Gli aborigeni e il Tempo del Sogno

02.02.2016 - Luca Cellini

Gli aborigeni e il Tempo del Sogno
Antica rappresentazione rupestre aborigena. (Foto di Luca Cellini)

C’era una volta il “Tempo del Sogno”

Il sogno di un popolo aborigeno che prosperava su una terra lontana, prima dell’arrivo dell’uomo bianco, da loro stessi chiamato “il mutante”.

Quell’antichissimo popolo, aveva dato all’uomo occidentale il nome di “mutante”, per  gli aborigeni australiani, l’uomo bianco, arrivato da terre a loro sconosciute, aveva perso il contatto con la “grande intelligenza”, con cui tutti gli esseri viventi sono in contatto, per sostituirla con “un’altra intelligenza”, quella di una mente avida, divoratrice e possessiva.

C’era un tempo in cui si narrava del grande Baiame, la “grande intelligenza”.  Un grande serbatoio in cui erano racchiuse tutte le intelligenze, tutte le esperienze e tutto ciò che era stato fatto (oggi, nello stesso linguaggio dell’uomo bianco mutante, venuto da molto lontano, si chiamerebbe “Database”).

Baiame, al momento di creare l’uomo, dapprima aveva pensato allo Yowie.  Lo aveva dotato delle “Leggi della Coscienza”, della “Memoria” e delle “Tre Motivazioni”, attingendo fra quelle Intelligenze che più di tutte si erano distinte per Capacità, Forza di volontà e Desiderio di Progredire.

Secondo la cultura Warramunga, ogni essere vivente, era dotato di due corpi  lo Yowie quello “anim-ale” e il Dowie, un corpo etereo e sottile, una specie di “doppio energetico” che aderisce allo Yowie.  Il Dowie, seppur costituito di non-materia, era indissolubilmente legato allo Yowie, fatto di materia e non lo avrebbe mai abbandonato se non con la “cessazione” del corpo fisico.  Al termine della funzione del corpo, il Dowie sarebbe tornato nella dimensione immateriale e “non manifesta”.

Baiame, affinché potesse “accumulare continui cicli d’esperienza”, aveva pensato a un ciclo di vita-non vita, come a un alternarsi di vita emersa e un’altra parte di vita sommersa.

Gli aborigeni australiani Warramunga, nella loro stupenda semplicità, rappresentavano questo concetto di “ Ciclo di Vita-Non Vita” con l’immagine di un pesce che salta fuori dall’acqua.  Durante la fase preparatoria al salto, il pesce è invisibile, è immerso nell’acqua e accumula energia, usando la spinta dell’acqua stessa per compiere il salto.

Uscendo dall’acqua, il pesce diventa visibile e si manifesta, per poi rituffarsi di nuovo nell’acqua, risultando nuovamente invisibile e mano a mano, procedere di salto in salto, lungo il corso del grande fiume.

Secondo il pensiero aborigeno, Baiame, “la grande intelligenza”, aveva pensato anche al Mullowil, un corpo etereo, spirituale, sottile, fatto di “luce velata”, donandolo anch’esso a tutti gli esseri viventi, minerali compresi.  Baiame decise inoltre che questo corpo sottile si potesse vedere solo con gli occhi della genuinità e della semplicità, mettendo a fuoco “l’indistinto”, avendo percezione dell’assieme nel suo essere essenziale e non fissando lo sguardo sopra al dettaglio o al particolare.

Il Dowie invece era presente solo sugli esseri viventi animati, alberi inclusi, andando a formare mano a mano più strati sugli esseri più evoluti, fino a raggiungere il numero di sette strati nell’uomo.

Attraverso questi strati, si andavano a costituire sensazioni, emozioni e sentimenti in forme di vita sempre più evolute, fino a produrre la mente cosciente, l’inconscio e il carattere in un’unica manifestazione.  Il “Vero Io”, attraverso l’unione di tutte le esperienze di tutti i tempi.

Di fatto, l’essere umano, secondo le conoscenze della cultura degli aborigeni Warramunga, veniva rappresentato attraverso l’unione di “nove manifestazioni”, il corpo fisico, rappresentato dallo Yowie, il corpo spirituale rappresentato dal Mullowill e sette corpi energetici e sottili rappresentati dal Dowie.

