Chiunque vive in una grande città ha probabilmente già vissuto un momento simile a quello che descrive Claudio Finazzo in questa poesia. Malinconia si mischia con bellezza, disperazione con un attimo di profonda sapienza. L’anonimato di una metropoli messo a confronto con l’intimità del mondo interiore, trasformando l’assuefazione alla vita quotidiana in un momento eterno:

 

Questa città
Oceano di stanche parole
Di uomini ciechi
Con menti sorde.
Medicine a perdere
Per vite agli angoli

Della notte
Sotto muri alti
Come noi
A un metro dalla vita
E a un metro di scuse.

Corrotti e fragili

Da inganni della realtà

Su mondi paralleli.

I tuoi occhi emettitori

Di colori e suoni

Su muri a scacchi

Ancora troppo alti.

Anima nuda da bere

In questa notte

Ancora da salvare.

Il sorriso è un passaggio
Il tuo attimo
La tua anima
Dice si a te.
Un circo di colori
Negli occhi eterni
L’attimo folle

Dove vivi
Inevitabilmente
E l’aria attorno a te
Diventa pura
Ingannando la morte.

 

Abbiamo incontrato il giovane poeta parlando di poesia e di quello che può fare…

“Città” riconosce anche i lati scuri di una grande città e potrebbe descrivere qualsiasi metropoli in Europa. Qual è la città che avevi in mente quando hai scritto questa poesia?

 

Non ne avevo una precisa in mente, ho pensato ad una come metafora e come a tutto quello che ci vive dentro, anime comprese, in quelle sensazioni descritte. La poesia è un immagine che hai o vivi dentro, poi si può accostare a molte altre cose reali o no. Può essere Londra o Amsterdam, qualunque città che abbia qualche lato oscuro.

 

Nelle tue poesie parli sopratutto di emozioni e sentimenti che ognuno di noi ha dentro di se, si potrebbe dire che sei un esploratore del mondo interno?

 

Si, certamente! Io esploro il mio di continuo, e penso di non essere l‘unico a farlo. Molta gente lo fa, forse non lo scrive e rimane tutto chiuso in sé, per paura del giudizio o della critica. Io critico molto me stesso dentro di me, mi pongo dubbi e domande e penso se le cose possano funzionare, o una parola sia meglio dell’altra per esprimere un concetto o uno stato d’animo.

 

Cosa significa per te essere umano?

 

Questa è una domanda molto difficile, molto complessa, bisogna stare attenti a questa definizione. Noi siamo il mondo insieme alle altre specie che popolano la terra, e siamo i maggiori responsabili dopo madre natura, di tutto ciò che succede ad essa. Siamo tutto dentro ad un essere, e provochiamo una moltitudine di avvenimenti belli e brutti, a volte catastrofici, che sono causa di una miriade di sensazioni varie che recepiamo attraverso i nostri sensi e capacità di percepire il male e il bene. Noi siamo capaci di scatenare guerre e terrore in angoli deboli del pianeta ricchi di risorse, uccidere i nostri simili o sfruttarli per interessi di natura materialistica e/o potere, mentre poi da una parte siamo capaci di dare tanto amore puro alle persone o agli animali, siamo solidali, doniamo gioia e stupore tramite l’arte creata da noi per trasmetterlo agli altri.

 

Da dove prendi le tue ispirazioni?

 

L’ispirazione mi arriva da tutto ciò che mi circonda, avvenimenti successi da vicino o anche da lontano, che mi hanno colpito dentro, oppure da mie sensazioni o stati d’animo che provo. L’ispirazione per me è un alito di vento libero che arriva quando vuole, non mi ritengo capace di governarla, non avrebbe senso se potessi farlo, il senso arriva dopo a chi la percepisce e la sente. La poesia è libertà e libera deve rimanere per me, proprio come un dipinto che il pittore decide di creare, a volte non è detto che piaccia alla gente, oppure piacerà in futuro. Se decidessi di scrivere qualcosa, non è detto che venga fuori, ci vuole una causa, una botta dentro o una scintilla che mi accenda il fuoco.

 

Quali poeti o altri artisti ti hanno influenzato?

 

Non leggo spessissimo libri, ma leggo di tutto e dappertutto. Anche nei social network c’è qualcosa di buono, perché comunque sono il nostro specchio che piaccia o no. La gente va ascoltata e letta, non basta essere presenti, perché dentro a volte troviamo un pezzo di noi. Le parole mi devono stimolare, mi nutro di tutto ciò che la mente e il cuore apprezza, e tutto ciò in cui mi ritrovo. Adoro Alda Merini, mi piace Pasolini e Bukowski. Mi piace il modo di scrivere di Piero Pelù, Brian Molko, Robert Smith, Martin Gore, Kurt Cobain e molti altri in cui mi perderei qui a parlarne. Ascolto tanta musica e di vario genere, non ho preconcetti su di essa, la musica si ama, non si può ascoltare o amare un solo genere. Mi piace tradurre testi di brani in inglese per capirne di più il significato. L’espressione in parole mi affascina, ma se cado in una canzone lì potrei perdermi, la musica è la mia casa da sempre, la poesia invece mi ha trovato da un giorno all’altro.

