Cosa c’insegna la rinuncia di Tsipras al “programma parallelo” a finalità sociali?

04.01.2016 - Riccardo Petrella

Quest'articolo è disponibile anche in: Greco

Cosa c’insegna la rinuncia di Tsipras al “programma parallelo” a finalità sociali?
(Foto di archivio Pressenza)

Rinforzare la lotta in Europa, contro l’oligarchia eurocratica attuale, per i diritti umani per tutti

Se i quotidiani consultati – Le Monde, The Guardian, La Libre Belgique – sono affidabili (in generale, lo sono) la decisione del governo Tsipras del 17 dicembre di abbandonare il “programma parallelo” a finalità sociali deve, ancora una volta, farci riflettere sull’inesistenza di margini di manovra per un paese che si sottomette ai piani di austerità della Troika.
Il programma parallelo, proposto il 14 dicembre al parlamento greco, prevedeva, fra altre misure: la copertura medica per coloro che non erano coperti da alcuna sicurezza sociale, una “bolletta sociale” per l’elettricità a livelli molto bassi per le famiglie impoverite, il prolungamento di un anno della zuppa popolare a carico dello Stato. Queste misure sono state immediatamente rigettate dalla cellula tecnica dell’Eurogruppo di stanza ad Atene ritenendole inaccettabili. L’eurocrazia ha peraltro ricattato il governo Tsipras minacciando, in caso di approvazione del programma parallelo, il non trasferimento di un miliardo di euro atteso dalla Grecia.

Eppure, la Grecia ha realizzato in novembre un eccedente primario di bilancio di 4,4 miliardi di euro rispetto all’obiettivo di 2,6 miliardi. Niente da fare, la Grecia non può allocare parte dell’eccedente in più a finalità sociali perché secondo il terzo memorandum imposto dalla Troika al governo di Tsipras e da questo firmato il 19 agosto scorso: a) nessuna misura di bilancio supplementare può essere adottata senza l’accordo dei creditori. e b) in caso di superamento degli obiettivi, gli eccedenti ottenuti devono andare, per un quarto, al rimborso del debito. Risultato “logico”: Tsipras ha abbandonato il programma parallelo. Il 30% della popolazione greca che vive senza protezione sociale non avrà alcuna assistenza medica.
Questi i fatti. Cosa dedurne? A mio parere, poco conta sottolineare il nuovo “cedimento” del governo greco. Oramai totalmente imprigionato dalle condizioni del memorandum, nessun Ercole potrà far spezzare le catene, salvo una spontanea rivolta/insurrezione popolare. Quel che conta soprattutto è mettere in luce, e condannare, la politica cinicamente perseguita dai poteri forti dell’Europa unita (sic!) che si comportano peggio degli usurai. Almeno quest’ultimi non sono, in generale, all’origine dell’indebitamento dei loro clienti. I creditori europei ed internazionali della Grecia, come dell’Irlanda, del Portogallo, della Spagna…., lo sono a causa delle loro scelte politiche ed socio-economiche che hanno indotto i paesi più fragili e deboli dell’economia europea a entrare nella logica infernale dell’indebitamento sui mercati dei capitali europei e mondiali, per di più privati, in posizione svantaggiata e di sottomissione.

Rifiutando il “programma parallelo” i poteri dell’ l’Europa attuale hanno dimostrato che a loro interessa un fico secco la salute, le condizioni di vita e la dignità del popolo greco ma che danno la priorità assoluta agli interessi dei “creditori”. Rifiutando di allocare all’urgenza umanitaria parte degli eccedenti primari superiori agli obiettivi, l’Europa attuale sta commettendo dei gravi crimini contro gli esseri umani (ipocritamente “nel rispetto dei trattati firmati “) e contro un popolo in stato di abbandono e di miseria. Il cinismo di questa Europa non merita il rispetto politico. La loro legittimità politica non può essere asservita in maniera assoluta e quindi cieca agli interessi d’istituti di credito predatori e porsi al disopra della giustizia sociale e dei principi della dignità umana per tutti.

Come proposto dal Gruppo DIP (Dichiariamo Illegale la Povertà), dobbiamo batterci affinché il 2016 veda modificato il sistema finanziario europeo e radicalmente ridotta la potenza della finanza attuale: ripubblicizziamo le casse di risparmio e le banche di credito d’importanza europea, creiamo la cassa europea dei depositi e prestiti, reinventiamo la finanza locale, comunale, togliamo l’indipendenza politica alla BCE, diamo all’euro il suo ruolo di moneta europea al servizio dei cittadini della “comunità europa” e favoriamo la moltiplicazione delle monete locali al servizio dello sviluppo comune socialmente e ambientalmente sostenibile, facciamo un vero Parlamento europeo responsabile del bilancio europeo e effettivo rappresentante di tutti i cittadini dei paesi che sono disposti ad avanzare sul piano dell’integrazione politica. L’Europa politica unita è determinante se promuove i diritti umani, e non per andare contro di essi! Ora, l’Europa “politica” attuale è asservita alle logiche di guerra (militare, economica e sociale) e non di pace.

Gli obiettivi proposti non sono oggi realizzabili fintantoché il potere politico appartiene all’attuale becera generazione di politici che hanno scelto di affidare detto potere agli interessi privati. Ciò non deve impedire i cittadini di buona volontà di agire e d’impegnarsi nella lotta per la loro realizzazione. Come? Impegnandosi dove è possibile secondo i propri mezzi superando il solo fatto dell’indignazione (necessaria). Accettare la situazione nella speranza che il domani arrangerà le cose, è compiere un atto di complicità. Non è facile per nessuno, ma la fiducia che un domani esisterà perché noi abbiamo agito è la grande forza dell’umanità.

Categorie: Europa, Politica
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