La violenza contro le donne non è una questione di religione

10.01.2016 - Anna Polo

Quest'articolo è disponibile anche in: Tedesco

La violenza contro le donne non è una questione di religione
(Foto di @Michaela Cephir, Creative Commons - CC BY-NC-ND 2.0)

L’estrema destra razzista tedesca rappresentata da Pegida (“Patrioti europei contro l’islamizzazione dell’Occidente”) ha approfittato rapidamente del coinvolgimento di immigrati e richiedenti asilo nelle violenze contro le donne scatenate a Colonia la notte di Capodanno per intensificare la sua crociata anti-islamica. Slogan razzisti e sbrigativi, che definivano stupratori tutti gli immigrati e chiedevano la cacciata dei profughi arrivati in Germania in fuga dalla guerra in Siria, Iraq e Afghanistan hanno risuonato nel raduno organizzato sabato e presto disperso con gli idranti dalla polizia dopo il lancio di bottiglie e petardi.

A dar man forte ai razzisti tedeschi c’era Tommy Robinson, ex leader dell’organizzazione britannica di estrema destra English Defence League, che ha suscitato grandi applausi sostenendo che “l’Islam è un cancro e Pegida è la cura” e che “Dio ci ha dato il diritto e il dovere di proteggere le nostre donne. E’ quello che fanno gli uomini”.

E qui sta una delle chiavi per capire il significato dei fatti di Capodanno. I giovani arabi accusati di molestie e violenze provengono spesso da società fortemente patriarcali, che considerano le donne prede facili a disposizione degli uomini. Un atteggiamento alla fine non molto diverso dall’arroganza di Robinson, che si auto-proclama difensore delle donne per diritto divino, ma certo non rispetta la loro individualità e libertà di scelta. E che dire dei poliziotti che non hanno fatto molto per fermare le aggressioni e all’inizio si sono limitati ad ammonire le donne, suggerendo loro di “stare alla larga dagli uomini”?

E’ evidente a questo punto che la religione non c’entra niente con le violenze scatenate la notte di Capodanno. Il comune denominatore tra giovani molestatori arabi, razzisti europei e poliziotti incompetenti e distratti è in realtà l’insofferenza verso donne che volevano godersi una serata di festa senza dover contare per forza sulla protezione maschile. E accusare in blocco l’Islam per il comportamento criminale di un’infima minoranza di violenti è una generalizzazione rozza e semplicistica, che nessuno si sognerebbe di fare se gli aggressori fossero stati cristiani. E magari alcuni di loro lo erano davvero, data la difficoltà di individuare i colpevoli “ a cose fatte”.

Per fortuna oltre al raduno di Pegida sabato a Colonia si sono svolte altre due manifestazioni: la prima era un flashmob di donne sulla scalinata della cattedrale, per chiedere la punizione dei colpevoli delle violenze di Capodanno e un maggior rispetto per le donne in generale (anche in occasione di eventi come l’Oktoberfest e in famiglia) e la seconda un raduno anti-fascista, a cui si sono unite molte partecipanti al flashmob, che ribadiva il benvenuto ai profughi e denunciava la strumentalizzazione dell’accaduto operata dall’estrema destra neo-nazista a favore della sua crociata anti-islamica.

E’ indubbio che l’ondata di profughi arrivata in Europa – e che certo continuerà ad arrivare – rappresenti una sfida rispetto all’integrazione e all’accettazione della diversità, ma è altrettanto chiaro che gli slogan razzisti, le rozze generalizzazioni e la ricerca del colpevole a tutti i costi sono solo scorciatoie pericolose, che rimandano a un’inquietante passato. Non a caso molti dei manifestanti di Colonia gridavano “No al nazismo!”

Categorie: Diritti Umani, Europa, Opinioni
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