Nel 2023, la mobilità sanitaria interregionale ha raggiunto la cifra record di € 5,15 miliardi, il livello più alto di sempre, in aumento del 2,3% rispetto al 2022 (€ 5,04 miliardi): sono i dati dell’analisi della Fondazione GIMBE, che confermano il progressivo ampliamento dello squilibrio tra Nord e Sud, con un enorme flusso di risorse economiche in uscita dal Mezzogiorno verso il Nord. In particolare, verso Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, che si confermano le Regioni più attrattive.

Per il presidente della Fondazione GIMBE: “questi numeri indicano che la mobilità sanitaria è sempre meno una scelta e sempre più una necessità. Quando miliardi di euro e centinaia di migliaia di pazienti convergono verso poche Regioni, significa che l’offerta dei servizi non è omogenea e che il diritto alla tutela della salute non è garantito in maniera equa su tutto il territorio nazionale e richiede spostamenti che hanno anche un rilevante impatto economico sui bilanci delle famiglie”.

Come si diceva, in Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto si concentra il 95,1% del saldo attivo della mobilità sanitaria, ovvero la differenza tra risorse ricevute per curare pazienti di altre Regioni e quelle versate per i propri residenti curati altrove.

Sul versante opposto, a pagare il prezzo più alto sono Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Lazio e Sardegna, che insieme assorbono il 78,2% del saldo passivo.

Non siamo più di fronte a semplici differenze regionali ma a un divario strutturale che nel tempo si è consolidato. “In questo scenario – ammonisce il presidente di GIMBE –  l’autonomia differenziata, con il via libera alle pre-intese per Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto, amplierà inevitabilmente le disuguaglianze”.

Ma la mobilità sanitaria avvantaggia soprattutto il privato convenzionato: oltre 1 euro su 2 speso per ricoveri e prestazioni specialistiche erogate fuori Regione viene incassato dalla sanità privata convenzionata: € 1.966 milioni (54,5%), contro i € 1.643 milioni (45,5%) destinati alle strutture pubbliche.

Anche se la quota di mobilità che confluisce verso il privato convenzionato non è omogenea in tutte le Regioni, perché dipende dall’offerta e dalle capacità attrattive di strutture private d’eccellenza. Infatti, le strutture private assorbono oltre il 60% della mobilità attiva in Molise (90,2%), Lombardia (71,1%), Puglia (68,9%) e Lazio (63,8%). In altre Regioni la capacità attrattiva del privato resta invece inferiore al 20%: Valle D’Aosta (15,7%), Umbria (15,1%), Liguria (11,4%), Provincia autonoma di Bolzano (9,1%) e Basilicata (7,2%).

Per quanto riguarda i ricoveri ospedalieri e la specialistica ambulatoriale, secondo i dati Agenas, l’80,4% della mobilità per ricoveri è classificato come effettiva (€ 2.311 milioni), ovvero dipende dalla scelta del paziente. Il 16,7% (€ 480 milioni) è invece legato a prestazioni urgenti (mobilità casuale) e il 3% (€ 85 milioni) riguarda casi in cui il domicilio del paziente non coincide con la Regione di residenza (mobilità apparente).

Della mobilità effettiva, solo il 6,5% riguarda ricoveri ordinari a rischio di inappropriatezza. Della specialistica ambulatoriale erogata in mobilità, quasi il 93% si concentra in tre categorie: prestazioni terapeutiche (33,1%), diagnostica strumentale (31,5%) e prestazioni di laboratorio (28%).

E la mobilità sanitaria coinvolge pesantemente familiari e caregiver, con costi alquanto elevati. Le evidenze disponibili sono parziali, frammentate e non comparabili: non consentono pertanto una stima accurata dei costi diretti sostenuti dai pazienti per viaggio e alloggio e di quelli indiretti legati al tempo dei caregiver.

Una survey condotta su circa 4.000 cittadini italiani – si legge nel Report di GIMBE – evidenzia che nel 43% dei casi chi si sposta fuori Regione sostiene spese comprese tra € 200 e € 1.000 e nel 21% dei casi il costo varia fra € 1.000 e € 5.000. Un’altra indagine, condotta su 1.289 pazienti oncologici diagnosticati tra dicembre 2017 e giugno 2018 documenta che il 45,1% sostiene spese per i trasporti (in media € 359/anno) e il 26,7% per l’alloggio lontano dal luogo di residenza (in media € 227/anno). Tuttavia, i dati sui trasporti non isolano la quota attribuibile alla mobilità interregionale, includendo anche gli spostamenti intraregionali o urbani. In sintesi, le survey documentano nel campione esaminato i costi diretti sostenuti per gli spostamenti, ma non consentono di stimare l’impatto economico complessivo a livello nazionale.”