Mullowill

Rappresentazione dell’essere umano secondo la cultura degli aborigeni

Mentre l’energia dello Yowie, risultava molto stabile ed equilibrata se sostenuta da una corretta gestione delle azioni in vita (coerenza e unità), accompagnate dalla purezza dei sentimenti, quella del Mullowill, era più immediata ma anche più instabile.  Rappresentava esso la capacità di difesa, di reazione a qualsiasi evento di qualsiasi natura avesse potuto attaccare l’uomo sulla Terra.  Gli uomini, avevano sperimentato che tramite azioni contraddittorie, si potevano creare degli “strappi” e questa energia venire danneggiata.  Da questi strappi  fuoriusciva la vitalità, per lasciare entrare stati d’animo “molesti” e sofferenti fino a raggiungere perfino la morte.

Al momento dell’abbandono dal corpo fisico, si era ancora sotto la protezione del Mullowill che rimaneva ancora per qualche giorno sulla terra. Serviva da supporto provvisorio al Dowie che aveva perso il sostegno fisico dello Yowie. Trascorsi alcuni giorni, sufficienti a realizzare le cerimonie sacre necessarie alla purificazione e al distacco definitivo a livello emozionale dai congiunti, il Mullowill, liberava infine il Dowie, distaccandolo definitivamente dallo Yowie.

L’insegnamento dei saggi aborigeni Warramunga, spiegava che tutto si trasforma per gradi e come risultato di questa trasformazione che riguardava il corpo fisico, al momento del decesso, il Mullowill e lo Yowie, si manifestavano nella dimensione del Dowie.  All’interno di questa dimensione, tutto diventava una sostanza priva di massa e in conseguenza senza attrito. Era essa, secondo quanto descrivevano gli anziani, “una sostanza costruita sul pensiero che si muove ad una velocità maggiore della luce, capace di effettuare istantaneamente tutti i movimenti che s’impartisce ad essa”.

La conoscenza dei corpi spirituali e il contatto con essi, era la base che portava a sostenere ci fosse un’altra dimensione di vita reale, oltre a quella del mondo fisico e apparente. Essi credevano che sviluppando una forte connessione col Dowie, si poteva accedere a una dimensione in cui operavano gli “Eroi”, personaggi di origine ancestrale.  Definibili come figure incluse nello “spazio di rappresentazione” degli uomini, tradotte dagli uomini stessi attraverso raffigurazioni, come ad esempio il “grande serpente arcobaleno”.  Figure primordiali che durante il Tempo del Sogno, vivevano libere da “vincoli” e che con la loro forza primigenia avevano plasmato l’aspetto del territorio in cui vivevano gli aborigeni.
Sempre secondo gli antichi sciamani Warramunga: “Per raggiungere questa dimensione bisogna usare una velocità più grande di quella della luce e guardarvi attraverso, questo è quello che succede al momento della morte”.   La morte ovviamente non era associata alla fine di tutto ma era vista solo come un necessario passaggio da uno stato vitale ad un altro, dove luce e velocità erano diverse.

La dimensione in cui operava il Dowie, non era un luogo particolare situato nello spazio bensì era tutto intorno agli uomini e poteva essere contattato in qualunque momento qualora ce ne fossero state le adeguate condizioni.

Le normali persone, avevano un controllo molto limitato sul Dowie.  In particolari condizioni della vita, ne potevano sperimentare l’esistenza tramite messaggi e premonizioni di eventi futuri o passati, talvolta ricevuti attraverso immagini, visioni allegoriche che sintetizzavano l’essenzialità di questo evento, altre volte invece i messaggi erano ricevuti attraverso un sogno, che conteneva in se tutti gli elementi simbolici necessari per una sua corretta interpretazione.

Tuttavia esisteva una tecnica mentale appropriata che permetteva di avere un contatto più forte e frequente col Dowie.

