Grecia, elezioni e risposte alla crisi

04.01.2015 - Redazione Italia

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Grecia, elezioni e risposte alla crisi
Manifestazione degli Invisibili contro la privatizzazione dell'acqua (Foto di Mondo senza guerre e senza violenza)

Le imminenti elezioni politiche in Grecia potrebbero segnare una svolta non solo per il paese, ma anche per tutta l’Europa. Ne parliamo con Marianella Kloka, attivista greca dell’associazione internazionale Mondo senza guerre e senza violenza.

Cosa pensi delle prossime elezioni e della possibile vittoria di Syriza?

Prima di tutto bisogna dire che non esiste una specie di “stabilità politica” messa in discussione dal fatto che si vada di nuovo a elezioni. Dal 2009 si sono succeduti oltre sei governi (compresi dei rimpasti), quindi in un certo senso siamo abituati ai cambiamenti. Le politiche attuali non sono appoggiate dalla maggioranza dei greci, dunque le elezioni sono una cosa positiva. Personalmente vorrei che potessimo votare con un referendum su tutte le questioni importanti, come le nuove misure, la vendita delle proprietà greche, i provvedimenti per combattere la disoccupazione, le “riforme” della sanità e dell’istruzione, le nuove armi per “rendere sicure” le nostre frontiere, FRONTEX e le leggi sull’immigrazione, ecc. Sono convinta che in Europa esista la tecnologia per attuare la democrazia diretta. Naturalmente questo non piacerebbe all’attuale governo, che ha approvato 150 leggi senza neanche discuterle in Parlamento.

Al momento Syriza rappresenta una speranza per molta gente. Il suo messaggio si è un po’ ammorbidito negli ultimi anni; chiunque mantenga una certa distanza dai partiti politici può rendersene conto. Io comunque ritengo che non ci sia niente di peggio dell’attuale governo e dei partiti che lo sostengono, dunque nell’arena politica Syriza costituisce un’opzione, almeno fino a quando non dimostrerà il contrario governando. Devo ammettere che i suoi primi risultati, da quando, con le elezioni amministrative del maggio scorso, Syriza è andata al potere in Attica, fanno ben sperare.

Se Syriza vincerà le elezioni, che tipo di dialogo instaurerà con la Troika?

Questo lo sa solo Syriza. Io spero che stabilisca forti alleanze almeno nel sud dell’Europa e usi tutte le “armi” a sua disposizione.

Esistono altre alternative ignorate dai mass-media?

A mio parere nei decenni seguiti alla fine della dittatura dei colonnelli si è creata una grande distanza tra i governi e la gente. Ci hanno promesso un futuro migliore, lavoro, più soldi e stipendi più alti e in una certa misura questo è avvenuto; così stupidamente abbiamo lasciato campo libero ai partiti, senza coinvolgerci nelle questioni politiche e sociali e ci siamo dedicati a cercare condizioni migliori per la nostra vita personale. Oggi c’è un grande movimento sociale di base che ha cominciato a creare alternative fondate sulla solidarietà e la nonviolenza attiva. Abbiamo visto le prime azioni con pratiche di democrazia diretta, boicottaggi, scambio di prodotti e servizi, mezzi di informazione alternativi e iniziative di disobbedienza civile. Sono esempi ancora su piccola scala, ma non esistono solo in Grecia e di sicuro vengono totalmente ignorati dai mass-media. Credo che una delle più grandi sfide che Syriza si trova davanti sia in quale misura ascoltare e lasciarsi guidare da questi movimenti sociali.

E’ probabile una crescita del movimento nazista?

I dirigenti di Alba Dorata si trovano attualmente in prigione e questo gli crea delle difficoltà. Mondo senza guerre e senza violenza fa parte di una rete di oltre 50 organizzazioni che cerca di censire su base annuale le aggressioni agli immigrati e ad altri gruppi vulnerabili. Sembra che nel corso del 2014 queste siano diminuite, anche se il rapporto finale uscirà tra un mese.

In momenti storici in cui la gente è disorientata e spogliata della dignità e dell’orgoglio, c’è una crescita dei movimenti oscuri. Nelle ultime elezioni comunque i nazisti hanno preso gli stessi voti di prima e in alcuni casi anche meno e questo dato è incoraggiante.

