Burkina, l’ultimo disperato delirio della guardia presidenziale

30.09.2015 - Stefano Dotti

Burkina, l’ultimo disperato delirio della guardia presidenziale

Popolo burkinabè, amici del Burkina, Comunità Internazionale

L’ora è grave! Noi, soldati patrioti del Reggimento di Sicurezza Presidenziale del Burkina Faso, riuniti e solidali di fronte all’odio e all’animosità bestiale che ci è stata imposta dal potere ingrato dei signori Kafando e Zida, in perfetta simbiosi col popolo profondo del Burkina che noi non confondiamo con i gruppuscoli manipolati dalla Transizione, davanti all’opinione nazionale e alla comunità internazionale dichiariamo:

  • Considerando le raccomandazioni pertinenti del progetto d’accordo per l’uscita dalla crisi proposta il 21 settembre 2015 dalla CEDEAO, che ha offerto la sua mediazione dopo il colpo di stato del 16 settembre che ha deposto il governo fantoccio della transizione discriminatoria dei signori Kafando e Zida; raccomandazioni che prescrivevano la fine immediata delle ostilità tra la Transizione decaduta e il CND (i golpisti); il rinvio della questione dello statuto dell’Rsp al prossimo Capo di Stato democraticamente eletto; l’inclusione senza discriminazione di tutti i partiti politici nelle elezioni presidenziali e legislative in preparazione; l’amnistia sui fatti della resistenza legata all’azione di denuncia e patriottismo del CND contro una transizione traviata; il ritorno dell’insieme delle forze armate alla loro missione di garantire la sicurezza del territorio e delle istituzioni.
  • Considerando la violenza, il tradimento e la fellonia con cui i signori Kafando e Zida, col sostegno dei loro amici di Balei citoyen, si sono prodigati per calpestare l’accordo proposto dalla CEDEAO e si sono permessi di proclamare unilateralmente e illegittimamente la dissoluzione precipitosa dell’RSP, che mette in pericolo le nostre vite, quelle delle nostre famiglie e la sicurezza dello Stato; mettendo deliberatamente le mani sugli averi e i mezzi di sussistenza di molti cittadini innocenti, dopo aver organizzato l’incendio impunito dei loro beni, cercando di rilanciare dichiarazioni infiammate e criminogene al fine di gettare i burkinabè gli uni contro gli altri in una fratricida guerra civile,  tentando di organizzare nel disprezzo e nell’umiliazione il disarmo unilaterale del nostro reggimento, senza la minima considerazione per il processo di pace nel quale noi ci siamo impegnati.
  • Considerando le dichiarazioni malevole, ostili, criminali e genocide di Kafando, Zida e Sy contro l’RSP, i capi storici, le loro famiglie e l’insieme dei compatrioti che si riconoscono nella resistenza all’esclusione politica che ha motivato la nostra azione del 16 settembre; tenendo conto di tutte le campagne menzognere organizzate dalla stampa burkinabè, africana ed internazionale contro la nostra lotta per la giustizia, la fraternità e la democrazia autentica in Burkina Faso.
  • Considerando che la Transizione Kafando-Zida-Sy ha chiaramente manifestato il suo carattere parziale, corrotto, menzognero e indegno di fiducia per la conduzione del processo di pace e di rinnovo democratico delle istituzioni

Noi, soldati patrioti del Reggimento di Sicurezza Presidenziale RSP, annunciamo le nostre decisioni :