La tecnica chiamata in lingua aborigena “Mulle Mulle”, era conosciuta e praticata dai Wirinium, gli sciamani aborigeni.  Operando attraverso il Mullowil che rappresentava la parte per così dire più materiale del Dowie, si raggiungeva il “cervello spirituale” del Dowie,  un luogo in cui, tutte le conoscenze acquisite e le esperienze operate in vita, venivano depositate e preservate.

Questa era una precisa tecnica che non poteva lasciare spazio a improvvisazioni, per evitare possibili “incidenti”.  Gli Sciamani aborigeni avevano grandi capacità riguardo la percezione extrasensoriale che permetteva loro di entrare in risonanza con una determinata “vibrazione” fisica ma anche mentale e poi passare agevolmente da una dimensione a un’altra.

Tale risonanza veniva indotta anche tramite la produzione sonora e fisica di determinate vibrazioni realizzate attraverso strumenti come ad esempio il “Didgeridoo” attraverso il quale si produceva una bassa e profonda vibrazione, la quale veniva cadenzata e ritmicamente ripetuta.  Entrando in risonanza mentale col ritmo e col tono di questa vibrazione e recitando internamente un determinato mantra, ripetuto ipnoticamente, ci si staccava dalla mente razionale e si accedeva così a quella intuitiva che era in contatto diretto con la “grande intelligenza”, depositaria di tutte le forme d’intelligenza, di tutte le conoscenze e di tutte le esperienze accumulate da Baime, attraverso gli esseri viventi, il quale operava nell’universo attraverso differenti e molteplici “manifestazioni”.

Durante questo stato di contatto diretto con il Dowie, gli Sciamani aborigeni, oltre ad accedere a differenti dimensioni, riuscivano inoltre ad attenuare il dolore, la fame, la sete, a fare viaggi astrali e a comunicare telepaticamente.

Gli anziani Sciamani, erano soliti dire ai propri giovani allievi:  “Liberate la fantasia, è l’arma più potente che avete insieme al desiderio. Non producete l’emissione di pensieri senza senso. Date direzione ai vostri pensieri!  Sfruttate la capacità di sviluppare un’idea.  Immaginate scenari, personaggi, storie, situazioni, immaginatene i dettagli, i particolari; i modi di parlare, di camminare, immaginate le persone presenti nella vostra rappresentazione mentale, i colori, la luce, le sensazioni ad essa legate, persino la sensazione fisica data dal corpo in quelle situazioni, la percezione al tatto, il modo d’interagire con gli oggetti e con il luogo. Niente è impossibile per la forza dell’immaginazione.  Dovete sviluppare la capacità di assorbire le energie sottili intorno a voi e riequilibrare il Mullowill. Questa cosa è necessaria per effettuare lo sdoppiamento. Non è difficile da imparare, bisogna avere fermezza di mente e un gran desiderio di riuscire, solo così potrete comunicare con amici e congiunti anche trapassati. Vedrete dapprima lo sdoppiamento che si manifesterà in sogno.  Argentei, come la Via Lattea, sognerete di muovervi leggeri nell’aria, di fluttuare senza peso in una dimensione straordinaria, dove non servono braccia e gambe, dove solo la mente cosciente è utile all’esperienza che state vivendo. Quella parte che è uscita può spostarsi a suo piacimento, indirizzata da Kungullun.  Immaginate che questa goccia, questa fiammella che voi siete, percorra i passi necessari per uscire dal villaggio e incamminarsi sui sentieri degli Antenati Totemici. Le vie dei canti sono le vostre strade, su queste Vie le entità operano magie. Tutto l’Universo è percorso da queste Vie che mettono in comunicazione tutti i mondi e gli astri. E’ bene che vi manteniate agganciati al mondo delle stelle per non fare brutti incontri.  Non abbiate paura, la paura è ciò che frena la capacità istintiva, lasciatevi andare, non vi preoccupate, all’occorrenza, se servirà, la paura vi farà rientrare immediatamente nel corpo”.

I Wirinum, fin da ragazzi, venivano addestrati a queste tecniche di conoscenza. Attraverso il controllo della mente si provvedeva a creare una vibrazione coerente e armonica col mondo dell’immateriale.