 

Da quando scrivi poesie?

 

Ho cominciato a scrivere più seriamente circa 3 anni fa senza pubblicare nulla, non mi interessava, avevo cose da buttare fuori, scoprii che era bello e mi piaceva, penso che molti dovrebbero e potrebbero farlo, non c’è un esclusiva.

Trovo che la comunicazione sia importante e che purtroppo, dal mio punto di vista, sia diventato un po’ la croce e delizia del secolo. I media ci bombardano di notizie false, ci fanno credere ciò che vogliono perché governati da chi li finanzia e da chi ha il potere, il giornalismo puro sta scomparendo, la gente comunica meno di persona, i social network ci hanno inghiottito. Credo che in tutto questo ci sia paura, e molte volte è quella di essere se stessi, la paura del giudizio crea danni nella mente delle persone e le priva di immaginazione ed espressione, chiudendosi di più.

 

Hai mai scritto una poesia per bambini e se no, ti piacerebbe?

 

No, ma mai dire mai, meglio dire perché no? I bambini sono il futuro del mondo, noi stessi da piccoli eravamo quelli che siamo oggi.

 

Sei anche molto legato alla musica, canti in una band. L’arte in generale è cosa per te?

 

Si, mi piace cantare molto. Canto in una tribute band di una delle maggiori e più affascinanti rock band italiane, i Litfiba, li amo da quando li scoprii, la loro musica e testi mi aprì la mente all’epoca.. Oggi mi diverto e questo mi appaga, la musica è un buon rimedio, le canzoni sono terapia e in qualcuna ho trovato la mia.

 

Le tue poesie ci ricordano in maniera bellissima che la vita non è fatta solo di lavoro, soldi e cose materiali. Credi che quel mondo interiore viene riconosciuto in maniera sufficiente dalla società nella quale viviamo?

 

No, non penso che basti, siamo diventati un po’ dei consumatori e prodotti allo stesso tempo, la sensibilità umana a volte sembra venire messa da parte, ma non dispero, ci sono ancora molte popolazioni anche in occidente, dove la vita è frenetica e caotica, che danno spazio alla parte sensibile dell’essere umano. Ci sono associazioni benefiche, gruppi di persone e comunità che ancora lavorano per il bene e mettono l’anima in ciò che fanno, con tutta la sensibilità che possono e hanno. La parte sensibile di noi non sempre si nota, è invisibile anche sui media, che ci proiettano spesso immagini violente invece di mostrare l’amore per il genere umano su scala mondiale.

 

Se tu potessi disegnare un immagine di un mondo migliore, come lo vedresti?

 

Questa è una domanda da 1 milione di dollari, di quelle che se sbagli ti arrivano secchiate d’acqua.. No, a parte gli scherzi, chi mi conosce sa che amo scherzare ma.. Penso che è un po’ difficile poter disegnare un mondo migliore per tutti, mi sentirei egoista nel farlo, perché dimenticherei troppe cose e probabilmente farei del male a qualcuno che non è nella mia sfera vitale, ma un mondo migliore io l’ho sognato; lo vorrei senza ma e senza se, senza guerre, ne barriere tra la gente e con più amore per la vita e rispetto per il genere umano. Con più arte e meno proibizionismo per esso. Io penso che il paradiso è qui, sulla terra, lo puoi respirare, si chiama vita e vale quanto il biglietto per un gran bel giro di giostra, siamo noi che lo sminuiamo quando la giostra va giù, ma poi risale e vedi un gran bel panorama anche se te la sei sudata. A volte siamo come passeggeri distratti, perché guardiamo un solo lato del finestrino e ci inganniamo da soli, scoprendo poi anche di più di quel che pensavamo o ci aspettavamo, stupendoci delle mille sfaccettature nascoste. Penso che ognuno debba trovare un suo posto dove stare, per poter essere felice di vivere la sua vita come meglio vuole e può; non servono molte parole per descrivere questo, ognuno di noi ha un immagine dentro se, e siamo veramente molti a sognarlo quando ci viaggiamo dentro.

 

Altri lavori di Claudio Finazzo si trovano su: http://www.poetipoesia.com/?audiolibro=claudio-finazzo