La crisi economica non sia il pretesto per evitare di rispettare la legge sul commercio delle armi

30.05.2012 - Madrid - Amnesty International

Nel 2011, la Spagna ha continuato ad effettuare esportazioni di armi e materiale di difesa e sicurezza, cosa che le organizzazioni di “Armas bajo control” considerano inquietante. Nella loro recente relazione sulle esportazioni spagnole di armi nel primo semestre 2011, pubblicato a fine aprile, le ONG denunciano come si sia continuato ad effettuare esportazioni, preoccupanti dal punto di vista dei diritti umani, verso paesi come l’Arabia Saudita, il Bahrein e l’Egitto in piena Primavera Araba.

In una nuova relazione relativa al totale delle esportazioni effettuate nel 2011, le ONG avvertono del pericolo che la crisi economica possa servire da pretesto per evitare di rispettare la legge sul commercio delle armi, che all’articolo 18 stabilisce che non si possono autorizzare esportazioni di armi quando “queste potrebbero essere utilizzate in violazione del rispetto e della dignità inerente all’essere umano, a fine di repressione interna o in situazioni di violazioni di diritti umani”.

La relazione, elaborata da Amnesty International, Fundaciò per la Pau, Greenpeace e Intermon Oxfam con l’assistenza tecnica dell’Istituto di Studi su conflitti e azione umanitaria (IECAH), chiede inoltre che le statistiche siano rese pubbliche con maggior anticipo dal governo. La relazione governativa sulle esportazioni spagnole di armi è stata rimessa ai vari gruppi parlamentari solo una settimana prima che il segretario di stato per il Commercio si presentasse in Commissione Difesa per riferire sulle suddette esportazioni.

Le organizzazioni aderenti alla campagna “Armas bajo control” si mostrano preoccupate per la possibilità che, in un momento in cui la riduzione del bilancio del ministero della difesa si traduce in una minore capacità di assorbire buona parte della produzione del settore industriale dedicato alla difesa, “la spinta da parte del governo verso un incremento delle esportazioni in questo settore collochi gli interessi commerciali al di sopra dell’attenzione ai diritti umani”.

Per questo motivo, le organizzazioni, di fronte alle decisioni annunciate venerdì 25 maggio, dopo il consiglio dei ministri, di sostenere con danaro pubblico le esportazioni di armi spagnole attraverso crediti e azioni di promozioni, sollecitano il governo affinchè ogni operazione di questo tipo si adegui scrupolosamente alla normativa vigente, in modo che sia generalmente rafforzato il controllo su quelle operazioni che, per proprie caratteristiche e destinazione, potrebbero risultare preoccupanti per la tutela dei diritti umani, e che venga applicato pienamente lo spirito preventivo della legge.

La contro-relazione della società civile sulle esportazioni di armi nel 2011 segnala varie operazioni che sarebbero in contraddizione rispetto allo spirito della legge 53/2007 sul commercio delle armi. Queste operazioni potrebbero finire per permettere che determinati materiali di difesa siano usati per commettere o facilitare gravi violazioni dei diritti umani.

Le organizzazioni denunciano il fatto che, nonostante si siano prese alcune misure, si continui ad esportare verso paesi del Nordafrica e del Medio Oriente (Bahrein, Arabia Saudita, Egitto) materiale che potrebbe essere usato per commettere violazioni dei diritti umani.

L’Arabia Saudita è uno dei casi che risveglia maggior preoccupazione nelle organizzazioni, non solo per quanto riguarda le esportazioni dello scorso anno, ma anche per le operazioni, tuttora in corso, che potrebbero culminare con la vendita al regno saudita di 250 carri armati Leopard. Il governo dovrebbe dare informazioni pubbliche su questo argomento, e sospendere, in forma cautelativa, l’operazione. In ogni caso, la realizzazione effettiva dovrebbe essere condizionata all’istituzione di salvaguardie e di sistemi di rendiconto, per evitare che il materiale esportato possa essere utilizzato per commettere gravi violazioni di diritti umani e del Diritto Umanitario Internazionale da parte delle forze armate saudite.