Direzionare il pensiero e indurre le emozioni, erano senza dubbio le due forme più conosciute ed usate dagli Sciamani per raggiungere il Mulle Mulle.  Erano forme di magia psichica, praticate mai a scopo di lucro e mai per ottenere una qualche forma di vantaggio personale.  Venivano realizzate secondo le leggi e gli insegnamenti della Natura, basate sulla fondamentale rivelazione che la costruzione stessa dell’Universo fosse scaturita da una proiezione mentale. La proiezione del “Tutto”.  Questo contatto fra i due mondi, era per loro una pratica regolare ed attuabile in qualsiasi momento.

A livello sociale e religioso, il contatto con i “Corpi Spirituali”, era in grado di soddisfare qualsiasi necessità.  All’interno del “grande piano della vita”, tutti gli esseri viventi avevano un unico scopo: Ognuno secondo la sua scelta ed il suo modo: concretizzare quanto il “Tutto” si aspettava da loro e ciò era possibile solo utilizzando le antiche leggi di vita.

C’era una volta un “Tempo del Sogno”, quello raccontato da un antichissimo popolo di cacciatori, pittori, scultori, musicisti, maghi e narratori di storie che si perdevano nella notte dei tempi.  Una terra lontana, primordiale e ancestrale, in cui, prima della venuta dell’uomo bianco, ancora non dominava la legge del profitto, né avevano preso il sopravvento il possesso e l’avidità bensì, il rispetto per i simili e il territorio, la condivisione, l’unione profonda con la Vita, e il contatto con altre dimensioni, scandivano i giorni e davano senso e direzione al cammino degli aborigeni su questa Terra.  Un tempo fatto da un grande serpente colorato, creatore di terra, acqua e cielo, un tempo in cui s’immaginava un sentiero arcobaleno che accompagnava l’ultimo cammino dei defunti.

Un tempo fatto di semplici regole, come la “legge di coloro che aspirano alla purezza” che recita:

“Controllate gli appetiti e i desideri. Impedite che i desideri più bassi diventino i vostri padroni. Non coltivate l’egoismo, esso causa sofferenza a voi e a tutti quelli con i quali venite a contatto. Non entrate nel mondo di Marmoo, il mondo degli appetiti più bassi, là dove abitano i miserabili e gli avidi, non diventate cibo per loro.  Siate puri e saldi e rispettate le leggi della Vita. Il pensiero deve essere limpido, mentire a se stessi costituirebbe solo un grave imbarazzo”

Oppure come la “Legge degli esseri che sanno dare e condividere”

“Dai a me bambino, dai a lui bambino, dai a loro bambino! Quando dividete la caccia, nulla importa se a voi che avete cacciato, non rimane nulla da mangiare, se non le interiora; quando sarà il vostro amico a condividere, a voi spetteranno le parti migliori!”

“Il cerchio prende, perché il punto dà. La materia è ricca se lo spirito è ricco e lo spirito non accumula, non conserva ma dona e condivide.  E’ nello scambio che tutto cresce, fiorisce, si vivifica”.

Il “Tempo del Sogno” non c’è più ma ciò che di esso è arrivato fino a noi, risuona ancora ora, attraverso una lunga e profonda vibrazione.

Bibliografia: 

  • Berndt, R M (1983). Australian Aborigines – religion. Australian Encylopaedia 
  • Djugurba (1980). Tales from the Dreamtime. Canberra: ANU Press
  • Claretta Orlandi(2003).  Iniziazione Al Mondo Degli Aborigeni.  Edizioni Mediterannee
  • Elkin, A P (1937). Notes on the psychic life of the Australian Aborigines. Mankind
  • Rose, L & R (1950). Aborigines and extrasensory perception. Walk-about
  • Elkin, A P (1969). Elements of Australian Aboriginal philosophy. Oceania
  • Roberts, A & M J (1981). Dreamtime – the Aboriginal heritage. Adelaide: Rigby. 
  • Psychic and Mystical Experiences of the Aborigines Australian Institute of Parapsychological Research, Inc.
  • Marlon Morgan. E venne chiamata due cuori Feltrinelli

 

Categorie: Cultura e Media, Oceania, Opinioni, Popoli originari, Umanesimo e Spiritualità
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