Com’è oggi la situazione sociale?

Il tasso ufficiale di disoccupazione è del 27%, il che significa che una persona su tre è senza lavoro. Tra i giovani si arriva al 60-65% e l’immigrazione cresce. Sempre più giovani abbandonano la Grecia per trasferirsi in altri paesi europei, ma anche in Canada, Stati Uniti e  Australia. Secondo una stima di alcuni mesi fa circa un terzo della popolazione non ha accesso alle cure sanitarie. La cosiddetta “riforma sanitaria” ha adottato misure per cui per molti esami e cure bisogna pagare un contributo che può arrivare al 25%. Varie associazioni di malati di tumore sono arrivate a chiedere donazioni per pagarsi le medicine e il Ministero della Sanità ha elogiato un’iniziativa nata dalla disperazione. Secondo dati statistici ufficiali  negli anni della crisi i tagli alla sanità hanno raggiunto il 25% , toccando soprattutto il settore pubblico. Il bilancio per la sanità del 2015, votato di recente dal Parlamento greco, prevede altri tagli, che ridurranno le spese nel settore al 6% del PIL. Questo non è certo un successo. La gente sopravvive grazie alla cosiddetta “rete familiare”, ma anche questo salvagente ha i suoi limiti. Stiamo assistendo al crollo dello stato sociale; ogni anno le conseguenze sono più devastanti.

­Cos’è successo nel campo dell’informazione, dopo nel 2013 il primo ministro Samaras ha chiuso all’improvviso la televisione e la radio pubbliche?

La televisione pubblica cercava di non seguire l’orientamento governativo, a volte con successo e altre no. La sua chiusura è stata uno shock per i greci, anche se bisogna ammettere che qualche riforma era necessaria. Comunque non era certo una priorità. Oggi è chiaro a tutti che si trattava di una mossa politica per poter manipolare la nuova tv pubblica (Nerit). I notiziari e i programmi non fanno che diffondere la paura. Il rifiuto di trasmettere il discorso del leader di Syriza Alexis Tsipras durante l’HELEXPO 2014 e l’intervista concessa dal primo ministro Antonis Samaras alla nuova televisione pubblica hanno dimostrato che in questo momento in Grecia non esistono mass-media pubblici.

Quale potrebbe essere una risposta alla crisi?

Crisi è una parola greca, ma non la sperimentiamo solo qui. In realtà è una cosa positiva, una specie di svolta; la gente perde fiducia nelle forme e nelle istituzioni esistenti e cerca risposte alternative, diventa più attiva e creativa. Per esempio, mentre in Grecia e in altri paesi europei la gente lavora di più con stipendi più bassi, le tasse aumentano e tutti vivono nella paura costante del licenziamento, il sindaco di Goteborg in Svezia ha avviato un esperimento nel Comune, facendo lavorare i dipendenti per sei ore senza riduzione di salario rispetto all’orario di otto ore. Vari paesi stanno realizzando esempi di economia mista e diverse persone si sbarazzano della televisione e cercano in Internet un’informazione alternativa.

Abbiamo bisogno di cambiare. Non dobbiamo aver paura del cambiamento. Le  banche, i mercati o le zone monetarie non devono controllare le nazioni e la gente. Il fallimento di questo sistema è dimostrato dai milioni di persone che restano escluse. Dobbiamo investire di più nell’autosufficienza, ma anche nel mutuo soccorso e nella solidarietà. Abbiamo bisogno di affrontare sfide globali come la povertà, il cambiamento climatico, le energie alternative, farla finita con le guerre e tutte le forme di violenza e lavorare perché tutti abbiano accesso all’istruzione e alla sanità. Per fare tutto questo abbiamo bisogno di cambiare sia in Oriente che in Occidente la concezione dell’essere umano e dare un maggiore valore a ciò che possiamo fare per migliorare le nostre condizioni. L’umanità è a un bivio: prima o poi dovremo prendere una direzione più decente, più vicina al nostro destino.

Traduzione dall’inglese di Anna Polo

Categorie: Europa, Interviste, Politica
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