  • Informiamo l’opinione pubblica nazionale e la comunità internazionale che le nostre vite sono state prese in ostaggio dalla Transizione e i nostri diritti sbeffeggiati senza vergogna; ci opporremo ferocemente a tutti gli atti del governo fantoccio della Transizione che non seguano l’accordo di uscita dalla crisi espresso sotto l’egida della CEDEAO, che noi invitiamo a riprendere in mano al fine di evitare al nostro paese un confronto più violento ancora dei precedenti. Ci impongono di scegliere tra una vita dignitosa e una morte nel disprezzo e l’arbitrio. Noi ci difenderemo!
  • Non accetteremo alcun disarmo del nostro reggimento nelle condizioni indegne, vergognose e violente che la Transizione Kafando-Zida vogliono imporci; avvertiamo a questo proposito tutti i nostri fratelli delle forze armate del Burkina che non tollereremo alcuna aggressione, né ingiunzione di chiunque verso il nostro reggimento, da qualsiasi parte vengano. Tutti i tentativi di aggressione contro il nostro reggimento si risolveranno con una risposta chiara, netta e decisiva, come sempre!
  • Avvertiamo l’insieme delle popolazioni del Burkina che le nostre rivendicazioni, lungi dall’essere puramente corporative, riguardano l’interesse generale del nostro popolo. Quello che domandiamo è un Burkina Faso per tutti, attraverso elezioni realmente democratiche (giuste, inclusive, trasparenti, certificate internazionalmente, incontestabili), ma anche riforme istituzionali fatte da autorità veramente legittime e legali, motivate da un’analisi obiettiva e imparziale dei bisogni del nostro paese e non per il semplice desiderio di vendetta verso il vecchio regime. L’RSP è dunque perfettamente pronto a seguire le istruzioni che gli darà un governo legittimo, imparziale e consensuale nell’interesse del nostro paese, che noi non vogliamo per niente al mondo destabilizzare o sacrificare. Di conseguenza denunciamo con tutta la nostra energia la propaganda odiosa e menzognera fatta dal regime di Transizione contro l’immagine del nostro corpo militare d’elite, che ha più volte salvato questo paese dal peggio.
  • Noi ribadiamo al popolo burkinabè, alla CEDEAO, all’Unione Africana, alla Francia, agli Usa, all’ONU la nostra volontà di operare per la pace, la sicurezza, la repubblica e la democrazia del nostro paese, a condizione che nessuno dei nostri diritti sia umiliato e che la nostra vita sia libera dall’arbitrio; domandiamo quindi alla comunità internazionale d’intercedere, finché c’è ancora il tempo, tra noi e questo governo arbitrario.
  • Dichiariamo nulla la cosiddetta dissoluzione dell’RSP, proclamata unilateralmente dal governo illegittimo del signor Kafando e del Colonnello Zida. Useremo ogni mezzo a nostra disposizione per far rispettare tutti i diritti che questi signori credono di poter sbeffeggiare.

Siamo disponibili al proseguimento del processo d’uscita dalla crisi sotto l’egida della CEDEAO!  Siamo pronti ad aiutare la pace, la sicurezza e la serenità della nostra popolazione.  Siamo pronti, in tutti i luoghi del territorio del Burkina, a difenderci qualora si osasse aggredirci o spogliarci!

Viva il Burkina democratico!

Viva l’unione delle forze armate!

Che Dio benedica il Burkina Faso!

Questo succedeva lunedì 28 settembre.

Martedì 29 verso le 17 sono bastati cinque colpi di cannone per liberare il Palazzo Presidenziale e sgombrare il campo militare dell’RSP.  Finalmente anche il capitolo del disarmo dei golpisti è finito. Resta da vedere dove si è cacciato Dienderé.  Qualcuno dice che è scappato verso il Ghana, altri che si è rifugiato in qualche villa di Ouaga 2000, altri che si trova presso gli americani e altri ancora che ha chiesto asilo al Nunzio Apostolico.

Mercoledì 30 viene confermato che Dienderé si è rifugiato presso il Nunzio Apostolico. Tutti i suoi complici sono stati arrestati. E’ veramente tutto finito. Ora l’unica possibilità di destabilizzare il paese è legata ai gruppi Jihadisti che possono penetrare in Burkina per organizzare attentati.

 

Categorie: Africa, Opinioni, Politica
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