Oltre ai paesi citati, nella lista delle operazioni che destano preoccupazione figurano tra l’altro quelle effettuate con Colombia, Messico, Stati Uniti, Ghana, Israele e Pakistan. La relazione evidenzia poi operazioni non di per sè stesse preoccupanti, ma sulle quali dovrebbe certamente essere prodotta maggior informazione. Queste operazioni avevano come destinatari gli Emirati Arabi, il Perù, il Venezuela, la Tunisia, la Turchia, l’Iran e la Cina.

TRASPARENZA E CONTROLLO

La relazione riconosce alcuni passi avanti fatti nella politica di trasferimenti seguita dal governo spagnolo, che riguardano le misure adottate a seguito della cosiddetta Primavera Araba verso i paesi del Nordafrica e del Medio Oriente. Tra queste, la revoca, a febbraio 2011, di vari permessi di esportazione e la revisione di tutti i permessi concessi dal 2006 verso Tunisia, Libia e Egitto. La moratoria sulle nuove autorizzazioni all’esportazione è stata sospesa l’11 maggio del 2011, anche se, stando al governo, da allora le nuove richieste per esportazioni verso questi paesi sono state sottoposte a un esame speciale, cosa che le organizzazioni si augurano venga mantenuta. Questi passi devono essere considerati molto positivi.

Tuttavia, benché ci siano stati miglioramenti, continuano ad esserci problemi nella trasparenza dei dati sul commercio estero delle armi. Le ONG della campagna “Armas bajo control” continuano nelle loro richieste:
Rinforzare il controllo sulle esportazioni considerate a rischio per i diritti umani.

Applicare l’aspetto preventivo della legge.

Migliorare i meccanismi per il monitoraggio del materiale nel paese di destinazione.

Miglioramenti concreti nella trasparenza delle informazioni sulle transazioni effettuate.

Fornire le informazioni al Congresso dei Deputati con sufficiente anticipo in modo da migliorare il controllo parlamentare.

**Un anno decisivo a livello internazionale**

Questo è un anno decisivo per arrivare ad una regolamentazione internazionale efficace del commercio delle armi, infatti l’ONU ha convocato per il mese di luglio a New York i paesi membri per la discussione di un Trattato Internazionale sul commercio delle armi (ATT).

Le organizzazioni ribadiscono che questo trattato deve includere solide garanzie che nessun governo possa autorizzare trasferimenti di armi che potrebbero essere destinate a commettere o a facilitare la violazione dei diritti umani. Ricordano al governo spagnolo l’impegno preso con Amnesty International, nel corso della recente visita del suo segretario generale Shalil Shetty, di appoggiare in seno all’ONU un trattato che includa queste garanzie. Questo impegno deve essere ancor maggiore dopo l’approvazione da parte del Congresso, la scorsa settimana, di una mozione che sollecita il governo a promuovere l’approvazione di un ATT forte.

INFORMAZIONI AGGIUNTIVE

Alcuni trasferimenti di armi realizzati nel 2011 verso paesi del Medio Oriente e del Nordafrica rivestono caratteristiche preoccupanti per le organizzazioni di “Armas bajo control”:

Arabia Saudita.
Vendite per un totale di 14 milioni di euro in parti di ricambio per aerei da trasporto militari e missili illuminanti, oltre a materiale in categoria 3 (munizioni, dispositivi e componenti) per le Forze Armate. Inoltre, sono state autorizzate altre vendite per un importo totale di 30,21 milioni, in categoria 10 (aerei) e 4 (bombe, siluri, razzi, missili).

Le forze armate del Bahrein sono state a loro volta destinatarie di esportazioni, per un valore di 6,35 milioni di euro, nella categoria munizioni, dispositivi e componenti.

