Chi ha affondato l’”Anti-Titanic” a Lampedusa?

20.10.2013 - Redacción Madrid

Quest'articolo è disponibile anche in: Francese

Chi ha affondato l’”Anti-Titanic” a Lampedusa?

di Nazanín Armanian www.nazanin.es

 

Se non fosse stato per il fatto che il numero di rifugiati che sono morti nella costa italiana ha superato il limite della “normalità” di circa 60-70 persone, la tragedia dell’equipaggio del gommone sarebbe passata inosservata. Due anni fa, 61 profughi, tra cui alcuni bambini, a corto di cibo e carburante sono naufragati nello stesso posto, mentre la portaerei della NATO li guardava senza battere ciglio.

 Senza alcun nome e senza una storia d’amore da raccontare, nessuna canzone ricorderà per sempre il loro viaggio verso la morte, nessuno farà un film su questi coraggiosi uomini e donne disposti a rischiare la vita non solo per realizzare il loro sogno, ma per aiutare la loro famiglia e percorrere il passo verso la civilizzazione.

 

“Disumanizzare l’altro” è una strategia politica che legittima il trattamento che è stato dato, lo stesso che hanno ricevuto le decine di migliaia di persone uccise nei bombardamenti in Iraq, in Afghanistan o in Pakistan, in quanto non hanno identità, come ci viene insegnato da una TV che ci mostra delle foto di nozze e di una moglie incinta di quel soldato che è stato ucciso da un nativo “barbaro e spietato”.

 

Allo stesso modo, quei corpi in mare hanno provato, ancora una volta, la nostra capacità di non vergognarci di votare delle persone che approvano delle leggi contro natura, che puniscono chi aiuta il prossimo! Eppure molti pescatori italiani, seguendo il loro istinto, hanno salvato la vita di decine di quei disperati, sputando in faccia a quei diavoli travestiti che abbiamo messo  nelle loro poltrone nei palazzi del potere.

Vite non raccontate

 

Tra le storie di vita di migliaia di persone, campioni olimpici senza medaglie che saltano i recinti spinati più alti con le mani insanguinate, che si buttano nei mari in tempesta in fuga da guerre, carestie, persecuzioni politiche, etniche, religiose, di genere, vittime politiche dei loro governi o a causa delle potenze mondiali che saccheggiano le loro vaste risorse naturali, siamo in grado di sapere le storie seguenti:

 

– Fatima, donna somala di 26 anni, che viaggiava con suo figlio Ahmed di 5 anni.
Il suo paese, che si trova su un bacino di petrolio non sfruttato, è stata dichiarato dall’Occidente “stato fallito”, (espressione che sta a indicare che possiede le risorse naturali o che è presente nella rotta di transito, ed è idoneo a essere dominato)  muore dalla fame sopra a delle immense riserve di uranio, oro, petrolio, gas , bauxite e rame. Lo scandalo fatto sui “pirati” di poco conto nel 2009, sebbene riguardasse la militarizzazione del Corno d’Africa e del Golfo di Aden, uno dei corridoi più strategici del mondo che collega il Golfo Persico, il Mar Rosso e il Canale di Suez, e attraverso il quale passa il 30% del petrolio mondiale, ha anche rivelato che i pesci, i crostacei e i molluschi delle loro zone di pesca, quel poco che avevano per il loro sostentamento, finivano nelle tavole dei ristoranti spagnoli e francesi, i veri “banditi del mare” dai guanti e dalla carnagione bianchi, che scaricavano, per inciso, tonnellate di rifiuti tossici sulle loro coste.

 

– Ahmed, ragazzino di 10 anni dai grandi occhi, un’altra vittima, era rimasto orfano così come diversi milioni di giovani somali. Non voleva diventare uno di quei 500.000 bambini che vivevano nelle strade del paese, o essere costretto a lavorare ore e ore in cambio di un pasto, con percosse e abusi sessuali per dessert, o diventare un soldato o uno schiavo nel “mercato libero” del capitalismo globale che offre  un “bambino à-la-Carte” di ogni tipo per le aziende. Ahmed, che pensava che sarebbe fuggito da un simile destino, riposa ora in fondo al mare.

 

 

 

In Etiopia e Libia

 

– Abeba, una donna della terra del caffè, l’Etiopia, aveva ottenuto insieme ad altri attivisti che la Costituzione vietasse la pratica delle mutilazioni genitali femminili. Un bel risultato.

Per la combattente di battaglie impossibili era più difficile, tuttavia, sconfiggere un sistema politico e sociale capitalista che dava il suo assenso a una violenza patriarcale strutturata. La sua schiena, distrutta per il trasporto di carichi pesanti trasportati per ore di cammino, non reggeva più. Così, iniziò questa avventura portando con sé la nipote Hakima, di 7 anni, una dei quattro milioni di orfani etiopi. Il sogno di Abeba era salvarla dalla grave malnutrizione che uccide migliaia di bambini in questo paese, che un giorno del 1974 si dichiarò socialista dopo aver rovesciato il dittatore zombie Haile Selassie, sovrano di un popolo letteralmente moribondo, malato e senza istruzione. Il governo militare di Haile Mariam, con il sostegno dell’Unione Sovietica e di Cuba fece la riforma agraria, dichiarò l’istruzione e la salute universale e gratuita, e si adoperò  per la tutela dei diritti delle donne e delle minoranze etniche. Le loro risorse quali oro, gas naturale, tantalio e marmo sarebbero finalmente serviti per il salvataggio dei loro proprietari.

