maschilismo violento non vuole rinunciare. Il fatto che i giovani comprendano la libertà di scelta di “non amare più” è un segnale promettente, uno stato mentale che predispone ad un rapporto di coppia equilibrato.

La mia maratona contro la violenza è proseguita anche tramite radio e televisione, ma solo gli incontri dal vivo danno il “polso della situazione”; una delle tappe sul territorio è stata un nuovo incontro con il Moica a Verona (Presidente Anna Vitali), lì ho conosciuto donne entusiaste e propense a promuove la Nonviolenza come modello di vita. E poi altri dibattiti in località più piccole della Lombardia…

Un punto su cui mi sono soffermata è che la famiglia è il centro della nostra vita, lì la donna ha funzioni e compiti fondamentali come il prendersi cura, non solo dal punto di vista materiale ma anche psicologico, dei suoi membri. Sono principalmente le donne, anche se non casalinghe in forma esclusiva, a sostenere marito, figli, parenti nei momenti difficili come la malattia o il disagio dovuto a fatti contingenti: proprio la famiglia è diventata durante i miei successivi incontri oggetto di interessanti riflessioni. Oggi chi si mette in coppia e progetta un nucleo familiare deve avere la piena consapevolezza della parità tra i generi, non si può più concepire una ripartizione rigida dei ruoli perché la donna quasi sempre lavora come l’uomo fuori casa e di conseguenza non è più possibile che porti il peso esclusivo del menage familiare. La famiglia contemporanea è sicuramente meno capace di accudire come faceva nel passato, manca il tempo denunciano le donne, ma può diventare un modello educativo all’insegna della Parità dove donne e uomini in assoluta armonica convivenza sono in grado di dare un esempio fondamentale ai figli: la donna non è inferiore, non è un oggetto nelle mani dell’uomo, non è subalterna, non ha meno diritti, non può essere bersaglio di violenza. Violenza che nasce da idee deleterie e trasmesse nei secoli. Chi vive una vita di coppia Nonviolenta anche perché paritaria, conduce un’esistenza a cui ispirarsi. Convinta sostenitrice di una trasformazione culturale per sconfiggere la violenza cosiddetta di genere, per sensibilizzare giovani e giovanissimi, futuri cittadini di domani, ritengo si debba cercare e ri-cercare il meglio che ancora vive dentro di noi. Dobbiamo rintracciare modelli forti e credo che la famiglia, nonostante le vere o presunte crisi, stia resistendo da secoli: nella sua trasformazione possiamo individuare un buon rimedio al nostro sempre più complesso vivere civile. Ciò non significa che non possa giungere da un altrove qualcosa di valido, anche lì sta a noi individuarlo per farne tesoro.

Come filosofa sono lieta di essere stata tra i primi firmatari di una lettera inviata alla Treccani dove si faceva la richiesta argomentata di inserire la parola Nonviolenza in un’unica forma verbale, la proposta è già stata accolta dalla Treccani.it Ecco la lettera https://www.pressenza.com/it/2016/10/lettera-chiedere-la-parola-nonviolenza-sia-sul-vocabolario/

Credo sia un passo avanti molto importate perché il linguaggio, nel suo valore formativo e anche nel suo essere uno strumento in continua trasformazione, si evolve grazie alle relazioni tra gli esseri umani: un termine forte come Nonviolenza è un punto di riferimento per tutti.

Categorie: Nonviolenza, Opinioni
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