L’anti-sionismo ebraico: intervista a Yakov Rabkin

04.12.2014 - Milena Rampoldi

Quest'articolo è disponibile anche in: Tedesco

L’anti-sionismo ebraico: intervista a Yakov Rabkin

 

Vorrei presentare un’importante intervista da me condotta questa settimana con il Prof. Yakov Rabkin dell’università di Montreal. La tematica dell’intervista riguardava l’anti-sionismo ebraico.

Vorrei pregarvi di riflettere in particolare sull’etica ebraica secondo Hillel per comprendere l’opposizione tra l’ebraismo e il sionismo quale rivoluzione politica aggressiva e militarista.

 

 

1.- ProMosaik e.V. sostiene che vi è una contraddizione tra la religione ebraica e i valori etici dell’ebraismo da una parte e lo stato di Israele da una parte. Lei come vede questa questione e quali sono gli aspetti principali della contraddizione tra l’etica ebraica e lo stato di Israele attuale?

 

Nonostante i suoi numerosi nuovi alleati, il sionismo viene messo estremamente sotto pressione dall’interno, in quanto molti ebrei, sia in Israele che all’estero, iniziano a mettere in questione la saggezza di mantenere uno stato sionista che glorifica la discriminazione e sollecita alla violenza. E infatti l’intolleranza rivoluzionaria originaria dello sionismo non permette di alleviare questa pressione per mezzo di adattamenti strategici: essa mantiene infatti l’ortodossia sionista in un’epoca in cui la società israeliana, la personificazione del sionismo, ha da tempo abbandonato la sua natura rivoluzionaria per abbracciare il valori borghesi e quelli del consumismo. Un “nocciolo duro” di coloni devoti, nella maggior parte dei casi provenienti dalla cerchia dei religiosi nazionalisti, mantengono un po’ del loro zelo rivoluzionario e la cultura dell’auto-sacrificio, pur avendo assorbito numerosi valori borghesi che spesso rifiutano con forza.

Il sionismo era una rivoluzione, e come tutte le rivoluzioni, produce delle contro-rivoluzioni, e gli ebrei che si opposero al sionismo ne generarono tutta una serie: dal rabbino S.R. Hirsch in Germania fino al chassidismo in Europa Orientale, e dai dotti ebrei marocchini fino agli ebrei riformatori negli Stati Uniti. L’opposizione al sionismo e al trattamento dei Palestinesi da parte di Israele, contraddice i principi basilari della giustizia vigenti nell’ebraismo e anche quello della prudenza riguardanti le tematiche messianiche e salvifiche. Il principio classico di Hillel riassume l’atteggiamento che ispira l’opposizione al sionismo che ha espropriato, scacciato e discriminato i palestinesi: “Quello che non vorrei ti fosse fatto, non farlo al tuo prossimo. Ecco il contenuto complessivo della Tora <http://en.wikipedia.org/wiki/Torah>”.

Nonostante la formazione di uno stato sionista potente e prosperoso, l’opposizione al sionismo non è stata affatto messa a tacere. Questo aspetto lo metto in evidenza nella versione ebraica del mio libro, pubblicato in Israele nella primavera di quest’anno: Jewish Opposition to Zionism: a Continuous Struggle (traduzione italiana del titolo: Opposizione ebraica al sionismo: una lotta costante) (www.pardes.co.il/book.asp?pID=1192)

 

2.- Quali forze importanti critiche nei confronti di Israele Lei vede nei suoi connazionali ebrei che potrebbero sostenere il ritorno ai valori etici autentici dell’ebraismo oggi in Israele?

 

Sebbene molti israeliani politicamente siano slittati da sinistra verso destra, molto pochi ancora si oppongono al militarismo e all’ingiustizia. Alcuni giorni prima della pubblicazione del mio libro in Israele, più di un mezzo milione di ebrei ortodossi a Gerusalemme hanno protestato pubblicamente contro il servizio militare nel cosiddetto “esercito sionista”. Lo stato di Israele, fondato quale ribellione contro la tradizione ebraica, non è mai stato governato secondo l’etica ebraica, e sarebbe anche inverosimile aspettarsi che lo faccia entro breve tempo.

 

3.- Come ritiene che la diaspora ebraica possa aiutare a risolvere il conflitto tra Israeliani e Palestinesi?

 

L’impatto politico degli ebrei emigrati sulla politica israeliana può essere considerato minimo. È un grave errore, se non un delirio antisemita, considerare Israele quale rappresentante degli ebrei o del giudaismo. La miglior cosa che gli ebrei all’estero possono fare è di enfatizzare il fatto che Israele non agisce nel loro nome. Questo fatto è essenziale perché Israele deriva la propria legittimità proprio dalla pretesa di essere “lo stato ebraico”.

 

4.- Che cosa vorrebbe dire ai cittadini di Gaza dopo la guerra dei 50 giorni di quest’estate?

 

Ammiro la loro perseveranza e il loro coraggio eroico nei confronti dello schiacciante potere militare che agisce del tutto impunito. Vorrei anche fare le condoglianze a tutti coloro che hanno perso i propri parenti ed amici.

 

5.- Se dovesse descrivere l’ebraismo in poche parole, quali sono per Lei i principi fondamentali dell’ebraismo?

 

Per me i principi fondamentali dell’ebraismo sono espressi nella frase di Hillel menzionata sopra.

 

6.- Può dirci qualcosa sugli ebrei in Canada?

 

Si tratta della quarta comunità più grande del mondo, costituita in particolare da ebrei ashkenaziti. Montreal registra anche un’importante popolazione sefardita che per la maggior parte proviene dal Nordafrica. In media gli ebrei godono di un’educazione migliore e raggiungono delle entrate superiori a quelle degli altri canadesi. C’è una solida rete di istituzioni comunitarie che sostiene le classi piu svantaggiate di poveri ebrei e non.

Categorie: Internazionale, Interviste, Medio Oriente, Pace e Disarmo
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