Io sto con la sposa – Intervista a Gabriele Del Grande

16.10.2014 - Anna Polo

Io sto con la sposa – Intervista a Gabriele Del Grande
(Foto di )

Un regista, un giornalista e un poeta sirano-palestinese incontrano a Milano cinque palestinesi e siriani sbarcati a Lampedusa in fuga dalla guerra e decidono di aiutarli a raggiungere la Svezia per chiedere asilo politico. Per aggirare le dure leggi sull’immigrazione dei paesi europei, che puniscono non solo i “clandestini”, ma anche chi li aiuta, inscenano un finto matrimonio e attraversano Italia, Francia, Germania e Danimarca come un vero e proprio corteo nuziale: fiocchi bianchi legati alle macchine, sposa in abito lungo e strascico e invitati in giacca e cravatta beffano la polizia e i controlli e in quattro giorni, dal 14 al 18 novembre 2013, arrivano a Stoccolma.  Ad aiutarli lungo la strada una rete di gente ospitale, che ha deciso di rischiare anni di galera per garantire ad altri diritti che per gli europei sono scontati, come quello di spostarsi liberamente.

Il documentario-film alterna momenti leggeri e conviviali alle drammatiche testimonianze dei cinque protagonisti  sugli amici morti in mare, sulle vessazioni subite e le semplici speranze di chi fugge da guerra e oppressione in cerca di una vita migliore per sé e i figli. Si ride, si piange e si palpita con loro, soprattutto quando le frontiere si avvicinano e il pericolo di essere fermati e rimandati indietro cresce.

Un inno alla solidarietà e alla disubbidienza civile, una fiaba positiva, vera e coinvolgente che indigna per l’ipocrisia e la crudeltà dell’Europa, ma dà anche speranza sulla possibilità di una risposta diversa. Ne parliamo con Gabriele Del Grande, regista del film insieme a Khaled Soliman Al Nassiry e Antonio Augugliaro, che descrive il progetto e il suo significato con un entusiasmo contagioso.

Come è nata l’idea di questo film?

Per caso: nell’ottobre del 2013 ero tornato da poco dalla Siria, dove ero stato come giornalista e insieme a Khaled ho conosciuto alla Stazione Garibaldi di Milano un ragazzo siriano appena arrivato. Ci siamo rivisti anche con altri profughi, abbiamo coinvolto Antonio, l’unico che aveva già un’esperienza di regista e da lì è nata l’idea di aiutarli a raggiungere la Svezia inscenando un finto corteo nuziale. Sentivamo l’urgenza della loro situazione e infatti il progetto è partito in due settimane.

Come vi siete organizzati per realizzarlo e finanziarlo?

All’inizio noi tre abbiamo anticipato le spese di viaggio, 10.000 euro per pagare la benzina e le telecamere. Abbiamo trovato tra gli amici gli operatori e gli “invitati” al matrimonio, il tutto sull’onda di un’idea di solidarietà di cui ci eravamo innamorati.

Una volta tornati ci siamo dedicati per sei mesi al montaggio e alla ricerca di finanziamenti. Quando questa non ha dato alcun risultato, ci siamo lanciati in una nuova avventura: abbiamo aperto una pagina facebook raccontando il progetto del film e l’operazione politica di disubbidienza a una legge ingiusta che gli stava dietro e abbiamo raccolto 100.000 euro da 2.617 donatori dall’Italia, ma anche da altri 30 paesi! Tutta gente stanca di contare i morti nel Mediterraneo e di accettare leggi che rendono impossibile spostarsi anche a chi fugge dalla guerra. E’ stato il crowdfunding più grande della storia del cinema italiano e ci ha permesso di coprire quasi tutte le spese.

Durante il film si percepisce con forza l’importanza di un atto di ribellione e disubbidienza alle leggi ingiuste. E’ questo uno dei messaggi che volevate trasmettere? Ce ne sono altri?

Sì, senz’altro, questo è un punto fondamentale, ma volevamo soprattutto parlare di persone, di un gruppo che regala ad altri un sogno, di un NOI  mediterraneo in cui non ci sono distinzioni tra italiani e immigrati. Non volevamo fare un film di denuncia, ma raccontare un’avventura liberatoria e ribelle, una reazione al dolore dei morti in mare e dare un messaggio positivo e universale che potesse raggiungere un pubblico nuovo e ampio. Volevamo mostrare come può essere bello un mondo senza frontiere e mi sembra che quest’operazione stia funzionando.

Il film è stato presentato al Festival del Cinema di Venezia e ora viene proiettato in 41 sale in tutta l’Italia. Vi aspettavate un simile successo?

Eravamo ottimisti, anche perché a Venezia la stampa ha parlato molto del film, ma non ci aspettavamo un successo così clamoroso. Il motore vero comunque è la gente, il passaparola che riempie le sale e ha fatto sì che in pochi giorni 17.000 spettatori, tra cui moltissimi giovani, siano andati a vedere un film in arabo con i sottotitoli in italiano!

Il film viene proiettato anche in scuole e università. Come hanno reagito gli studenti?

Finora c’è stata una proiezione all’Università di Bergamo, i cui studenti avevano partecipato al crowdfunding con una donazione di 500 euro, seguita da due ore di domande e un’altra al liceo Guggehnheim di Venezia. La reazione alla storia di amicizia e speranza che raccontiamo è stata in entrambi i casi molto positiva. Stiamo preparando un kit didattico per diffondere il film nelle scuole e vorremmo partire a gennaio

C’è qualche momento del film che ti ha emozionato più degli altri?

Ce ne sono stati tanti, ma se proprio devo sceglierne uno direi il concerto improvvisato di Manar a Marsiglia. Eravamo arrivati di sera, stanchi e provati dalle vicende drammatiche che questo ragazzino di 13 anni aveva vissuto ed è stato bellissimo scorgere la gioia nei suoi occhi, sentire l’energia e l’entusiasmo con cui si lanciava nel suo primo concerto rap. Vederlo così felice è stato liberatorio per tutti.

Avete subito conseguenze per aver infranto le leggi sull’immigrazione?

Durante il viaggio i rischi erano grossi perché ci avrebbero colti in flagranza di reato. Ora rischiamo una denuncia o un’indagine di un magistrato che potrebbero portare a un processo. Per il momento non abbiamo ricevuto notizie al riguardo, ma ci sono già parecchi avvocati pronti a difenderci se si dovesse arrivare a un processo. E in quel caso lo faremo diventare un caso, perché sul banco degli imputati non ci saremmo solo noi tre, ma le migliaia di persone che hanno appoggiato il nostro progetto.

C’è stata qualche reazione delle forze politiche al film?

No, nessuna.

Avete altri progetti per il futuro?

Il nostro progetto ora è la massima diffusione del film. Siamo solo all’inizio e si tratta di un lavoro impegnativo.

Per seguire la straordinaria avventura del film in giro per le sale italiane: https://www.facebook.com/pages/IO-STO-CON-LA-SPOSA/614167855342727

Categorie: Cultura e Media, Europa, Interviste, Non discriminazione
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