RAPPORTO SULLE TORTURE CIA:
Nel bel mezzo della bufera diplomatica e mediatica che si sta scatenando contro gli Stati Uniti, l’ex Presidente Polacco Aleksander Kwasniewski ha ammesso che il governo della Polonia nel 2005 si accordò con quello americano per collaborare in materia di “intelligence”.

L’accordo permise ai servizi segreti americani di utilizzare le installazioni polacche di Kiejkut, vicino a Szczytno.

Precedentemente alle ammissioni dell’ex premier polacco, la corte Europea dei diritti dell’uomo aveva condannato la Polonia a indennizzare due sospettati di terrorismo reclusi in uno di questi centri di detenzione.

L’ex presidente polacco, nella giornata di ieri, ha affermato che in precedenza, non era mai venuto a conoscenza della pratica delle torture in questi centri di detenzione, aggiungendo inoltre di voler capire se queste pratiche d’interrogatorio furono realizzate per il piacere dei torturatori o per ottenere informazioni che realmente consentissero di salvare altre vite umane.

La questione è solo all’inizio, ci sono forti elementi che parrebbero indicare che ci siano nazioni europee profondamente coinvolte nel programma di “ interrogatori” della CIA, Paesi come la Romania, la Lituania e anche altri stati dell’Europa alleati degli Stati Uniti.

Di fatto, in questi anni contraddistinti dalla lotta al terrorismo, hanno strettamente cooperato con l’agenzia di spionaggio statunitense paesi come Gran Bretagna, Svezia, Germania, Austria, Spagna, Portogallo, Belgio, Danimarca, Finlandia, Islanda, Austria, Repubblica Ceca, Grecia, Cipro, Croazia, Bosnia-Erzegovina e Albania. Sicuramente, secondo il quotidiano “Guardian”, questi paesi hanno favorito voli di trasferimento segreti e non autorizzati verso gli Stati Uniti per il trasporto di prigionieri.

Discorso a parte per l’Italia, che ad oggi è l’unico paese ad avere condannato agenti dei servizi segreti americani per aver rapito degli stranieri, ci si riferisce al rapimento dell’imam egiziano Abu Omar, compiuto da 26 uomini della CIA nel febbraio 2003, azione poi giudicata reato nel 2012 davanti alla Corte di Cassazione italiana, la quale ha condannato in via definitiva 23 agenti americani della Cia.

Il coro di voci indignate dei vari governi contro le torture praticate in questi anni dagli Stati Uniti si va allargando, anche se è surreale e difficile da credere che i governi europei passati e anche quelli attualmente in carica, possano non esser venuti prima a conoscenza di queste “pratiche d’interrogatorio” portate avanti così a lungo nel tempo e in maniera seriale anche sui territori europei.

Tra le pratiche in uso riservate ai prigionieri, è bene ricordarlo, alimentazione forzata per via rettale, bagni con acqua gelata, pestaggi, detenzione per giorni in spazi angusti che impedivano ogni movimento, soffocamenti con lacci, pratica del soffocamento tramite waterboarding, deprivazione sensoriale, esposizione dei prigionieri nudi al freddo e alle intemperie per lunghi periodi, la lista sarebbe ancora lunga ma ci fermiamo qui per decenza.

La questione che più dovrebbe fare indignare è che queste pratiche non sono state perpetrate occasionalmente e isolatamente, bensì realizzate serialmente, accettate consapevolmente e per un lungo periodo di tempo.

Dovrebbe far riflettere inoltre che, queste forme di tortura, sia negli Stati Uniti che in Europa, sono state spesso giustificate da alcuni governi compiacenti, i quali grazie al pesante clima di “guerra al terrorismo” e tramite l’attuazione di leggi speciali, hanno operato verso la continua riduzione dei diritti civili, con la scusa di far fronte alla cosiddetta emergenza in atto.

E’ bene ricordare che, anche nel periodo precedente la seconda guerra mondiale, in molti paesi europei, furono promulgate leggi speciali e continue limitazioni dei diritti civili che interessarono mano a mano sempre più ampie frange della popolazione.

Soprattutto bisognerebbe fare molta attenzione e vigilare affinché i diritti civili restino sempre inalienabili e intoccabili, tenendo bene a mente che, una volta permessa e accettata un’eccezione per una determinata situazione o per un determinato gruppo di persone, domani questa eccezione potrebbe diventare la regola ed essere allargata anche ad altri contesti e per altre fette della popolazione.

Nel concetto di democrazia i diritti civili, in quanto universali e permanenti, non dovrebbero mai subire leggi speciali o misure eccezionali che in qualche modo limitino o sospendano la loro applicazione.