Nel 1994 il 7 aprile iniziava il massacro e in meno di tre mesi vennero uccise più di un milione di persone, per la maggior parte Tutsi, ma anche Hutu e di altre etnie.
Prima per molti anni i conflitti erano stati fomentati e le tensioni erano state esarcebate conducendo una campagna propagandistica di incitamento all’odio con metodiche manipolazione delle notizie e mistificazione delle informazioni.
L’anno scorso in occasione della giornata commemorativa una sopravvissuta al genocidio, Germaine Tuyisenge Müller, ha rammentato che le atrocità di cui lei è stata vittima ed è testimone furono atti di violenza disumana e parole letali: i discorsi trasmessi alla radio, i pettegolezzi della gente, i programmi televisivi per i bambini, le derisioni e gli insulti dei ragazzi nei cortili delle scuole,…
Da bambina non mi rendevo conto di quanto pericolose fossero queste parole. Non sapevo che implicassero violenza.
I cartoni animati ritraevano i Tutsi in modo dispregiativo e solo in seguito ho capito che ci stavano insegnando che queste persone non erano umane.
Ripensandoci, mi sono resa conto che l’odio era ovunque. Ma non urlava. Sussurrava.
Quello che percepisco oggi – la disumanizzazione, la caccia ai capri espiatori, l’etichettatura degli altri come minacce – segue lo stesso schema. Solo che ora si diffonde più rapidamente. Internet ha amplificato l’incitamento all’odio su scala globale. Un post carico di odio in un Paese può essere condiviso in tutto il mondo in pochi secondi: qualcuno lo pubblica e chiunque nel mondo lo vedrà istantaneamente, nello stesso momento.
Le persone non sono interessate a informarsi. Ascoltano e ripetono soltanto ciò che conferma le loro paure e fobie. Cercate di dialogare con chi ha un punto di vista diverso dal vostro… intavolate una conversazione con loro e… sforzatevi di comprenderli e di mostrargli i loro errori.
Se restiamo in silenzio, loro diventeranno la voce più forte.
Intervenite, agite senza esitare: non aspettate che la tragedia si compia.
Per la ricorrenza di quest’anno, il segretario generale dell’ONU, António Guterres, ha dichiarato:
Il Ruanda ha vissuto uno dei capitoli più bui della storia umana. In soli 100 giorni, più di un milione di persone furono assassinate, principalmente Tutsi, ma anche Hutu e altri che si opponevano al genocidio. Intere famiglie furono brutalmente sterminate.
Nella Giornata internazionale di riflessione sul genocidio dei Tutsi del 1994 in Ruanda, piangiamo le vittime e onoriamo la loro dignità violata. Rendiamo omaggio ai sopravvissuti, la cui resilienza dimostra la forza dello spirito umano. E ricordiamo, con umiltà e vergogna, l’incapacità della comunità internazionale di dare ascolto agli avvertimenti e di intraprendere azioni immediate per salvare vite umane.
Non basta ricordare i morti. Dobbiamo imparare dagli errori del passato e proteggere i vivi, respingendo l’odio, la retorica incendiaria e l’incitamento alla violenza; investendo nel tessuto sociale per rafforzare la resilienza delle comunità; e consolidando le istituzioni che contribuiscono a prevenire le atrocità di massa. Invito tutti i paesi ad aderire senza indugio alla Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio (1948) e ad attuarla pienamente.
Le Nazioni Unite sono al fianco del popolo ruandese. E siamo al fianco di tutti coloro che, ovunque si trovino, si rifiutano di cedere il nostro futuro alla paura, alla divisione o al silenzio.
Che questa giornata ribadisca il nostro impegno a ricordare, ad ascoltare e ad agire.
Svolte con l’accensione di una candela in memoria delle vittime del genocidio e l’ascolto della testimonianza di un sopravvissuto le cerimonie commemorative per il 32° anniversario del genocidio dei Tutsi si tengono oggi, martedì 7 aprile, al Dipartimento per le Comunicazioni Globali e dalla Missione Permanente del Ruanda presso la sede delle Nazioni Unite a New York, dalle 10 alle 11:30 ora locale e al Palazzo dell’ONU a Ginevra alle 16 CET.
Nella mattina in collaborazione con l’Alto Commissariato del Ruanda in Kenya si è tenuta la cerimonia nella sede dell’Ufficio delle Nazioni Unite a Nairobi.
Inoltre giovedì 9 aprile alle 17 una cerimonia verrà svolta, in collaborazione con la Missione permanente del Ruanda, presso l’Ufficio delle Nazioni Unite a Vienna.
Il programma delle iniziative culmina martedì 14 aprile, quando alla sede dell’UNESCO a Parigi dalle 13:30 alle 14:30 si svolgerà l’incontro sul tema “Ricordando il genocidio del 1994 contro i Tutsi: istruzione, memoria e dialogo” a cui insieme al vicedirettore generale dell’UNESCO per l’istruzione parteciperanno François Nkulikiyimfura, Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario in Francia, Delegato Permanente presso l’UNESCO, Marcel Kabanda, storico e presidente di IBUKA Francia, Karel Fracapane, specialista di programma e capogruppo per la memoria e la non discriminazione della Sezione per la cittadinanza globale e l’educazione alla pace di UNESCO e interverranno Freddy Mutanguha, amministratore delegato del Memoriale del genocidio di Kigali, Enathe Hasabwamariya, referente del Centro del Patrimonio Mondiale del Settore Cultura dell’UNESCO, Frank Kayitare, rappresentante nazionale di Interpeace in Ruanda ed Helene Dumas, ricercatrice presso il CNRS.
Emblema della Giornata internazionale di riflessione sul genocidio contro i Tutsi in Ruanda è la Fiamma della Speranza di Kwibuka, che simboleggia la resilienza e il coraggio dei ruandesi dopo il genocidio che venne compiuto con efferata sistematicità, raffigurata nella statua che la Repubblica del Ruanda ha donato alle Nazioni Unite e la cui esposizione permanente nel giardino del quartier generale dell’ONU a New York è stata inaugurata in una data emblematica, l’11 settembre 2024.

Kwibuka Flame of Hope, quartier generale dell’ONU – New York (© UN Photo / Manuel Elías)