Egitto.
Si sono realizzate vendite per 69,83 milioni di euro in aerei da trasporto militari, prodotti in categoria 1 (armi a canna liscia con calibro inferiore a 20 mm) e prodotti della categoria 6 (veicoli terrestri).

Anche se non sono operazioni ancora realizzate, per le quali è opinione delle organizzazioni che sarebbe necessario un maggior livello d’informazione, ci sono varie autorizzazioni di transazioni verso gli Emirati Arabi che raggiungono un importo di 66.148 euro per bombe aeree e fucili, oltre a 761,96 milioni, di cui la maggior parte per aerei e il resto nelle categorie 4 e 6. Gli Emirati Arabi sono di solito la base principale per numerosi transiti di armi destinate sia alla regione del Golfo sia ad altre.

ALTRI TRASFERIMENTI PREOCCUPANTI:

Colombia.
La Spagna ha effettuato esportazioni per un valore di 24,98 milioni di euro (un aereo da trasporto, parti di ricambio per aerei, occhiali per visione notturna, munizioni da artiglieria, una pistola).

Stati Uniti.
Le vendite hanno raggiunto la somma di 115,60 milioni di euro in categoria 8 (carburanti e prodotti collegati), in categoria 10 (aerei), in categoria 1 (armi a canna liscia con calibro inferiore a 20 mm), in categoria 3 (munizioni, dispositivi e componenti), 4 (bombe, siluri, razzi e missili), e 11 (equipaggiamento elettronico).

Il Messico ha ricevuto armameni inclusi nella categoria aeromobili per 109 milioni di euro. Le esportazioni in materiale di caccia e tiro sportivo ammontavano a 847.557 euro e i prodotti e le tecnologie per uso misto a 700.000 euro.

Ghana: nella categoria di caccia e tiro sportivo il Ghana ha ricevuto materiale spagnolo per un importo di 7,50 milioni di euro, diventando il primo cliente spagnolo nella categoria.

Israele. Le vendite spagnole di materiale da difesa ammontano a 472.545 euro, principalmente in categoria 3 e 11.

Il Pakistan ha importato materiale per la caccia e il tiro sportivo per un valore di 675.376 euro, e nel corso dell’anno, inoltre, anche materiale relativo agli aerei per un totale di 12,89 milioni.

Riassumendo: oltre 2.500 milioni di euro di vendite in armamenti, materiale da difesa e di uso misto.

Per valutare le esportazioni spagnole di materiale da difesa, di altro materiale (in uso alla polizia e anti-sommossa, armi da caccia e da tiro sportivo e relative munizioni), oltre a prodotti e tecnologie di uso misto, registrate nel periodo in esame, si prendono come elementi di riferimento i dati ufficiali pubblicati dal ministero dell’economia e della competitività (MEC), consegnati al Congresso dei Deputati a gennaio e a maggio del 2012.

Quindi la Spagna ha esportato, nel 2011, un totale di 2.578,2 milioni di euro in materiale da difesa, altro materiale (da caccia, da tiro sportivo, e anti-sommossa), oltre a prodotti e tecnologia di uso misto, il che vuol dire oltre il doppio (104,87%) delle vendite realizzate nel 2010. Di questi, 2.431,2 milioni riguardano materiale da difesa, 0,7 milioni materiale anti-sommossa, 46,9 milioni per armi da caccia e da tiro sportivo, il rimanente (99,4 milioni) per materiale a uso misto.

Nello stesso periodo, sono state autorizzate esportazioni in tutte le categorie per un valore di 3.172,7 milioni di euro (il 23,76% in più rispetto al 2010), operazioni che potrebbero già essersi concretizzate nel corso del 2012 o che stanno per esserlo.

Traduzione dallo spagnolo di Giuseppina Vecchia

Categorie: Comunicati Stampa, Europa, Politica
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