Sabato 18 aprile Milano, a una settimana esatta dal 25 aprile, piazza Duomo è per la destra. Quella della Lega, va specificato, insieme ai suoi ospiti europei. In contemporanea due cortei della sinistra si snodano per la città per rispondere. Pare che alla fine la partecipazione sarà più alta tra questi ultimi.
Questa volta decido di andare a capire chi c’è in piazza con la destra, voglio osservare e ascoltare.
L’arrivo verso il centro è piuttosto inquietante: la sempre trafficata via Larga è un deserto, sembra agosto, sembra Genova 2001. Le varie forze dell’ordine presidiano la zona. Entrare in piazza Duomo non è facile, solo un ingresso è aperto, ma da lì il passeggio è davvero quello di sempre. Turisti e militanti si mescolano.
Essendo tutti i giorni in piazza Duomo per il presidio silenzioso per la Palestina, già dalla sera prima avevamo visto un palco enorme, insieme a gazebo e strutture per fare ombra: la piazza è per una buona parte occupata. Quando arrivo verso le 15, le transenne fanno il resto: il sagrato è escluso, altre zone sono recintate.

Entro nella piazza, mezza vuota. La gente è sparsa, moltissime bandiere del Comune di Milano, forse le regalano. Gazebo dove qualcuno chiacchiera, in mezzo a scatoloni vuoti e aste di plastica. Un gran caldo, le persone sono mediamente distratte, non si sente un grande entusiasmo.

Una cosa è certa: mi aggiro senza nessun timore, osservo, faccio qualche foto. Un ragazzo con la bandiera di Venezia mi chiede di fargli una foto con dietro il Duomo e poi mi ringrazia moltissimo. Sotto il palco c’è un po’ di calca, i “giovani con Salvini” si sono arrampicati intorno alla statua in mezzo alla piazza. Dal palco si alternano politici europei: inutile elencarli, alcuni sono in carne ed ossa (e spariscono nel palco gigante), altri hanno mandato un breve video che viene proiettato. Quello di Abascal di Vox, Spagna, dura due minuti.
Ritaglio alcune frasi sparse per dare l’idea del clima: “Patrioti” è la parola più ripetuta, “noi” e “loro” (intesa come sinistra) è il leit motiv. Il terreno di scontro principale è la presenza di immigrati, soprattutto islamici: “Devono accettare le regole di qua o andarsene, nessuno li ha invitati” (ma qualcuno invita noi quando scorrazziamo da sempre per il mondo?) La “famiglia classica” è l’altro tormentone (siamo a difesa delle nostre donne), siamo la grande “civiltà” umana. Vengono nominate “Roma, Atene, Gerusalemme”, origini di tutto. Dal palco viene detto: “Ne abbiamo abbastanza di giovani che sventolano le bandiere palestinesi…” Penso a noi: almeno giovani non siamo… “Siamo una tempesta di libertà!” “Ricostituiremo l’Unione di Lepanto!” Vado poi a leggere: si riferisce alla formazione della Lega Santa, una coalizione militare cristiana promossa da Papa Pio V nel 1571 per contrastare l’espansione dell’Impero Ottomano nel Mar Mediterraneo. Mi domando: confidano nel Papa? Meno male che, almeno su quel versante, i tempi sono cambiati. Più di una volta dicono: “LORO hanno i mezzi di informazione!” Penso: “Ma davvero? Non me n’ero accorto…”.
La frase migliore arriva dal rappresentante francese del Rassemblement national, forse troppo giovane, ma grida: “Un’altra Europa è possibile!” Grandioso.
Ma la voce più forte e squillante di tutte è quella che arriva da dietro, da chi grida al microfono tra un intervento e l’altro: sembra quello che nelle partite di basket annuncia l’entrata di una squadra. In fondo è uno spettacolo.
L’ultimo intervento è quello che tutti aspettano, fino a quel momento tutti i leader lo hanno ringraziato e omaggiato: parla Salvini. Grande entusiasmo. Si sente un suono di sirene dal fondo della piazza e tutti si girano allarmati: sono i 10 trattori parcheggiati per benino, tutti uguali (di certo non è una presenza spontanea) che suonano i clacson. Fanno quasi tenerezza. La folla si stringe intorno al palco.
Io devo andare al presidio di lavoratori e lavoratrici della libreria Hoepli che sta per chiudere e lascio la piazza. Ci torno alle 18 per la nostra presenza quotidiana per la Palestina. Buona parte dei manifestanti è andata via, ma diversi sono ancora lì. Tiriamo fuori i nostri cartelli e le nostre bandiere, qualche timore lo abbiamo, ci ripetiamo in tutti i modi di non rispondere a eventuali provocazioni. Ci disponiamo con calma, senza alcun atteggiamento aggressivo. Molti ci avevano chiesto: “Come farete a essere in piazza quel giorno?” Invece ce la facciamo. Solo all’inizio si avvicinano alcuni leghisti con fare piuttosto minaccioso, ma noi spieghiamo con grande calma, loro si ritirano in buon ordine e tutto fila liscio. Siamo emozionati e soddisfatti: ce l’abbiamo fatta anche stavolta.

Penso a come sarà straboccante e piena di entusiasmo piazza Duomo sabato prossimo, 25 aprile e penso: “Alle elezioni non hanno vinto loro, abbiamo perso noi; è stata la nostra incapacità a permetterlo”.











