Il Biellese è il territorio di sperimentazione della nuova destra: lo abbiamo già scritto. È il luogo da cui proviene il Sottosegretario alla Giustizia e, non a caso, nel primo comunicato delle opposizioni locali dopo il risultato nazionale, ne sono state richieste giustamente le dimissioni.
In generale, i risultati del referendum sulla giustizia nel Biellese non sono esaltanti per chi sperava in un segnale di rottura. A Biella città, il Sì ha prevalso di misura con il 51,4%, riflettendo una spaccatura quasi perfetta nel capoluogo. Tuttavia, è il dato aggregato dei 74 comuni della provincia a delineare una tendenza più netta: qui il Sì si è imposto con una media del 54,8%, superando la performance nazionale. È facile capirne il perché: i numeri seguono la curva demografica. Il Biellese è un’area dove l’inverno demografico è più avanzato che nel resto d’Italia e gli over 55 hanno scelto, in maggioranza, di assecondare la riforma costituzionale proposta dal Governo Meloni.
Ci sono però dei dati difformi su cui è fondamentale ragionare. L’eccezione la troviamo, ad esempio, nei comuni dell’Alta Serra. Qui, sopra i 600 metri, il No ha vinto a dispetto dell’età media avanzata degli abitanti. A Magnano, Sala Biellese e Torrazzo si è votato come i ventenni delle grandi metropoli: un No convinto, che in alcuni seggi ha superato il 60%.
Non è stato un voto di conservazione, ma di protezione.
L’incrocio con i dati delle Regionali 2024 è impietoso per i partiti di governo. Due anni fa, questi stessi paesi avevano concesso ampia fiducia alla coalizione di centro-destra (con punte del 58%). Oggi, di fronte a un quesito che toccava i nervi scoperti della democrazia, quegli stessi elettori hanno scelto la libertà di giudizio sopra la fedeltà di bandiera.
Mentre i centri urbani si svuotano di partecipazione, i nostri paesi di montagna diventano “presidi di consapevolezza”. Forse perché quassù si ha ancora il tempo di leggere, di discutere al circolo, di ascoltare il silenzio necessario per pesare una scelta.
I giovani a livello nazionale e i nostri “vecchi” di montagna si sono stretti la mano idealmente in questo referendum. Hanno scelto di non svendere i principi per una promessa di rapidità che sa di inganno. Dalle Terre Alte biellesi arriva un monito: la democrazia non è una pratica da sbrigare, ma un sentiero da manutenere con cura, passo dopo passo, senza scorciatoie pericolose.