Gli errori del governo, le terribili siccità degli anni ’80 che hanno ucciso centinaia di migliaia di persone, insieme con le provocazioni degli Stati Uniti dall’Eritrea, che armava i ribelli (che destinavano gli aiuti internazionali diretti a combattere la fame per comprare armi) hanno rallentato questo progresso fino al suo arresto con il crollo dell’URSS. Una situazione simile a quella in Afghanistan, un paese dal quale sono fuggite circa 6 milioni di persone negli ultimi tre decenni.

 

Alla fine il mar “rosso” non è stato all’altezza del suo nome e Washington è riuscita a impadronirsi del paese e della sua posizione strategica. Oggi, pur essendo una economia in bancarotta, e con mezzo milione di bambini a rischio imminente di morte, il governo spende 100 milioni di dollari per l’acquisto di 200 carri armati in Ucraina.

 

– Ebrahim era un architetto libico che lasciando la moglie e due figli, seguì la rotta dei trasporti che portava via le risorse dalla loro terra e si diresse in Italia. Pensava di trasferirsi in Italia per chiedere in seguito il ricongiungimento familiare. La situazione dopo l’uccisione di Gheddafi era diventata caotica e a nulla valse la promessa della NATO sulla democratizzazione del paese. Si trattava delle stesse forze militari che scaricarono tonnellate di bombe sulla popolazione civile, seppellendo migliaia di vite e distruggendo gli edifici, per ricostruirli in seguito con i soldi del proprio danneggiato (Libia: un negoziato di guerra di successo). Ibrahim si sbagliava se pensava che i governi occidentali che beneficiavano di quell’infame assalto, in cambio, avrebbero accolto dei cittadini libici in Europa. C’erano 65.000 milioni di soldi libici nelle banche italiane! Nel frattempo, l’ufficio del procuratore di Parigi indagava sull’eventuale finanziamento della campagna elettorale di Sarkozy nel 2007 da parte di Gheddafi. Questi sporchi giochi raggiunsero livelli inaspettati: Sarkozy ha poi negoziato con il Consiglio nazionale di transizione dei ribelli il rovesciamento del Colonnello a patto che le società francesi ottenessero il 35% delle azioni nel settore del petrolio. Oggi, il malgoverno, una lotta cruenta tra gruppi armati per prendere il controllo di ciò che è la più grande riserva di petrolio in Africa (il doppio di quello degli Stati Uniti), e lo sciopero intermittente dei lavoratori del petrolio hanno messo in ginocchio l’economia. Il crollo dello stato libico e la bassa produttività della sua industria petrolifera sono parte dei motivi che trattengono gli europei dall’entrare in guerra con gli Stati Uniti contro la Siria.

 

 

 

Politica di impoverimento

 

Condannare i paesi ricchi al sottosviluppo è una strategia politica che viene eseguita con la complicità delle oligarchie locali e dei regimi neo-patrimonialisti legati alle aziende di tutti i tipi. È il risultato delle ricette cucinate da istituzioni finanziarie che obbligano gli Stati a effettuare adeguamenti strutturali e a privatizzare delle risorse naturali (come le foreste della Tanzania!), al fine di agevolare gli investimenti esteri. Una parte della liquidità delle Banche occidentali (Banca Internazionale del Credito e del Commercio, per esempio) proviene dal contrabbando di pietre preziose, dal traffico di droga e di armi provenienti da un’Africa dalla quale entra ed esce del denaro, ma nessuna parte di esso viene destinato allo sviluppo.

 

Nella nostra imbarcazione immaginaria erano presenti anche persone del Mali, un paese invaso dalla NATO, terra di petrolio, oro e uranio, dove l’aspettativa di vita è di soli 37 anni, o persone provenienti dalla Nigeria, il settimo produttore di petrolio su scala mondiale…

 

È la stessa storia degli iracheni: attaccati e massacrati dagli Stati Uniti e dai loro alleati, circa 5 milioni di abitanti dell’antica Babilonia si sono rifugiati nei paesi vicini, dove sono cominciate altre guerre (quella in Siria) e devono tornare a raccogliere i loro averi e riprendere la loro fuga senza meta.

 

Nel 2012 ci sono stati 230 milioni di migranti.

 

Nessuna sorveglianza aerea e marittima, e nemmeno affondare le barche in mare con un attacco armato, come proposto dal leader della Lega Nord Umberto Bossi, può smettere di spingere milioni di esseri umani ad abbandonare la loro terra.

 

Non è onesto il collegamento tra l’immigrazione e la criminalità: basti guardare i tribunali in Spagna! Né, allo stesso modo, è coerente il comportamento dei cittadini che vedono male i rifugiati e gli immigrati quando i loro stessi figli, con due lauree, vivono in un appartamento a Londra o a Berlino e puliscono i bagni per mantenersi. Eppure, in Spagna, a partire dal 2013 sono stati espulsi 6.056 immigrati e continuano a detenere lo sfortunato guidatore di una barca o di un camion, forse per distogliere l’attenzione dalle vere cause della tratta di esseri umani o forse perché nessuno possa mettere in discussione la brillante idea di pagare i governi, come avvenuto per gli immigrati senegalesi, per sostenere il rimpatrio dei rifugiati detenuti, calpestando le leggi internazionali. Nessuno ci dice che le autorità corrotte di questo stesso Paese concedono delle speciali licenze di pesca a delle società straniere, alzando l’importo delle autorizzazioni per i nativi, costringendoli ad attraversare il mare per raggiungere la Spagna.

 

Dall’Africa stanno prendendo l’oro, il coltan, il petrolio ed altre risorse, ed in cambio vengono inviati aerei carichi di armi e di molti missionari che invitano alla pazienza e a vivere il sogno di una vita migliore nell’”altro mondo”.

 tradotto dallo spagnolo da Giovanni Gai per Pressenza

Categorie: Diritti Umani, Europa, Internazionale, Opinioni, Questioni internazionali
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