Secondo il Dipartimento di Stato USA Cuba sarebbe direttamente coinvolta nella guerra in Ucraina fornendo combattenti all’esercito russo,.
Con la precisione di un orologio svizzero ritorna, proprio adesso che le pressioni di Donald Trump e soci si fanno sempre più violente, l’accusa al governo cubano di sostenere militarmente la Russia inviando suoi cittadini a combattere nelle file dell’esercito di Mosca. Accusa che da tempo gira e periodicamente, nei momenti di maggiore pressione, ritorna sul piatto.
In un rapporto al Congresso il Dipartimento di Stato ha dichiarato che Cuba potrebbe aver inviato fino a 5.000 propri cittadini per partecipare al conflitto militare in Ucraina dalla parte della Russia e che fornisce attivamente a Mosca sostegno diplomatico e politico.
Il rapporto non fornisce prove dirette dell’invio ufficiale di cubani nelle Forze Armate della Federazione Russa, ma contiene indicazioni che il regime abbia tollerato, facilitato o selettivamente agevolato il flusso di reclute e non abbia protetto i propri cittadini.
Secondo dati statunitensi e fonti aperte, quindi del tutto inaffidabili, ma poco importa, basta che sia Washington ad affermarlo per renderli del tutto attendibili, i cubani sono diventati uno dei gruppi più numerosi di combattenti stranieri dalla parte della Russia nella zona del conflitto in Ucraina; le stime variano da 1.000 a 5.000 unità, mentre l’intelligence ucraina parla di diverse migliaia di cubani al fronte. Sullo sfondo dell’inasprimento della pressione di Washington su L’Avana (incluso un blocco di fatto delle forniture di petrolio), Cuba dichiara di aver avviato procedimenti contro i reclutatori, tuttavia gli Stati Uniti considerano il sistema giudiziario del Paese estremamente opaco.
La stessa notizia, priva di ogni conferma, è stata usata come pretesto dagli Stati Uniti per votare contro durante la consueta votazione alla sessione ordinaria dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, dove viene ogni anno presentata da Cuba una proposta di risoluzione per la cessazione del sessantennale blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti all’isola.
Ovviamente in una situazione dove gli Stati Uniti cercano ogni pretesto possibile per inasprire le sanzioni e magari far digerire all’opinione pubblica occidentale la necessità di un intervento armato a Cuba per riportare la democrazia, usare l’argomento Ucraina, dove ovviamente la retorica impone alla Russia di essere l’aggressore, fa facile breccia nelle menti dell’opinione pubblica poco informata che si alimenta della propaganda occidentale.
L’amministrazione di Donald Trump ha ritirato fuori questa storiella anche per screditare tutto il movimento di solidarietà con Cuba che negli ultime settimane ha cercato di alleviare la difficile situazione economica che l’isola sopporta proprio a causa del blocco imposto dalle varie amministrazioni statunitensi dal 1962. Se riescono a far percepire alla maggioranza dell’opinione pubblica che questo movimento internazionale sta aiutando un Paese attivamente coinvolto nella guerra dell’aggressore contro l’aggredito ucraino, il gioco è presto fatto.
Insomma, ogni scusa è buona per il pacificatore della domenica per attaccare Cuba, sperando che ciò serva a far crollare il legittimo governo, senza contare poi che le accuse, come sempre fanno dalla Casa Bianca, non hanno uno straccio di prova che le dimostri. Ma si sa, quando lo affermano loro non dobbiamo dubitare; oggi poi che Donald Trump è paragonato a Dio, quindi in possesso della verità assoluta e indiscutibile, dobbiamo fidarci.











