Martedì 9 luglio, emozionante prima italiana del documentario “L’inizio della fine delle armi nucleari” a Milano, nella sala Lazzati della Fondazione Ambrosianeum. Seduti intorno a un grande tavolo ovale attivisti e rappresentanti delle istituzioni, in un’ambientazione insolita che ha favorito un dibattito circolare e paritario.

Dopo la breve introduzione di Silvio Bruschi, responsabile per l’Italia della diffusione del documentario, Rafa de la Rubia, promotore della Prima Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza e ora anche della seconda, illustra le tematiche che si sono aggiunte a quella centrale del disarmo, come i diritti umani (con particolare attenzione al tema drammatico dei rifugiati), l’ambiente, la non discriminazione e la necessità di rifondare l’ONU. Questa volta la marcia toccherà anche l’Artico e l’Antartico e vedrà durante il suo percorso conferenze e iniziative capaci di coinvolgere le nuove generazioni e di mobilitare le coscienze.

Tiziana Volta, coordinatrice del Comitato promotore italiano della Marcia, descrive brevemente il percorso che toccherà l’Italia alla fine del febbraio 2020, dividendosi poi in vari tronconi secondo una direttiva nord-sud e est-ovest.  Tante le iniziative previste in varie città italiane, tra cui quella di “Mediterraneo mare di pace” con una conferenza sui rifugiati che probabilmente si terrà a Palermo.

Tony Robinson, storico redattore di Pressenza e produttore del film, sintetizza con un paragone efficace la situazione attuale riguardo alle armi nucleari:  siamo in balia di 9 paesi che bullizzano il resto del mondo terrorizzandolo con la minaccia atomica.  Ripercorrendo il lungo cammino che ha portato all’approvazione del Trattato per la Proibizione delle Armi Nucleari il 7 luglio 2017 il documentario mostra cosa di può fare per sconfiggere questi bulli che mettono a rischio la sopravvivenza stessa del pianeta e dell’umanità.

Dopo la proiezione,  segnata da momenti commoventi e ispiratori e seguita con attenzione e interesse, si sono succeduti diversi interventi, tutti legati dal focus definito all’inizio dell’incontro:  proposte e impegni per sensibilizzare l’opinione pubblica sul disarmo nucleare, un tema tabù, ignorato o manipolato dai media mainstream, eppure vitale per la sopravvivenza e l’evoluzione dell’umanità.

Giovanna Pagani della WILPF Italia, che ha partecipato a tutto il percorso sfociato nell’approvazione del TPAN, la descrive come la dimostrazione di ciò che la società civile può ottenere  con la pressione e un lavoro di coinvolgimento di diplomatici e istituzioni.  Un tema ripreso a livello più locale da Elio Pagani, con le migliaia di firme di cittadini che sottoscrivono il trattato portate al Ministero degli Esteri, dove ci si scontra con una politica estera italiana del tutto succube della Nato e del suo boicottaggio del TPAN.

Fondamentale diventa il coinvolgimento delle città e delle regioni, di sindaci e parlamentari, testimoniato dai rappresentanti istituzionali presenti (i consiglieri comunali di Milano Limonta, Bertolè e Barberis, il sindaco Fazio di Germignaga, in provincia di Varese e Antonio Trebeschi, sindaco di Collebeato, in provincia di Brescia). Non sono discorsi generici, ma impegni precisi a coinvolgere i propri territori nei temi della Marcia, mettendo a disposizione spazi e lavorando per coinvolgere le reti di città già attive su temi quali i diritti umani, la pace e l’ambiente.

Altri attivisti di Varese e Torino raccontano esperienze di coordinamento tra associazioni anche molto diverse tra loro per fare pressione sulle istituzioni perché approvino mozioni sul disarmo. Si insiste anche sull’importanza del lavoro nelle scuole (e in questo senso il documentario può essere un ottimo strumento di sensibilizzazione e informazione) e di mostre fotografiche come quella dei Disarmisti Esigenti e della WILPF presente all’incontro.

Un altro tema fondamentale, toccato spesso nel documentario e citato da Tony Robinson nel suo intervento finale, riguarda ciò che cittadini, Università e Comuni possono fare per ritirare investimenti da banche legate in qualsiasi modo all’industria bellica. Disinvestire, educare, informarsi e partecipare:  sono questi, in sintesi, i filoni di azione racchiusi in tutti gli interventi. Il documentario e la Seconda Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza, che partirà da Madrid il prossimo 2 ottobre, sono uno strumento e un ambito per fare tutto questo.

Per avere maggiori informazioni sul documentario e/o per organizzare proiezioni in Italia contattare Silvio Bruschi silvio1959@gmail.com

Foto di Matilde Mirabella