Ad impossibilia nemo tenetur

13.07.2015 - Leopoldo Salmaso

Ad impossibilia nemo tenetur
(Foto di Davide Salmaso)

 

Ad impossibilia nemo tenetur è un principio cardine delle legislazioni di ogni tempo e luogo: non è punibile chi non può soddisfare un obbligo assunto qualora ciò si riveli impossibile.

Un obbligo molto comune è quello di restituire un prestito monetario. Ebbene, il sistema mondiale di creazione della moneta è strutturato in maniera tale che è impossibile ripagare tutti i debiti (vedere la nota tecnica più sotto). Pertanto è matematicamente necessario che qualcuno fallisca, anzi, che fallisca un numero sempre crescente di persone, imprese e perfino Stati.

L’impossibilità di ripagare un debito monetario è una necessità statistica che, a priori, riguarda tutti e nessuno, perciò il malcapitato di turno può essere scaricato facilmente attribuendo la sua sorte a fatalità o colpa: proprio così il sistema di potere è riuscito finora a nascondere questa mostruosa macchinazione, anzi, ad accrescere sempre più il suo dominio su tutto e su tutti. Nel caso degli Stati ci è riuscito molto bene, prima col colonialismo armato e poi col neocolonialismo monetizzato. Ultimamente, però, la globalizzazione ha incominciato a sollevare il velo, e ora il bubbone scoppia in Europa. Perché?

Perché la costruzione dell’Unione Europea, pur colpevolmente delegata dai politicanti ai tecnocrati, non può prescindere dagli ideali dei cittadini europei, riassumibili in quel Liberté, Egalité, Fraternité di cui ricorre l’anniversario domani. In una siffatta Europa, ingabbiata nell’euro che è la peggiore delle monete immaginabili, “sorella Grecia” non può essere abbandonata solo perché la statistica ha colpito lei invece che “fratello Portogallo”. Si obietterà che entrambi quegli Stati hanno contribuito non poco per essere gli ultimi della classe. Ciò ammesso e solo parzialmente concesso, il problema viene solo spostato su qualche altro Stato. Infatti, se i PIIGS fossero così stakanovisti da passare ai primi posti, andrebbe necessariamente in default qualche altro Stato, come la Francia o perfino le presuntuose Finlandia e Germania, che prosperano in larga misura proprio su questo sistema.

Visto che lo sfruttamento del cosiddetto Terzo Mondo non basta più a saziare il mostro consumista, il default progressivo in Europa è matematica necessità (a meno di non supporre una UE che lo scarica sugli USA e glielo impone con la forza delle sue spade e alabarde…). Su questo debbono riflettere e fare immediata pubblica ammenda tutti i falchi che si ostinano a pretendere per la Grecia una “punizione esemplare”. A parte ogni considerazione etica, una punizione esemplare può funzionare solo se eradica il problema di base. Se, invece, lo sposta semplicemente, è puro esercizio di sadomasochismo.

Conclusione: evviva l’euro, se serve a rendere consapevole l’umanità intera della truffa monetaria. E grazie, Greci, per insistere a non voler uscire dall’euro divenendo così l’ennesima vittima sacrificale al feticcio neoliberista e al suo casinò monetario.

 

NOTA TECNICA. Un debitore può estinguere il suo debito monetario solo a due condizioni: poter guadagnare da fonte non monetaria tanta moneta quanta corrisponde alla somma di capitale più interessi, secondo la formula teorica (M = P+I = R+I) dove: M = Moneta circolante; P = Prestiti; I = Interessi; R = Rimborsi). In realtà, essendo la quasi totalità della moneta caricata di debito fin dal momento della sua emissione, succede che non esiste moneta libera da interessi con cui ripagare l’intero debito perciò la formula in realtà diventa: (M ≠ P+I ≠ R+I2). E’ una doppia diseguaglianza perché esiste la moneta per pagare il prestito ma non quella per pagare gli interessi, e men che meno esiste la moneta per pagare gli interessi composti, cioè gli interessi sugli interessi (I2). Pertanto è matematicamente inevitabile il default di un numero crescente di soggetti. Come se non bastasse questa circolazione monetaria viziata in partenza, la speculazione finanziaria in una sola settimana dirotta la quantità di moneta che il sistema produttivo mondiale capitalizza in un anno intero.

Per chi volesse approfondire questi temi consiglio gli ottimi sussidi animati “La moneta come debito I e II”, reperibili in italiano su www.monetaproprieta.it. Originali in inglese “Money as debt” su http://paulgrignon.com/ (sub: VIDEO).

 

Immagine originale di Davide Salmaso. Il logo di “Moneta Bene Comune” rappresenta l’Uomo Universale che si avvicina al limite impossibile della quadratura del cerchio. Tale aspirazione si può perseguire in campo economico solo se la moneta è bene comune.

 

 

Categorie: Economia, Europa, Internazionale, Opinioni
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